L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 4 aprile 2020

Il governo Conte e i suoi ministri servi di Euroimbecilandia, una unica richiesta che la Bce faccia la banca centrale e diventi prestatore di ultima istanza

Ecco il pacco anti Covid-19 preparato da Merkel e Macron

4 aprile 2020


Le indiscrezioni dell’agenzia di stampa tedesca Dpa sull’accordo Merkel-Macron in vista dell’Eurogruppo del 7 aprile, la nota del ministro Gualtieri e il commento di Capezzone su La Verità

Pacchetto o pacco?

Il pacchetto economico anti Covid-19 approntato da Francia e Germania in vista dell’Eurogruppo di martedì 7 aprile è insufficiente per l’Italia, che continua a chiedere l’emissione di titoli di debito comuni per far fronte all’emergenza, i cosiddetti “coronabond”.

Secondo l’agenzia stampa tedesca Dpa, le proposte franco-tedesche prevedono la possibilità per gli Stati di ricorrere a una linea di credito del Mes fino al 2% del proprio Pil, l’intervento della Bei per garantire fino all’80% dei prestiti a breve termine delle banche e il ricorso al bilancio Ue con risorse da destinare a misure contro la disoccupazione. Per Roma non basta. “Bene SURE e garanzie Bei – ha dichiarato il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri – ma la risposta dell’Ue deve comprendere bond comuni”.

La notizia dell’accordo tra Berlino e Parigi sembra confermare quanto appreso nel pomeriggio a Bruxelles al termine delle discussioni tra gli sherpa dei ministri delle Finanze all’Euro Working Group su un accordo politico alll’Eurogruppo di martedì prossimo sul pacchetto di tre misure per reagire alla crisi economica provocata dal Coronavirus. Per il momento sembra esclusa, invece, la possibilità di un compromesso sui Coronabond o il Fondo di debito comune proposto dalla Francia.

Il lavoro tecnico all’Euro Woking Group sulla linea di credito a condizioni rafforzate (Eccl) del Mes avrebbe quindi fatto passi avanti sostanziali. Nessuno Stato membro si è opposto alle Eccl, tuttavia resta ancora del lavoro da fare sulle modalità di attivazione del meccanismo. Una nuova riunione in teleconferenza degli sherpa dei ministri delle Finanze è programmata lunedì, alla vigilia dell’Eurogruppo.

Ci sarebbe ampio sostegno su una condizionalità “light”: per accedere alla linea di credito gli Stati membri dovrebbero firmare un memorandum di intesa impegnandosi a destinare le risorse all’emergenza sanitaria e economica e a rispettare il Patto di Stabilita’ e Crescita. Poiché le regole del Patto di Stabilità sono sospese, per il momento non ci sarebbero condizioni in termini di deficit e debito.

Una volta superata la fase più acuta della crisi economica, quando le regole del Patto torneranno pienamente in vigore, gli Stati membri dovrebbero rispettare gli obiettivi di bilancio per rientrare sotto i limiti di deficit e debito. Anche il meccanismo di monitoraggio sarebbe “light”, limitandosi al coinvolgimento della Commissione e del Mes senza ricorrere alla formula della Troika. L’ammontare delle risorse da destinare alle linee di credito dovrebbe aggirarsi attorno ai 230-240 miliardi (circa il 2% del Pil).

L’Eurogruppo del 7 aprile potrebbe discutere anche di un nuovo strumento interno al Mes, da affiancare alla linea di credito, anche se finora non c’è stato un negoziato all’Euro Working Group: introdurre uno strumento di liquidità rapida (Rapid Liquidity Instrument) da 80 miliardi per sostenere i costi sanitari e economici della risposta all’emergenza Coronavirus.

Le altre due misure su cui sta emergendo un consenso in vista dell’Eurogruppo di martedì sono un potenziamento del ruolo della Banca Europea per gli Investimenti, che dovrebbe destinare 200 miliardi alla liquidità per le imprese, e lo strumento “SURE” proposto dalla Commissione, che dovrebbe raccogliere 100 miliardi sui mercati per aiutare gli Stati membri a finanziare cassa integrazione e sussidi di disoccupazione.

Nessun passo avanti, invece, è stato fatto sui Coronabond e la mutualizzazione del debito. “È’ una linea rossa per Olanda e Germania”, spiega una fonte. La proposta della Francia di un Fondo ad hoc temporaneo che emetta titoli comuni potrebbe finire direttamente sul tavolo dei capi di Stato e di governo.

Spiega il ministro dell’Economia, Gualtieri, in una nota: “La sfida economica posta dal coronavirus è senza precedenti e richiede un vero salto di qualità nella risposta dell’Europa. Per questo l’Italia sta conducendo dure battaglie su tutti i tavoli negoziali. Solo poche settimane fa c’era solo il Mes con condizionalità. Abbiamo ottenuto che sul tavolo negoziale venissero proposti strumenti nuovi e adeguati alla sfida che abbiamo di fronte. L’insieme di proposte che l’Eurogruppo presenterà al Consiglio Europeo comprende ora lo schema SURE di assicurazione contro la disoccupazione – da anni richiesto dal nostro Paese – un significativo potenziamento del capitale della Bei per costituire un fondo per le garanzie ai prestiti delle imprese e un fondo per la ricostruzione da finanziare con bond comuni europei”.

E tuttavia, prosegue Gualtieri, “l’Italia ha ribadito, trovando l’accordo di altri Paesi tra cui la Francia, che non possiamo rispondere a uno shock comune e simmetrico con politiche fiscali asimmetriche che amplierebbero i divari tra Paesi. Pertanto la risposta comune europea sarà adeguata solo se comprenderà l’emissione comune di bond europei per finanziare i piani nazionali di risposta all’emergenza coronavirus”.

Quanto al Mes, prosegue il ministro, “per l’Italia è uno strumento inadatto a gestire questa crisi nella forma attuale. Come ha detto il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, solo un MES senza condizionalità che conservi del vecchio meccanismo solo il nome, diventando di fatto un fondo per la lotta alla pandemia, potrebbe essere adeguato a concorrere, insieme agli altri strumenti, a una risposta europea all’altezza della sfida che deve essere imperniata su soluzioni nuove”.

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ESTRATTO DEL COMMENTO DI DANIELE CAPEZZONE SUL QUOTIDIANO LA VERITA’

E’ in corso di confezionamento il “pacco” (più che il pacchetto) franco-tedesco, con Emmanuel Macron protagonista di una prevedibilissima mossa del cavallo: solo in prima battuta è stato alleato dell’Italia, ma poi si impegnato a intestarsi la cosiddetta mediazione alla pari con Berlino. Esito a questo punto probabile: passa il “pacco”; un lavoro di cosmesi attenuerà – inizialmente – le condizionalità, che però potranno inevitabilmente spuntare in una fase successiva; e intanto, nella commedia comune, si consentirà anche ai commissariati (o ai commissariandi) italiani di simulare esultanza, come certamente si prepara a fare Giuseppe Conte. Nel frattempo, ci prendiamo l’ennesima umiliazione dal tutor e supervisor di Paolo Gentiloni, il solito cerbero lettone Valdis Dombrovskis, che alterna verso l’Italia carota (piccola) e bastone (nodoso).

Ma procediamo con ordine. L’agenzia tedesca Dpa, ieri pomeriggio, ha anticipato i termini dell’accordo verso cui potrebbe andare l’Eurogruppo di martedì 7, sulla base di un “approccio proposto da Germania e Francia” – scrive Dpa – e basato “su tre pilastri”.

Primo punto: un fondo di garanzia istituito da Bei e indirizzato ad “aiutare le pmi in crisi di liquidità con prestiti fino a 50 miliardi”. L’esiguità della somma, considerando i 27 paesi e il numero di imprese potenzialmente coinvolte, è evidente. La beffa è completata dal fatto che “agli stati membri potrebbe essere chiesto di finanziare il fondo per la parte eccedente il budget Ue”.

Secondo punto: il famoso Sure, definito da Dpa “uno strumento proposto dalla Commissione, del valore di 100 miliardi”, per la cassa integrazione. Anche qui si tratta di un fondo, gli Stati dovrebbero garantire per 25 miliardi, e l’esito sarebbe comunque un prestito.

E al terzo punto ricompare il Mes, superficialmente oggetto di maquillage: Dpa si limita a dire “che dovrebbe estendere una linea di credito per un valore fino al 2 per cento del Pil degli stati che vi fanno ricorso”. Morale: l’Italia rischierebbe di farsi ingabbiare per una somma contenuta, i 36-38 miliardi previsti, non un euro di più.

Naturalmente, se questo fosse l’esito, lo spin di Palazzo Chigi e della stampa compiacente tenterà di attenuare il fattore della condizionalità, in particolare adducendo il fatto che al pacchetto aderiranno tutti. Peccato che però, in base ai trattati, chi è in condizioni più fragili di finanza pubblica possa subire un rafforzamento dei controlli e un appesantimento delle condizionalità, anche in seconda battuta.

Intanto, come il postino (e il destino) del romanzo di James M. Cain, anche Dombrovskis bussa sempre due volte. Ieri mattina, su Repubblica, ha evocato, a proposito del Mes, “una qualche forma di condizionalità”, definendola “legalmente necessaria”; ieri pomeriggio ha rincarato la dose in una live chat, dapprima ribadendo che il Mes va usato (“a condizioni favorevoli”), e poi aggiungendo che, dopo l’emergenza, i governi devono prepararsi a far rientrare il deficit, di fatto facendo intendere che il Patto di stabilità, per ora sospeso, tornerà in vigore.

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