L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 22 aprile 2020

Immigrazione di Rimpiazzo - Il governo complice consapevole della tratta degli schiavi

I migranti partono dalla Libia con in tasca il numero degli avvocati italiani da contattare

Emblematico un episodio venuto a galla a cavallo del giorno di Pasqua: un avvocato ha depositato un ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo mentre i richiedenti erano ancora a bordo di un gommone in avaria

Mauro Indelicato - Mar, 21/04/2020 - 13:21

Già prima di toccare terra e quando il loro barcone ancora era in balia del Mediterraneo, due migranti sono riusciti a contattare un legale per far partire un ricorso presso la Corte europea dei diritti umani.


E quando ancora la loro situazione legata al salvataggio non era risolta, negli uffici della Corte i fascicoli riguardanti il caso erano già stati depositati.

Un episodio che ha dimostrato come, già prima della partenza dei barconi dalla Libia, alcuni migranti abbiano in tasca i numeri dei legati di riferimento. A rendere nota questa situazione è stato un articolo su LaVerità, in cui è stato citato il caso di due giovani a bordo di una piccola imbarcazione rimasta, nei giorni a cavallo della Pasqua, in avaria nel Mediterraneo centrale.

In particolare, i documenti depositati a Strasburgo contengono i nomi di coloro che hanno effettuato il ricorso: si tratta di A. W. M., 28 anni di nazionalità sudanese, e N. D., 21 anni di nazionalità ivoriana. Sono stati loro due a chiamare il proprio avvocato poco dopo la loro partenza dal porto di Al Khoms, cittadina ad est di Tripoli.

Telefonate registrate e, ha fatto sapere il loro legale, già depositate al vaglio dei giudici di Strasburgo. L’avvocato in questione si chiama, come rivelato ancora su LaVerità, Lucia Gennari. Quest’ultima fa parte dello studio legale Antartide ed è la referente per il Lazio dell'Asgi, Associazione per gli studi giuridici sull'immigrazione.

È a lei dunque che i due migranti si sono rivolti, spiegando la loro situazione e quella del barcone in cui erano a bordo: “I richiedenti – si legge nel documento depositato a Strasburgo – sono al momento a bordo di un gommone bianco e grigio che ha lasciato la Libia da Al Khoms durante la notte tra l'8 ed il 9 aprile 2020”.

Secondo le testimonianze dei due migranti, a bordo vi erano almeno 47 passeggeri. Il 10 aprile è stato lanciato il primo Sos raccolto dal network Alarm Phone, che su Twitter ha allertato le autorità maltesi ed italiane circa la posizione dell’unità navale. Il giorno successivo, sono state diramate altre informazioni, tra cui quelle più allarmanti riguardanti il malore di alcuni migranti a bordo e l’avaria che ha costretto il gommone a rimanere in balia delle onde.

Tutti i vari passaggi sono stati descritti dai migranti che hanno contattato l’avvocato Gennari e le loro testimonianze sono quindi state inglobate nei documenti depositati assieme al ricorso. Si è fatto riferimento, tra le altre cose, al messaggio delle autorità maltesi delle 22:24 del sabato di Pasqua: “Tutte le navi devono controllare e assistere, se necessario – si legge – Malta non è nella posizione di procurare un porto sicuro”.

Secondo chi ha promosso il ricorso, questa risposta da parte di La Valletta avrebbe potenzialmente scoraggiato azioni di salvataggio. Da qui, in considerazione anche del fatto che in quel momento il gommone era in acque Sar maltesi, la richiesta di un procedimento contro Malta. Un primo documento a Strasburgo è stato inviato proprio in quel frangente, in cui viene richiesto l’arrivo in zona di un vascello che offra “immediatamente un porto sicuro” ai migranti.

Un secondo documento è stato invece inviato nel giorno di Pasquetta: in esso, oltre che l’aggiornamento della situazione, è contenuto anche l’elenco delle presunte violazioni dei diritti umani da parte delle autorità maltesi, ma anche di quelle italiane.

I migranti in questione verranno poi salvati da un peschereccio che passava in quella parte del Mediterraneo, riportando tutti gli occupanti del gommone in Libia. Compresi dunque anche i due che hanno contattato il legale direttamente dall’imbarcazione. Adesso in pendenza c’è il ricorso per i mancati soccorsi e per altre presunte violazioni.

Il dito è puntato contro le autorità maltesi, per via della presenza del gommone all’interno delle acque di proprie competenza e, proprio per questo motivo, il ricorso non è stato presentato anche nei confronti dell’Italia. L’episodio ha quindi dimostrato come, già prima della partenza dalle coste libiche, i migranti sono nelle condizioni di conoscere propri professionisti e legali di riferimento. Una circostanza spesso sospettata in passato, ma mai ufficialmente venuta a galla.

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