L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 26 aprile 2020

La Banca d'Inghilterra fa il lavoro di banca centrale e solo degli euroimbecilli possono pensare che l'inflazione dipende dalla quantità di moneta circolante SE no la si mette in relazione con l'offerta di merci e servizi e con la domanda di questi

IL BLOG
22/04/2020 13:04 CEST | Aggiornato 22/04/2020 14:45 CEST

Monetizzare o non monetizzare? Cosa fa la Banca d’Inghilterra

Luca RossiGiornalista

GEORGECLERK VIA GETTY IMAGESA British wallet held open to show newly issued polymer banknotes, with the £10 note featuring the 19th Century author, Jane Austen.

La decisione della Banca d’Inghilterra di finanziare le spese per combattere il coronavirus anche con investimenti diretti nelle casse del governo, e non solo attraverso la tradizionale emissione di titoli di stato, ha provocato un gran giubilo tra i sovranisti di mezza Europa, convinti che il Regno Unito, libero dai vincoli dell’unione, avesse finalmente dato inizio alla cosiddetta “monetizzazione del debito”.

Tecnicamente, monetizzare il debito significa convertire il debito pubblico in denaro utilizzando moneta e riserve delle banche centrali per finanziare le spese dello Stato. Il rischio evidente è quello di una spirale inflazionistica supportata da governi che continuano a finanziare i propri investimenti stampando banconote.

È proprio questo che sta succedendo nel Regno Unito? Prima cosa, le parole. Il comunicato stampa congiunto di Banca d’Inghilterra e Ministero del Tesoro britannico sul tema esordisce in modo eloquente: “As a temporary measure”. La banca centrale concede temporaneamente della liquidità al governo e ribadisce che questo “prestito” andrà restituito prima della fine dell’anno.

Seconda, gli obiettivi. Il governo inglese, messo di fronte all’immensa necessità di cash dovuta ai nuovi piani di sostegno ai redditi e alle imprese, attinge dal suo conto presso la banca centrale (la Ways and Means Facility) e minimizza il rischio di dover pagare interessi più alti sul nuovo, e ingente, debito da emettere. Chiarisce anche che continuerà’ a finanziarsi principalmente sui mercati.

Terza, il futuro. La strategia della Banca d’Inghilterra è tutta basata sulla credibilità dell’istituzione e sul carattere temporaneo della misura. Se il ricorso all’overdraft della banca centrale, già utilizzato per £20 miliardi durante la crisi del 2008, dovesse essere esteso, o diventare permanente, potremmo parlare in effetti di monetizzazione del debito. Cosa che al momento sembra prematura dato il carattere temporaneo della misura e la ritrosia del governatore Andrew Bailey a varie forme di monetary financing.

Tutto risolto quindi? No, e non ci sarebbe da stupirsi se altre misure non convenzionali fossero assunte considerata l’eccezionalità della crisi che stiamo vivendo.

Ricordiamo alcuni dati: dall’inizio della pandemia, la Bank of England ha tagliato i tassi d’interesse all’0.1% e aumentato i programmi di acquisto di obbligazioni governative e corporate - il cosiddetto quantitative easing - di £200 miliardi.

Il Fondo Monetario Internazionale ha previsto un -6.5% per l’economia inglese nel 2020 mentre il deficit del paese quest’anno potrebbe sforare i £300 miliardi, al 15% del prodotto interno lordo. Nessun armageddon finanziario per un paese con un debito pubblico all’85% del PIL, ma una certa apprensione, con l’ombra lunga dell’incertezza su Brexit che rimane sullo sfondo.

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