L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 29 aprile 2020

La Bce è la soluzione MA non può perchè è votata a portare avanti il Progetto Criminale dell'Euro

“Né MES né Eurobond, solo la BCE può salvare l’Italia”. Lo studio del Financial Times

Il più noto e autorevole organo d'informazione economica e finanziaria smonta gli strumenti Ue e spinge Christine Lagarde a fungere da baluardo.

28 aprile 2020

Recovery Fund: significato, cos’è e come funziona il fondo voluto da Conte

Le discussioni sugli strumenti che l’Unione Europea metterà in campo per contrastare la recessione da emergenza coronavirus hanno suscitato un acceso dibattito. Soprattutto in Italia, dove la pregiudiziale politica sul MES è forte ed il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha puntato forte sul Recovery Fund, un surrogato degli Eurobond che però sarà operativo nel 2021. Ed è dunque tornato al centro della discussione il MES, teoricamente senza condizionalità e subito disponibile nella misura di 36 miliardi per l’Italia.

Tuttavia, secondo diversi osservatori, si tratta di strumenti che non avranno l’impatto (positivo) sperato. Stando ad essi, solo la BCE può salvare la baracca europea e quella italiana in particolare, mediante il massiccio acquisto di titoli. E del resto l’annuncio del via libera anche ai cosiddetti ‘titoli spazzatura’ sembra andare proprio in quella direzione.

Il Financial Times ha inviato ai governi dell’eurozona alcuni ‘consigli’ attraverso la penna di Martin Wolf, economista capo e firma autorevole del giornale.

Passando in rassegna gli strumenti messi finora sul tappeto, Wolf boccia il Mes, il discusso Fondo salva Stati, prevede di difficile attuazione gli eurobond, e si dice convinto che l’euro potrà superare la crisi attuale soltanto a una condizione: la Bce dovrà continuare ad agire come se fosse una vera banca centrale con una potenza di fuoco illimitata, vale a dire perseverare nel creare denaro dal nulla e fornire tutta la liquidità necessaria a ogni membro dell’area euro, per aiutarlo a superare la crisi, senza creare debito. E guai se la Corte costituzionale tedesca, con la sentenza del prossimo 5 maggio, dovesse bocciare il Quantitative easing per via della sua grande quantità attuale. Verrebbe giù tutto.

Sul MES
“Le discussioni sul Mes e sui coronabond sono solo chiacchiere – attacca Wolf -. Il Mes è irrilevante. La sua potenza di fuoco è troppo piccola. Inoltre la condizionalità di questo fondo-salva stati, che saranno applicate se non ora, più tardi, quando arriveranno i rollover, rende i suoi prestiti irricevibili. E sarebbero anche divisivi, in un momento in cui è richiesta solidarietà”.

Sugli Eurobond
Gli eurobond? “Politicamente, uno strumento finanziario comune, che piace ad alcuni Stati membri, ma è un anatema per i paesi nordici. Non si faranno. Anche se tale strumento sarebbe utile proprio alla Bce, quando vorrà vendere le montagne di titoli di debito che sta per acquistare. Altrimenti potrebbero esserci difficoltà con le montagne del debito futuro”.

BCE
Sarà invece la BCE un ruolo decisivo come non mai, in quanto “unica istituzione in grado di difendere l’euro nella misura necessaria”. Secondo le previsioni del Fmi (Fondo monetario internazionale), il pil della zona euro si ridurrà del 7,5% quest’anno, con un pil tedesco giù del 7% e quello italiano giù del 9,1%. “Previsioni terribili, purtroppo ottimistiche”, sostiene Wolf. Nel 2021 si potrebbe registrare un calo del 10% del pil dell’eurozona rispetto al 2019, e il debito pubblico di diversi paesi salirebbe alle stelle, Italia in testa.

Sui mercati impera infatti il cosiddetto “rischio di ridenominazione”, che fa alzare gli spread (quelli italiano in primis). Il piano di acquisti della Bce per 750 miliardi lanciato da Christine Lagarde è volto proprio a scongiurare il rischio ridenominazione, vale a dire il default e la ristrutturazione del debito di qualche paese membro dell’eurozona (e anche qui, Italia soprattutto).

Ecco perché, sostiene Wolf, “la Bce è impegnata ad agire come se fosse la banca centrale nazionale di ogni paese membro. E dal momento che emette la seconda valuta di riserva più accettata nel mondo, ha la capacità di farlo”. Di più: “La Bce deve fare tutto il necessario per aiutare ogni paese membro della zona euro a gestire questa crisi”.

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