L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 13 aprile 2020

Le idee ci sono, la fattibilità anche manca la voglia della classe politica, la voglia della classe dirigente italiana euroimbecilli determinati a sottomettersi a Euroimbecilandia

Avvocato e scrittore

Coronavirus, l’emergenza è anche di liquidità. Per fortuna che una ‘trovata’ esiste


Dove eravamo rimasti, prima che iniziasse la crisi epocale del Covid-19? Al fatto che ci mancavano i soldi. E dove ci troviamo, una volta travolti dallo tsunami del Coronavirus? In piena emergenza di soldi. Scopriamo di non avere soltanto un fisiologico bisogno di liquidità aggiuntiva, ma di averne una necessità addirittura vitale. Ne va, insomma, della vita o della morte dell’intero “Sistema Paese”: si deve sostenere una sanità al collasso, si devono soccorrere le attività professionali e commerciali bloccate, si deve far fronte ai prevedibili e dirompenti effetti di un tonfo micidiale del Pil.

Abbiamo grossissimi problemi, ma anche le inesauribili risorse di un popolo intelligente, creativo e versatile al massimo grado. Il tutto in un mondo “rivoluzionato” e, quindi, sensibilissimo ai “salti di paradigma”. Prontissimo, cioè, a un’idea geniale in grado di mettere sul piatto, subito, centinaia di miliardi di euro, senza violare i trattati europei. Un po’ come ha fatto la Germania grazie all’intervento della Kfw, la sua banca pubblica.

Ebbene – a riprova di quanto testé affermato sulla proverbiale ingegnosità tricolore – quella “trovata” esiste, è già stata messa nero su bianco ed è anche arrivata (per quanto ci risulta) sui tavoli del governo. Anche con il sostegno dalla senatrice del Movimento 5 Stelle, Sabrina Ricciardi. Ci sono resistenze, ma ci sono anche molte forze tentate di rompere gli indugi e passare all’azione.

Il progetto è farina del sacco di un’associazione che, da anni, si occupa di temi economici, finanziari e monetari: “Moneta Positiva”. Grazie al contributo del suo presidente, Fabio Conditi, e di alcuni validi studiosi ed economisti (tra cui Stefano Di Francesco, Marco Cattaneo, Giovanni Zibordi), è stato concepito un piano attuabile con l’ausilio di tre strumenti. Esso verrebbe gestito da una innovativa “piattaforma elettronica integrata”, riservata ai soli residenti e destinata a supportare e coordinare tutti e tre i “dispositivi” di cui sopra. La piattaforma metterebbe a disposizione di ogni cittadino, gratuitamente, tre conti correnti elettronici (bancario presso il Mcc-Medio Credito Centrale, di risparmio al Tesoro, fiscale al Mef).

Primo strumento: Mcc-Medio Credito Centrale. È l’unico istituto di credito italiano interamente pubblico ed è stato oggetto del Decreto Legge nr. 142 del 16 dicembre 2019 che lo ha ricapitalizzato e trasformato in una vera e propria Banca degli Investimenti. Lo “schema” prevede che la banca garantisca (con un piano straordinario come quello della Kfw tedesca) l’accesso al credito privilegiato a privati, nuclei familiari e imprenditori: soprattutto quelli in difficoltà nell’approvvigionarsi sul mercato bancario attuale sostanzialmente monopolizzato dall’offerta privata.

Secondo strumento: Conti di risparmio. Trattasi di una allettante alternativa ai Bot e ai Cct. Lo Stato otterrebbe credito dai consociati fornendo loro, al contempo, un modello di investimento sicuro, fruttifero e con capitale garantito. Ciò consentirebbe di dirottare una porzione significativa dell’enorme massa di risparmio liquido detenuto dagli italiani (4.500 miliardi di euro, secondo stime attendibili) verso un “veicolo” equivalente ai titoli di debito pubblico di breve durata; ma – a differenza di questi – immediatamente impiegabile negli scambi economici senza necessità di previo disinvestimento. Con una serie di effetti a cascata: le somme allocate nei conti di risparmio potrebbero anche essere usate per scambi commerciali e transazioni con auspicabile rilancio dei consumi.

Terzo strumento: “Sire” (Sistema Integrato di Riduzione Erariale). Si tratterebbe di quella “moneta fiscale” che – ormai da più parti e sempre più spesso – viene giustamente invocata quale espediente salvifico per le finanze del nostro Paese. In buona sostanza, veri e propri “sconti fiscali” concessi dal Mef ai cittadini e alle imprese e “spendibili” con l’erario (per ridurre le tasse) solo a distanza di un paio di anni.

Tuttavia, nel frattempo, questi “Sire” (sotto forma elettronica) circolerebbero tra i privati in quanto moneta ad accettazione volontaria e perfettamente “in regola” rispetto ai trattati. Con i “Sire” si potrà:

a) ridurre il cuneo fiscale alle imprese;
b) ridurre le imposte ai lavoratori dipendenti;
c) tagliare le tasse ai professionisti e alle partite Iva;
d) implementare il reddito di cittadinanza e le altre misure a sostegno della lotta alla povertà e all’esclusione sociale.

Gli autori del piano ritengono che la “manovra” in oggetto possa impattare in una misura pari ad almeno 300 miliardi sull’economia. Da giuristi, possiamo dirvi che il sistema sta in piedi. Gli economisti interpellati ci dicono altrettanto. A questo punto, il peggio che può succedere, a volercisi cimentare, è ritrovarsi nella stessa situazione di partenza. Insomma, è come la famosa scommessa (religiosa) di Pascal: abbiamo tutto da vincere e niente da perdere. Considerato come siamo messi, non provarci sarebbe un peccato mortale.

Nessun commento:

Posta un commento