L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 13 aprile 2020

Lo Stato dovrà partire dagli elenchi dei bisognosi. Bisognerà utilizzare gli inquirenti che operano sul territorio per evitare che le risorse messe a disposizione dallo Stato finiscano nelle mani sbagliate. Bisognerà evitare errori e valutazioni che hanno consentito alle mafie di rafforzarsi durante le precedenti crisi economiche

Coronavirus, Gratteri sulla ricostruzione: “La ‘ndrangheta pronta ad investire i fondi dello Stato”

Di red2 
12 Aprile 2020

Il procuratore di Catanzaro non ha dubbi: “Ci sono paradisi normativi come New York, Singapore e Panama dove i soldi delle mafie non puzzano”


E’ il post-coronavirus a preoccupare il procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri. Finita le emergenza, bisognerà evitare gli errori del passato. “Lo Stato – spiega Gratteri quest’oggi al Sole24Ore – dovrà partire dagli elenchi dei bisognosi. Bisognerà utilizzare gli inquirenti che operano sul territorio per evitare che le risorse messe a disposizione dallo Stato finiscano nelle mani sbagliate. Bisognerà evitare errori e valutazioni che hanno consentito alle mafie di rafforzarsi durante le precedenti crisi economiche, quelle del 2007 e del 2009, quando hanno avuto la possibilità di depositare i loro soldi, senza eccessivi controlli – nelle banche di mezzo mondo”.

La ‘ndrangheta. Dalle mafie alla mafia. Gratteri articola così il ragionamento sui possibili profitti. “Ci sono – sottolinea il capo della Dda di Catanzaro – livelli di mafia che cercano di arraffare risorse, senza soluzione di continuità. In una fase come questa, nel mirino delle cosche potrebbe finire la vendita di mascherine ed altri prodotti contraffatti. Altri livelli, invece, si interessano di trasformare la crisi in opportunità e quindi, nella fase due, investire nell’economia della ricostruzione i soldi accumulati con il traffico di droga. La ‘ndrangheta è rapace. In passato ha sempre tratto profitto dalle emergenze. Cercherà di farlo anche ora”. Peraltro, “bisognerà guardarsi anche dagli avventurieri del digitale”.

I paradisi fiscali. “In molte parti del mondo le mafie si confermano come fenomeni a sviluppo indisturbato. E’ una sorta di inazione ottimale. Se non si comincia a mettere in discussione questa strategia la ‘ndrangheta avrà sempre più terreno fertile. Abbiamo la percezione che la ‘ndrangheta, infatti, stia diversificando la natura degli investimenti. Va sempre alla ricerca dei paradisi normativi dove è più facile delinquere”. “Non ho nessuna intenzione – prosegue Gratteri – di criminalizzare interi settori, ma per individuare la presenza della ‘ndrangheta bisogna tenere conto dei paesi offshore, di quelli che alzano più gru per costruire palazzi di quelli che offrono sponde al necessario riciclaggio di denaro. La ‘ndrangheta investe in settori che fino a qualche anno fa sembravano impensabili”.

Mafia e politica. “Le mafie potrebbero non esistere se non fossero intrecciate ai poteri più visibili, come la politica, l’economia e le istituzioni. Per sciogliere un nodo così serrato non possono bastare nè la magistratura nè le polizie, ma serve un costante alimento etico-politico, un adeguato sostegno dello spirito pubblico e il coinvolgimento di persone e gruppi, elite e popolo per rendere concreta la convenienza della legalità e perdente quella dell’illegalità. Oggi, invece, a New York, Singapore, Panama e in mille altri posti – conclude Gratteri – le mafie vengono viste come un’opportunità. Investono soldi e i soldi non puzzano”.

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