L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 21 aprile 2020

Nel picco della crisi del 2007/8 la Fed acquistava 120 miliardi di titoli di stato al MESE oggi ne acquista 70 miliardi al GIORNO. Ma non solo treasuries, come la Bce, comprano anche le obbligazioni private e tutte le aziende anche soprattutto quelle zombi vengono salvate. E' sancita la morte del libero mercato che poi libero non è mai stato. Il capitalismo sta buttando i semi per il suo stesso superamento con la pianificazione obbligata dell'economia

SPY FINANZA/ Le mosse di Fed e Bce pronte a farci diventare come la Cina

Pubblicazione: 21.04.2020 - Mauro Bottarelli

Anche la Bce, e non solo la Fed, ci stanno portando verso il rischio di veder azzerato non solo il principio di libero mercato, ma della stessa libertà

La sede della Bce a Francoforte (LaPresse)

La resa dei conti a livello europeo si avvicina a grandi passi. E per quanto appaia ovvia e assolutamente giustificabile l’attenzione particolaristica che la stampa sta garantendo alla questione meramente continentale del Mes (e, più in generale, della risposta economica al Covid-19), un tale approccio rischia di farci perdere d’occhio il quadro d’insieme. Errore madornale. E, spesso, letale (su cui si basa, di fatto, l’assioma chomskiano di “rana bollita” dell’opinione pubblica che garantisce al potere sonni tranquilli). Per questo oggi, più del solito, parleranno i grafici. Terribili. Almeno dal mio punto di vista, perché vi assicuro che altrove vengono salutati come l’alba del nuovo giorno, il Sol dell’avvenire, le magnifiche sorti e progressive di un mondo felice e indebitato, senza più quella noiosa e stantia prassi delle responsabilità cui far fronte. E di cui rispondere.

Guardate questi due primi grafici e, se ancora avete un minimo senso della realtà, inorridite. Il primo ci mostra quale sia la magnitudo dell’attuale intervento sul mercato della Fed rispetto ai precedenti cicli di Qe: al picco dei programmi passati, infatti, la Federal Reserve si “limitava” ad acquistare circa 120 miliardi di Treasuries al mese. Oggi siamo a 70 miliardi al giorno! Chi beneficia di tutto questo? Ovviamente, le Borse. Nessun altro, basti vedere la miseria messa in campo per le PMI tramite il sistema bancario e i tempi biblici che anche in America si stanno sostanziando per beneficiarne.



Il secondo grafico, però, è ciò che maggiormente ci interessa, perché rappresenta la trasposizione in realtà del sogno proibito degli economisti di riferimento della prima forza di opposizione del Paese. Al ritmo di intervento attuale, il quale appare difficilmente passibile di una seria forma di tapering a breve (stante il crollo immediato di Wall Street), la Fed comprerà di fatto un nozionale pari al doppio di tutte le emissioni di titoli di Stato del Tesoro Usa. Problema di deficit spending risolto! Si emette come dei pazzi, tanto la Fed compra non solo tutto, ma addirittura potenzialmente il doppio del programmato!

Si chiama Unione Sovietica finanziaria, questa. Il tutto, paradossalmente, in quella che qualcuno ancora ha il coraggio di chiamare patria del “liberismo selvaggio”, la stessa che in sede Wto attacca la Cina riguardo il riconoscimento dello status di economia di mercato. Siamo al delirio, totale. Qui non si tratta nemmeno più di avere le Banche centrali che operano come prestatore di ultima istanza o acquirente marginale assoluto, qui siamo alla pianificazione dell’azzardo morale come new normal.
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Operate sul mercato con senso di responsabilità, magari coprendovi dai rischi con strategie di hedging? State certi che la Fed vi farà la guerra e vi distruggerà. Siete indebitati strutturalmente, con il cash-flow ridotto a zero e obbligazioni sul mercato che ormai garantiscono rendimenti venezuelani? Tranquilli, la Fed vi salverà. E lo stesso vale per il Governo, la più grande delle aziende: sei con la ratio debito/Pil ormai fuori controllo e campi di deficit in deficit? Tranquillo, ti finanzia la Fed, novella tipografia Lo Turco per irresponsabili bipartisan. Ma non basta. E qui entriamo nell’ambito non della patologia clinica ma del rischio di mercato reale, ovvero dei prodromi della prossima crisi già in lavorazione.

Guardate questo altro grafico: pensavate infatti che la Fed operasse da garante acritico solo per il debito sovrano? Assolutamente no. E, altresì, pensavate che solo la Fed stesse di fatto operando un bail-out totale del mercato? Assolutamente no. Come mostra il grafico, infatti, anche la Bce è parte attiva – con il suo programma di acquisto di bond corporate – in quello che possiamo definire senza tema di smentita, il passo finale verso l’annullamento stesso del concetto di libera impresa.


Come vedete, il dinamico duo composto dalle Banche centrali statunitense ed europea sta comprando obbligazioni investment grade per un controvalore che, anche in questo caso, è superiore alle emissioni nette. Signore e signori, benvenuti nel capitalismo dell’anno 2020! La pianificazione totale, l’orgia della contabilità creativa che diviene strategia di investimento: ormai i dati macro non contano più nulla. Puoi avere debiti infiniti e cash-flow pari a zero, ma se riesci a infilarti in qualche modo nella platea di collaterale accettato dalle Banche centrali, sei salvo. A prescindere. Da tutto.

Puoi aver sbagliato ogni singola scelta imprenditoriale al mondo, aver sperperato denaro, aver smesso di investire in CapEx e utilizzato i prestiti bancari ottenuti per spartire dividendi e prebende: non importa, in nome della stamperia globale, sei salvo. Ecco il mondo che si sta prefigurando, signori. Il trionfo dei mediocri, l’impero dei falliti, il paradiso in terra per zombie firms che, in nome delle leggi che regolano un mercato sano, dovrebbero fallire. E questo proprio per evitare di tramutarsi nel Covid-19 dell’impresa. Infettando, cioè, anche i soggetti sani.

Le Banche centrali stanno facendo questo, stanno trattando individui malati ma asintomatici (visto che truccano i bilanci) come persone in salute: ed ecco che, alla faccia dell’immunità di gregge che questa pioggia di denaro a costo zero e fondo perduto dovrebbe garantire a tutti (ascoltare le argomentazioni in merito di Borghi e Paragone, per credere), il contagio va a infettare i sottostanti stessi del mercato. Nulla più ha un valore. I rating? Probanti quanto l’esame di maturità che si terrà quest’anno: vengono promossi anche i manichini, persino il mitico corvo Rockfeller farebbe un figurone.

Attenzione, però. Questo ultimo grafico ci mostra quale sia il rischio potenziale cui andiamo incontro, quando parliamo specificatamente della categoria di rischio maggiore: ovvero, le obbligazioni cosiddette junk, quelle senza investment grade. Le quali, come ho scritto più volte, sono state fatte entrare emergenzialmente dalla Fed nella lista di securities accettate come collaterale per le operazioni di rifinanziamento il 20 marzo scorso per salvare la Ford, fresca di downgrade: da allora, magicamente, bonds che offrivano giocoforza rendimenti da Repubblica centrafricana hanno visto gli spread contrarsi in tempi record e i credit default swaps sgonfiarsi come soufflé mal riusciti. Ovviamente, solo grazie agli acquisti della Fed, non certo per miglioramenti macro in un quadro pre-recessivo da lockdown globale.


E cosa ci mostra questo grafico? Che, nonostante il mantra per restare in vita sul mercato sia ormai Don’t fight the Fed, le posizioni ribassiste sull’Etf che traccia i principali junk bonds hanno appena toccato un livello molto prossimo al loro massimo storico: 38% dei titoli in outstanding, a un passo dal 39% sfondato lo scorso febbraio (prima cioè che la Fed sfoderasse il bazooka totale). Il tutto, proprio mentre la Federal Reserve ha messo in campo il suo backstop del mercato più grande di sempre, una sorta di firewall inattaccabile.

Tutti masochisti in cerca del fallimento? No, realisti. O, vista l’aria che tira, gli ultimi romantici del libero mercato. Ciò su cui si scommette, infatti, è che questi prezzi, oltre a essere totalmente dopati dalla liquidità a pioggia, non abbiamo ancora prezzato del tutto la messe di default che nemmeno la Fed potrà bloccare in toto, visto anche l’armamentario già messo in campo e gli ammontare di acquisti senza precedenti. Andrà oltre, mandando in tilt totale il suo bilancio? O, a un certo punto, dovrà accettare il minimo sindacale di principio darwiniano, lasciando morire le zombie firms più zombie di altre? E se lo farà, come reagirà il mercato? Cosa faranno le agenzie di rating, quantomeno per non perdere la credibilità residua di cui ancora godono per contratto sul mercato?

Siamo alla logica del granello di sabbia brechtiano che blocca l’infernale meccanismo, me ne rendo conto. Ma, scusate, io ci spero ancora. Perché altrimenti, la deriva è quella verso il Leviatano dell’irresponsabilità e del livellamento verso il basso, un egualitarismo di Stato che parifica mediocri e capaci, in nome di un supposta emergenza economica perenne. Chi non ce la fa, deve fallire, in un naturale processo di eliminazione delle distorsioni e delle presenze fraudolente. Punto.

Ho citato Brecht, ma, in effetti, la situazione attuale ricorda di più gli ultimi versi dell’Ozymandias di Percy Bysshe Shelley: Null’altro rimane. Intorno alle rovine/Di quel rudere colossale, spoglie e sterminate/Le piatte sabbie solitarie si estendono oltre confine. Se ci tenete alla vostra libertà – personale, civile, imprenditoriale – cercate di capire in quale labirinto distopico vi stanno trascinando gli incantatori di serpenti, i pifferai magici che magnificano i poteri taumaturgici e di giustizia sociale delle Banche centrali. Perché una volta passato il principio, il modello sarò davvero la Cina. A livello globale.

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