L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 21 aprile 2020

Niente aiuti di stato alle imprese che pagano le tasse o mandano i profitti fuori dall'Italia

Niente aiuti alle imprese se registrate nei paradisi fiscali: la decisione della Danimarca

21 Aprile 2020 - 12:54 

Dopo la Polonia, anche la Danimarca ha annunciato che gli aiuti per l’emergenza coronavirus non andranno alle società registrate nei paradisi fiscali. Anche altri Paesi seguiranno il loro esempio?


Le società registrate in paradisi fiscali che non pagano le tasse in Danimarca non riceveranno gli aiuti per l’emergenza coronavirus.

È la decisione presa dal Governo danese in queste ore, seguendo le orme di quanto fatto dalla Polonia a inizio mese. Il provvedimento prevede inoltre che i fondi inviati alle aziende non potranno essere utilizzati per riacquistare le proprie azioni o pagare i dividendi.

Una misura che potrebbe ben presto essere adottata anche in altri Paesi ma che non nasconde diverse debolezze strutturali.
Danimarca, niente aiuti per le aziende registrate in paradisi fiscali

In Polonia a inizio aprile il Governo ha deciso di rendere accessibili i fondi d’emergenza per il coronavirus alle sole imprese che pagano le tasse nel Paese.

Anche la Danimarca, che è già entrata nella Fase 2 con la riapertura delle scuole, ha annnunciato di fare lo stesso: le società registrate in paradisi fiscali non verranno aiutate dallo Stato. L’esecutivo ha anche comunicato che estenderà il programma di aiuto per imprese e lavoratori messi in ginocchio dal nuovo virus, aumentando il budget di 100 miliardi di corone danesi, equivalenti a 13,5 miliardi di euro. Diverse le aziende escluse dal provvedimento, senza contare che i soldi non potranno essere utilizzati per pagare i dividendi ai soci oppure per riacquistare le proprie azioni.

Un’operazione resa possibile dalla nuova emissione di titoli di Stato che porterà l’ammontare complessivo degli aiuti a 387 miliardi di corone (50 miliardi di euro). Proprio il ministro delle Finanze, Nicolai Wammen, parlando all’emittente TV2 ha spiegato che la Danimarca finanzierà le misure emettendo nuovi bond del tesoro, grazie anche a un rating AAA.

Paradisi fiscali: la black list dell’Europa

Il settore crocieristico è tra i più colpiti dal coronavirus. Se anche altri Paesi decideranno di adottare l’approccio della Danimarca, difficilmente potrà ricevere gli aiuti necessari ad ammortizzare le perdite economiche. Le maggiori compagnie dell’industria come la Carnival Corporation, la Royal Caribbean e la Norwegian Cruise Line infatti sono formalmente registrate a Panama, in Liberia e Bermuda. Ma il è un discorso può essere allargato anche a tante società che operano in altre aree.

Il Governo danese ricorrerà alla lista nera dell’UE dei paradisi fiscali, un elenco che presenta grossi limiti oggettivi. All’interno dello stesso infatti sono presenti solamente queste giurisdizioni: Samoa Americane; le isole Cayman; le isole Fiji; Guam; Oman; Palau; Panama; Samoa; le Seychelles; Trinidad and Tobago, le Isole Vergini Americane e Vanuatu. Rimangono fuori moltissime nazioni tra cui i Paesi Bassi, Irlanda, Svizzera e Lussembrugo che permettono evasioni fiscali nell’ordine di miliardi di euro ogni anno. Ed è chiaro che si tratta degli stessi Paesi che probabilmente non adotteranno un piano simile a quello proposto dalla Danimarca.

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