L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 22 aprile 2020

NoMes - c'è un Piano di Salvataggio Nazionale del 30 marzo 2020


Solo una banca centrale ci può salvare

Matteo Bortolon intervista Stefano Fassina
22 aprile 2020

On. Fassina, la corrente crisi sanitaria, tutti sono d’accordo, è il preludio ad una pesante recessione economica. Quanto saranno ampie le conseguenze? Più profonde della crisi di 10 anni fa?

Temo di sì, sarà più pesante del 2008-09, e soprattutto avrà un impatto strutturale, rendendo insostenibile la regolazione dei mercati come abbiamo avuto fino ad oggi. Questa drammatica vicenda del Covid-19 accelera in modo vorticoso dinamiche già presenti. L’insostenibilità del mercato unico europeo e del mercato globale è venuta fuori con la Brexit, con la vittoria di Trump, con l’affermazione dei cosiddetti “populisti” e “sovranisti”. Che quel modello fosse insostenibile era già evidente prima, il Covid-19 imprime una drammatica accelerazione. Il problema di caduta del Pil sarà rilevante, penso che sarà almeno il doppio di quanto è stato nel 2007-08, ma soprattutto quando finirà l’emergenza sanitaria non torneremo a 3 mesi fa, sarà uno scenario completamente diverso dove aree come l’eurozona che hanno puntato tutto sull’export per crescere avranno grandi difficoltà, e purtroppo non vedo la disponibilità ad un cambiamento intellettuale e politico necessario.

Parliamo delle risposte; cos’è successo all’eurogruppo (l’insieme dei ministri delle finanze dei 19 paesi dell’eurozona) del 7-9 aprile e quanto è adeguata tale risposta?

L’eurogruppo si è concluso con poco, quasi nulla, temo siamo fuori rotta, oramai è sempre più numeroso il novero di economisti anche mainstream secondo i quali solo una banca centrale che faccia il suo mestiere possa evitare un drammatico avvitamento fra economia reale e finanza pubblica, infatti tutte le principali banche centrali stanno intervenendo. Addirittura la Bank of England monetizza direttamente il tesoro, che non va sul mercato ma prende i fondi direttamente da essa. Nella Ue rimaniamo prigionieri della logica ordoliberista continuando a fare propaganda su meccanismi che o sono irrilevanti o sono pericolosi; come questo sbandierato programma da 100 miliardi per il sostegno al reddito, una scatola vuota che posso scommettere che tale resterà. Oppure dannosi come il presunto alleggerimento delle regole del MES; è propaganda. Invece le regole continuano a valere. Mi si deve spiegare come si fa a sospendere le norme di un trattato internazionale senza esplicitarlo, norme che al di là delle chiacchiere continuano a valere. È stato un errore strategico del nostro governo, che si è concentrato su aspetti che non consentono di rispondere ai problemi e che solo la BCE può affrontare, invece inventarsi nuovi schemi di indebitamento porterà al soffocamento di paesi come l’Italia che prima avevano già un debito molto elevato.

Parliamo del ruolo della BCE: dopo la catastrofe comunicativa della Lagarde pare che abbiano cercato di mettervi una pezza promettendo un suo intervento, cosa c’è di vero?

Non penso che Lagarde abbia fatto una “gaffe”. Si è espressa in modo inopportuno sul piano comunicativo a conferma di una linea che non ha certo inventato lei; è noto che una parte del board della BCE è del parere che essa non debba intervenire con modalità espansive quali il Quantitative Easing. Ma è lì che si dovrebbe incentrare l’azione del governo, spendendo tutto il suo capitale politico assieme ai governi che hanno scritto una lettera al Presidente del Consiglio europeo: dare una legittimazione politica al suo intervento. È una strada difficile, ma fra i vari organi è la linea di minor resistenza politica: mentre per fare gli eurobond hai bisogno di chiedere i soldi dei cittadini di altri paesi – che in questo momento hanno i loro problemi – la BCE non li deve chiedere a nessuno, può stampare moneta; inoltre si decide a maggioranza e la BCE è formalmente indipendente anche se ha bisogno di una legittimazione politica. Quindi non capisco da parte del governo questo giocare su un terreno così impervio, come quello degli eurobond, che non andrà da nessuna parte e ci farà perdere un sacco di tempo! Noi rispetto a Germania e Olanda non abbiamo tempo, la nostra posizione negoziale è debole per diverse ragioni: noi non abbiamo un piano B e se non hai un piano B sei ostaggio dell’interlocutore; inoltre altri Stati stanno intervenendo in autonomia coi propri bilanci, mentre noi stiamo rinviando il decreto di “soccorso sociale” per reddito di emergenza, contributi agli affitti, ecc., tutte misure per la fasce più deboli della popolazione. Abbiamo rinviato a dopo l’eurogruppo, poi a dopo il Consiglio europeo [insieme dei capi di Stato e di governo della Unione europea, n.d.r.] che è slittato dal 16 al 23 aprile. Prima di fare il decreto il governo deve tornare in Parlamento per farsi autorizzare lo scostamento dal deficit previsto, quindi nel migliore dei casi arriviamo a fine aprile a fare il decreto e per le procedure burocratico-attuative ci vuole un altro mese! Quindi, noi teniamo milioni di persone e famiglie senza nulla per due mesi e mezzo! Non ho competenza per valutare le motivazioni alla base dell’allungamento del lockdown, ma dando per scontato che sia giusto non puoi allungare questo periodo e non provvedere con misure tempestive per i redditi, e questo ritardo nella emanazione del decreto è dovuto al fatto che aspettiamo l’esito di una trattativa che sarà lunga e prevedibilmente non si concluderà nemmeno il 23 aprile. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze dovrebbe emettere rapidamente 50 miliardi di titoli che la BCE può e deve comprare. Milioni di famiglie non possono aspettare i tempi della Ue.

Venendo al MES: Conte ha detto che non lo userà, ma si parla molto di manovre per portare Draghi a Palazzo Chigi, e lui magari lo farebbe; dove possono andare a parare queste manovre?

Dipende da che politiche vogliamo fare. Se vogliamo continuare le logiche di Monti va bene Draghi, ma non è chiaro chi lo sosterrebbe in Parlamento. Qualcuno ipotizza una spaccatura nel M5S sostituendo quelli che vanno via con Forza Italia. Non so se ci siano i numeri, ma adesso è diverso perché non c’è più nulla da tagliare! Oppure il PD si dà una regolata e volta pagina? Il problema è il PD, non Gualtieri che è solo l’interprete di una linea fideista europeista. Per me Conte deve dire no al MES e a tutto il pacchetto di cose inutili, ritirando fuori il ruolo della BCE. Se questo non dovesse avere esito positivo – visto che esistono forti ostacoli [soprattutto da parte della Germania, n.d.r.] – dobbiamo prendere atto che bisogna scegliere un’altra strada. Dobbiamo scegliere se dare la priorità alle persone o ai vincoli europei, siamo di fronte ad un’alternativa e se non c’è alternativa non c’è politica! In tal caso si può far guidare lo Stato al Ragionere Generale, non c’è nemmeno bisogno di Draghi!

Nel paese c’è un clima diverso, molti che non erano tanto negativi verso la Ue adesso vedono la mancanza di solidarietà e si chiedono: perché non tagliamo con l’UE? Non perdiamo tempo e basta?

Anche nell’opinione pubblica più europeista e meno tecnicamente attrezzata inizia ad essere evidente un atteggiamento di attenzione alle alternative praticabili. Siamo chiari, la riconquista dell’autonomia monetaria è uno scenario molto rischioso, Stiglitz propone da anni uno smontaggio dell’euro consensuale, ed è chiaro che è diverso farlo con la cooperazione della banca che gestisce la valuta dalla quale ti stai allontanando; io non la farei facile, ma siamo ad un tornante storico drammatico. Per quanto mi riguarda bisogna che arrivino dalla BCE risposte adeguate – e non mi riferisco soltanto ad un acquisto di titoli di Stato per le necessità presenti, ma anche alla sterilizzazione di una parte del debito pubblico che è in pancia alle rispettive banche centrali nazionali (per noi la Banca d’Italia). Quel debito va sterilizzato, va annullato, perché potremmo arrivare ad avere un 160% di rapporto debito/PIL con la Banca d’Italia che ha in pancia 400 miliardi per un 30-40% di debito pubblico. Se non avviene questo noi non campiamo più. Avere un carico tale sulla schiena vuol dire fare avanzi primari altissimi avvitandosi in un circolo vizioso come durante il governo Berlusconi-Monti che hanno dato una botta sul deficit, ma il debito pubblico è aumentato di 13 punti. Quindi il punto è la direzione che vogliamo prendere e per quanto mi riguarda se non arrivano delle risposte adeguate occorre valutare costi e benefici di uno scenario alternativo.

Quanto si può valutare l’iniezione di liquidità necessaria per la spesa sociale e per il sostegno all’economia?

Abbiamo bisogno di un intervento immediato di almeno 50 miliardi che serve per prolungare gli ammortizzatori sociali, sostegno al reddito, dare risorse ai comuni che stanno boccheggiando non potendosi indebitare per la spesa corrente, per dare contributo agli affitti delle famiglie disagiate e alle imprese che hanno l’affitto da pagare, ma anche per compensare entrate che sono state rinviate, ma che dovrebbero essere cancellate, quali i tributi fissi, che non possono essere richiesti a chi non ha lavorato! Quei 50 miliardi sono il minimo necessario ma ne serviranno altri! Poi se il PIL va giù di 10 punti – e non è una stima pessimistica, Goldman Sachs ha fatto una stima di -11,7%, Unicredit di -15% – hai una perdita di 110/120 miliardi in meno di entrate per il bilancio che si aggiungono alle maggiori spese, quindi devi fare emissioni di titoli per compensare. Insomma, già per il 2020 andiamo verso 200 miliardi di deficit complessivo. Poi ci sono i titoli in scadenza che vanno rinnovati, 220-230 titoli. In totale siamo sui 500 miliardi, ed è evidente che senza una banca centrale che ti assiste in modo adeguato non ce la puoi fare! Frenando la caduta del PIL da un -10% puoi recuperare ad un -5%, al contrario se non si fa nulla la situazione peggiora perché più il PIL cala più aumenta il rapporto debito/PIL. Non ci sono solo questioni di protezione sociale, ma anche una ragione meramente economica.

Quindi o banca centrale o morte? Se la BCE non agisce crolla tutto?

Non necessariamente, potresti sopravvivere con l’acqua alla gola con le divergenze territoriali e sociali che si accentuano. Se la BCE agisce senza farci crollare si può galleggiare con disparità crescenti, ma ci saranno conseguenze politiche. Potrebbe essere perché l’Italia è un paese il cui crollo avrebbe ricadute geopolitiche molto vistose, e ci sarebbe l’interesse ad evitarlo. E sarebbe lo scenario proprio da “rana bollita” [nota storia di una rana che non si muove per la gradualità del calore che le viene inflitto, finché a un certo punto vorrebbe e non ce la fa più, finendo bollita, n.d.r.].

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