L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 18 aprile 2020

Pareggio di Bilancio i partiti silenti sui guai che hanno prodotto


GIUSEPPE FAILLA 16 APRILE, 2020

Pareggio di bilancio in Costituzione, ecco cosa significa e chi ha votato: focus su un’aspetto molto interessante che riguarda l’intero Paese

Cosa significa il “Pareggio di bilancio in Costituzione”? Significa diverse cose. In primo luogo, che da oggi il nostro ordinamento costituzionale si ispira ad una precisa concezione economica, quella neoliberista in salsa tedesca, secondo cui la ricetta per la crescita consiste di 3 elementi: libertà dei mercati, politiche monetarie unicamente rivolte al controllo dell’inflazione e divieto per lo Stato di qualsivoglia intervento in deficit spending sull’economia. Di fatto, viene illegalizzato il keynesismo. Non solo.

Questa modifica alla Costituzione rende tra l’altro inattivabili i diritti previsti da altri articoli della Costituzione, qualora per dare attuazione ad essi lo Stato debba chiudere in deficit il proprio bilancio. Questo può riguardare, ad esempio, la tutela della salute quale fondamentale diritto dell’individuo, e le garanzie di cure gratuite agli indigenti, previste dall’art. 32 della Costituzione. Oppure il diritto alla gratuità dell’istruzione per gli otto anni della scuola dell’obbligo, o il diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi, garantito ai capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi (art. 34). O ancora quanto previsto dall’art. 38: “i lavoratori hanno diritto che siano preveduti e assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria”. In tutti questi casi i tagli necessari al bilancio dello Stato per raggiungere il pareggio possono pregiudicare, ancora di più di quanto già accada oggi, l’esercizio di diritti costituzionalmente riconosciuti.

Infine, l’introduzione in Costituzione del pareggio di bilancio impedirà allo Stato di effettuare gli investimenti necessari a migliorare le condizioni generali di produzione (si pensi alle infrastrutture fisiche, a quelle immateriali che consistono nella promozione della ricerca e della conoscenza, e a quelle giuridiche, ossia a un sistema giudiziario ben funzionante), la produttività e la crescita economica. Questo è molto grave, perché introduce un ulteriore vincolo in un periodo delicatissimo della vita economica di questo Paese.

La verità è che nessun Paese ha mai sostenuto una crisi come l’attuale in presenza di vincoli del genere. La stessa Germania ha introdotto il vincolo del pareggio di bilancio con una modifica alla propria Costituzione appena nel 2009, ossia svariati decenni dopo il periodo della ricostruzione del Paese (per la quale risultò essenziale fra l’altro la decisione statunitense di non esigere il pagamento dei debiti di guerra della Germania, ossia di annullare il debito tedesco), e a distanza di poco meno di venti anni dalle spese sostenute dopo la riunificazione della Germania. Del resto, ancora verso la metà del decennio scorso si poteva assistere a cospicui deficit del bilancio pubblico tedesco (non per caso il debito pubblico di quel Paese nel decennio trascorso è cresciuto di 750 miliardi di euro).

Tornando a noi, devo dire che trovo davvero impressionante il silenzio dei media su una modifica del nostro ordinamento così gravida di conseguenze negative. È un altro colpo alla democrazia e alla libertà e affidabilità dell’informazione nel nostro paese. Non ne sentivamo il bisogno. Questo il parere di Vladimiro Giacchè in un’intervista dopo l’approvazione del pareggio di bilancio in Costituzione.
CHI HA VOTATO IL PAREGGIO DI BILANCIO IN COSTITUZIONE

Il voto si è svolto il 30 novembre 2011 ed hanno votato a favore il PD, PDL, FUTURO E LIBERTÀ’, UDC, LEGA NORD, ITALIA DEI VALORI, POPOLO E TERRITORIO. Qui il link ufficiale per vedere nel dettaglio la votazione.

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