L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 15 aprile 2020

Patto di Stabilità voluto dai servi di Euroimbecilandia se può essere interrotto per il covid-19 lo può essere per pagare le aziende che hanno dato merci e servizi alla pubblica amministrazione. I debiti si pagano

L'EMERGENZA
«Aiuti economici alle imprese? Il pubblico inizi a pagare i debiti»

Oltre a scongiurare chiusure e pagare qualche stipendio in più, sarà possibile anche iniziare a programmare idee e strategie per l’auspicata ripresa. Alla faccia del Covid-19

NINNI PERCHIAZZI
14 Aprile 2020


«Le istituzioni vogliono aiutare davvero le imprese messe in ginocchio dal Coronavirus? Le pubbliche amministrazioni inizino a pagare i debiti che hanno nei nostri confronti». Giovanni Di Mauro, amministratore unico della Rinnoven Service srl, una piccola azienda barese che si occupa di ambiente ed energia rinnovabile, lancia una proposta-provocazione in realtà emblematica della crisi indotta (o aggravata) dall’emergenza Covid-19. Mentre di settimana in settimana a Roma va in scena il balletto delle cifre circa l’entità degli aiuti da fornire a titolari al mondo produttivo - l’ultima intesa trovata dal governo sul pacchetto liquidità alle imprese consente di liberare 400 miliardi in più rispetto ai 350 del cosiddetto «Cura Italia» -, da buon imprenditore, Di Mauro va sul concreto.

«Alle imprese non servono il finto assistenzialismo e le elemosine (che in realtà non lo sono, perché vanno restituite e con gli interessi e comunque hanno un costo per noi: commercialista, tempo, interessi passivi, commissioni), ma atti di correttezza contrattuale, come ad esempio, che gli Enti Pubblici pagassero alle aziende le fatture autorizzate e già emesse», incalza l’imprenditore barese.

Già, a quanto ammonta il debito delle pubbliche amministrazioni nei confronti delle aziende? Certamente si parla di milioni di euro che giacciono nelle casse pubbliche in attesa di poter essere erogati. In realtà, l’emergenza pandemia che ha paralizzato il Paese ha fatto emergere una volta di più, difetti e deficienze più volte denunciate dal sistema produttivo nel rapporto con le pubbliche amministrazioni, ormai da tempo aduse a pagare fatture, forniture e appalti con notevoli ritardi. Non è una novità, è il paradosso indotto dal rispetto del cosiddetto patto di stabilità, in nome del controllo dei conti pubblici: il risultato è che gli Enti pur avendo soldi in cassa non possono versarli ai legittimi creditori ovvero le imprese che magari hanno fornito da mesi le prestazioni richieste. Ebbene, quest’ultimo legaccio è stato temporaneamente sospeso lo scorso 20 marzo.
«Sarò esplicito, molte aziende non hanno bisogno, almeno nell'immediato, di proclami populisti di 200-400 miliardi a disposizione di partite Iva e imprese, ma di incassare quanto gli spetta ed a seguito di lavori già eseguiti e dei quali si sono sostenuti tutti i costi», conclude Di Mauro.

E magari, oltre a scongiurare chiusure e pagare qualche stipendio in più, sarà possibile anche iniziare a programmare idee e strategie per l’auspicata ripresa. Alla faccia del Covid-19.

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