L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 15 aprile 2020

Per decreto legge si abolisce la Costituzione

lunedì 13 aprile 2020

Voce dal sen sfuggita ...


Inutile, poi, correggere.
In tal senso si espresse con sentenza definitiva Pietro Metastasio:

"Voce dal sen sfuggita
poi richiamar non vale.
Non si trattiene lo strale
quando dall'arco uscì"

Una verità antica ("Nescit vox missa reverti", cicalava persino Orazio) che solo recentemente si volle monetizzare dalle parti di Vienna arrogandosene il copyright.
La caccia ai bambini prosegue.

Il conte Gentiloni: "Il Piano Rinascita non può aspettare". Si attendono rappresentanti della sinistra con mazzi di rose rosse sulla tomba di Licio Gelli. Piano Resurrezione, evidentemente, suonava male. Una volta, circa un millennio fa, "Rinascita" fu superciliosa rivista politico-ideologica-culturale del Partito Comunista. Uno dei suoi collaboratori, poi direttore, era il palindromico Asor Rosa.

Un lapsus, anzi un lapis freudiano, prende le nostre televisioni che illustrano le fake news. Quali sarebbero i preclari esempi di tali notizie infondate? 
Le bibite fredde non aumentano la pericolosità del virus.
Gli animali non trasmettono il virus.
I migranti non trasmettono il virus.
Tre delle maggiori industrie improduttive italiane, insomma.

Beppe Grillo, prendendo spunto dalle parole di Jorge Bergoglio: "Pensiamo a un reddito universale di base". Lo ri-dico: Grillo è il miglior politico italiano. Non mente mai, dice sempre la verità. Non capisco perché non lo stiano a sentire. Basta leggere ciò che scrive il suo Blog per avere contezza del futuro. E però ancora si fa affidamento su impiastri di citazioni tratti da chissà dove, dalle fonti più oscure e ridicole. Mettiamoci in ascolto. Grillo parla pure in Italiano ... Ascoltiamolo: "Pensiamo a un reddito universale di base". 
Perfetto.
Ecco a voi, quindi, anticipate da chi sa, le provvigioni da poltrona del Ventunesimo Secolo, la Belle Époque della dolce improduttività. Remunerare il far niente: una sorta di riedizione del Paese di Bengodi. Niente di nuovo: il massone Carlo Collodi l'aveva anticipato nel famigerato Paese dei Balocchi. L'apripista era nientemeno che Lucignolo, figurina che sgorbieggia delicatamente l'Illuminismo. Pinocchio, che segue Lucignolo, non è, perciò, ancora pronto per il Paese dei Balocchi. Prima deve sottostare ad alcune prove, onde illuminarsi pienamente: dapprima è mutato in ciuco, poi gli tocca stare tre giorni nella balena. Son tutte simbologie della rinascita. La mistica trasformazione in asino l'abbiamo già in Apuleio (invece della Fata Turchina c'è Iside); la balena è, ovviamente, derivata dal libro di Giona. Dobbiamo risorgere a nuova esistenza, insomma. Lo dicono sia il Conte che il conte.

Prima Tromba. Calca per l’apertura del primo McDonalds’ a Teheran.
Seconda Tromba. L’agonizzante Jorge Bergoglio ordina il distacco dell’affresco di Piero della Francesca, La tortura dell’ebreo, dalla basilica di San Francesco. L’operazione rientra nel piano degli sforzi congiunti (la cosiddetta Prima Interconfessionale) propedeutici al Sinodo Ecumenico delle Religioni Trascendentali di Bruxelles.
Terza Tromba. Servizio del TGD1 sul primo percettore del reddito di cittadinanza universale.
Quarta Tromba. La campagna no-contante, in collaborazione con Telethon, raggiunge il primo miliardo di euro. Ogni 100 euri liquidi ne vengono accreditati 111 sul conto bancosanitario, previa donazione automatica dell’1,11% a Telethon stessa, da devolvere alle vittime della Seconda Pandemia.
Quinta Tromba. Storica prima bozza di accordo sul nuovo Stato di Palestina. Le firme di Ahmed Tamini e del Presidente Israeliano Natalie Portman hanno registrato, in olovisione, quasi due miliardi di share.
Sesta Tromba. Il Premio Nobel per la Pace Greta Thunberg diviene la prima Cittadina del Mondo a sposarsi con sé stessa.
Settima Tromba. Arrestato in Israele il leader degli ultraortodossi Avraham Schreider durante le manifestazioni contro il divieto della circoncisione sino ai dieci anni di età.

Impazzano i video sulla nuova vita digitale che attende i mocciosi, poi adolescenti, infine uomini da poltrona del Ventunesimo Secolo. Ecco che fanno i compiti: lanciandosi apostrofi idiote ("Oh, raga!"), diteggiando col toast in bocca, connettendosi in ciabatte, giulivi come oche all'ingrasso.

Su "Beautiful" due ragazzotti si sfiorano, si sbaciucchiano, si amano. Poscia, per vie traverse, la scoperta: sono fratelli. La storiella si ripete sino a essere divenuta luogo comune. D'altra parte l'incesto, quale tabù, serviva. Una volta. A preservare la società. Ma oggi? Puliamo i ripostigli della storia!

Quando Licio Gelli, nel 2006, donò le proprie carte "non segrete" all'Archivio di Stato di Pistoia, a stringergli la mano c'era l'archivista (docente di Archivistica ad Arezzo) Linda Giuva, moglie di Massimo D'Alema. Se ricordo bene (sto rovistando fra le ragnatele del millennio passato), la stessa Giuva fu già curatrice dell'Archivo dell'Istituto Gramsci di Roma, all'Ostiense, dove si raccoglievano le carte dei maggiori rappresentanti del Partito Comunista Italiano.

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