L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 16 aprile 2020

Rinascita Scott - Chi criticava sapeva di mentire

Rinascita Scott, Gratteri a CityNow: 'Troppa rabbia sull’indagine. Chi criticava sapeva di mentire'

Il procuratore capo di Catanzaro torna sull’operazione che ha disarticolato le cosche vibonesi: “Troppe speculazioni sulle scarcerazioni”

15 Aprile 2020 17:06Redazione


Più di 400 persone indagate, 300 delle quali destinatarie di richiesta d’arresto. Quindici milioni di euro di beni sequestrati in tutta Italia. Duecentocinquanta pagine di capi d’imputazione all’interno di una imponente ordinanza che ne conta 13500. Questi sono solo alcuni dei numeri dell’operazione “Rinascita Scott” che il 19 dicembre dello scorso anno ha disarticolato le organizzazioni di ‘ndrangheta operanti nel Vibonese e facente capo alla cosca Mancuso di Limbadi e al clan Lo Bianco-Barba.

Un imponente blitz, in cui sono stati impegnati 2500 Carabinieri del Ros e dei Comandi provinciali supportati anche da unità del Gis, del Reggimento Paracadutisti, degli Squadroni Eliportati Cacciatori, dei reparti mobili, da mezzi aerei e unità cinofile.

“La più grande operazione dopo il maxi processo di Palermo”, l’ha definita a suo tempo Nicola Gratteri, Procuratore capo di Catanzaro, che ha emesso il provvedimento. Un blitz che fu anticipato di 24 ore per paura di una pericolosa, quanto magari consueta, fuga di notizie che avrebbe in qualche modo reso vani gli sforzi degli inquirenti. Il che la dice tutta sui veleni che anche nelle ore successive hanno avvolto la Procura di Catanzaro.

Nicola Gratteri è tornato a parlarne nel corso della consueta diretta di CityNow, contribuendo a fare chiarezza su alcuni aspetti dell’inchiesta criticata soprattutto dal fronte dei garantisti.

“È stata una indagine molto importante perché, finora, anche la Corte di Cassazione ci ha dato ragione. Certo, aspettiamo l’udienza preliminare e il primo grado, ma possiamo dire che è stata riconosciuta l’importanza di una inchiesta che in modo sistematico ha abbracciato tutta la provincia di Vibo Valentia, dove abbiamo visto una mafia molto forte, molto evoluta che ha toccato anche la zona grigia”.

Nell’operazione sono stati coinvolti politici, avvocati, commercialisti e massoni. E i detrattori del procuratore Gratteri non si sono fatti attendere:

“Ci sono state molte speculazioni e molte polemiche sul numero delle scarcerazioni, e ognuno che andava in televisione fantasticava: ogni giorno, a un certo punto, erano più le persone scarcerate di quelle arrestate per quanto era la foga, la rabbia, su questa indagine. Io capisco lo stato d’animo delle persone, capisco che magari delle persone devono dare conto ad altri quando parlano, o che hanno rapporti di amicizia o di conoscenza e quindi sono presi sul piano emotivo e perdono di lucidità, però intanto per quelle persone per cui abbiamo fatto la richiesta di custodia cautelare, dalla richiesta all’ordinanza, è passato un anno. E le persone scarcerate erano soprattutto quelle per intestazioni fittizie di beni e quindi prestanomi. Nel momento in cui una persona davanti al giudice confessa, non essendoci più pericoli di inquinamento delle prove, viene scarcerata. Da qui si può valutare, e dire sono uscite 69 persone, che l’indagine è crollata, che l’impianto accusatorio era un castello di carta sono esagerazioni, voler forzare la realtà e soprattutto non raccontare la verità. Molti di questi che hanno parlato sapevano di mentire e di non essere in buona fede”.

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