L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 14 maggio 2020

C'è un odio profondo per il popolo che la nostra classe politica tutta dimostra nei nostri confronti coadiuvata dalla televisione, giornaloni, giornalisti, il circo mediatico.

LA DITTATURA DELLA MALEVOLENZA

Maurizio Blondet 13 Maggio 2020 

Le imprese italiane perderanno fra i 348 e i 475 miliardi di fatturato nel 2020. Decine di migliaia non riapriranno, milioni i disoccupati senza prospettive. E il ministro dell’economia che ha come unico scopo di ingabbiare l’Italia nel MES, per 37 miliardi che sono nulla rispetto ai bisogni, onde infilarci sotto il tallone tedesco, e un programma trentennale di “avanzi primari”, ristrutturazione del debito Troika, destino greco.

Si continuano a vedere servizi su tutte le reti, in ogni trasmissione, dove le persone intervistate dicono di non aver visto ancora un euro di cassa integrazione” (Guido Crosetto).

“Ho 8 dipendenti per cui in data 18 marzo è stata presentata la richiesta ma ad oggi nemmeno l’ombra di un centesimo. Adesso il governo sta facendo scaricabarile con le regioni e le regioni scaricano su Inps.”

“Le 991.000 P. IVA, autonomi, stagionali ecc non hanno ricevuto ancora il bonus nonostante i parametri perfettamente in regola e quindi aventi diritto”.

Arrigo Cipriani, titolare del famoso locale di Venezia, intervistato dalla tv locale. Dice: solo durante la guerra ho chiuso, nemmeno durante l’acqua alta. Ora non riapro se le condizioni sono queste imposte. Costa di più aprire che restar chiuso. Aggiunge: A Ibiza, dove ha un altro locale, gli sono stati offerti 600mila euro per riaprire. A NY, Londra e Spagna tutti i 2000 dipendenti hanno avuto soldi. In Italia li ha anticipati lui. Ora non ce la fa più. Troppe tasse e niente incentivi.

E questo, da parte dei partiti di governo, dall’ultimo deputato fino al Quirinale, senza un solo segno, indizio di partecipazione al dolore della gente che, in fondo, è sua. Qui non è solo questione di incapacità: è un vero e proprio odio per il popolo, che il governo europeista manifesta. In Gran Bretagna, la settimana stessa in cui è cominciato il lockdown i proprietari di ristoranti hanno avuto 25 mila sterline sul conto corrente, dallo stato; autonomi e professionisti l’indennità di malattia o altro reddito, pari all’80 per cento di prima. Qui , il governo non ha dato nulla: e peggio, anzitutto ha obbligato a “fare domanda”, a dover dimostrare di aver perso “almeno” il 30 per cento di fatturato o reddito; gli umilianti 600 euro non sono stati visti in moltissime casi.

Gualtieri nemmeno chiede i miliardi a fondo perduto che la BCE sta producendo; adesso, Angela Merkel ha chiarito che quei miliardi “alla fin fine andranno restituiti”; e quindi ha sancito che nulla sarà”grant”. Quella finestra è chiusa, ed è stato il governo a non approfittarne.

Ma il governo ha una sola urgenza: rendere impossibili le riaperture, imponendo misure che sono angherie minuziosamente oppressive e strangolatrici. Insisto: non è solo incapacità , è odio.

Due mesi fa, appena il suo governo ha chiuso il popolo in casa senza reddito, Graziano Delrio “in sintonia” con l’intero PD non pensa ad altro che imporre una specie di patrimoniale , un prelievo su redditi superiori agli 80 mila euro annui – un reddito che, appunto, molti non hanno più. Persino Di Maio gli spiega che “in questo momento alla gente i soldi bisogna darli, non portarglieli via”.

Oltretutto, la proposta di Delrio renderebbe meno di due miliardi, un gettito ridicolmente insufficiente: occorrono centinaia di miliardi, e solo la BCE può darli, e lo sta effettivamente creando. Quello di Delrio (e del PD) è solo come riflesso istintivo di malevolenza, un desiderio di nuocere previo, antecedente ad ogni convenienza per le finanze. E Delrio è stato ministro; alle infrastrutture e trasporti; anzi, quel ministro che ha regalato ai Benetton il monopolio naturale autostrade, senza concorso, per assegnazione diretta, a condizioni rovinose per il popolo italiano e d’oro per la famiglia, facendone dei miliardari senza obblighi, percettori di profitti che rivaleggiano solo con lo spaccio di droga (come si disse quando cadde il ponte Morandi). Ai Benetton non ha pensato di applicare una patrimoniale per restituire allo Stato un poco di quei profitti; no, pensa subito a quelli con reddito da 80 mila euro annui, 4-5 mila euro netti al mese…

Incattivito per la scoperta che il prelievo sugli 80 mila euro di reddito promosso dall’arricchitore dei Benetton rendesse così poco, qualche giorno dopo l’ex segretario Bersani sbotta in tv: “Ma è possibile che in Italia il 46% dei contribuenti dichiari meno di 15mila euro e solo il 6% più di 50mila? Questi dati li leggono anche in Germania e Olanda e ricavano una semplice conclusione, che gli italiani non vogliono tirare fuori i soldi. Si può dargli torto?“.

Proprio il fatto che in un mese di chiusura le gente già si impegni l’oro al monte di pietà, i micro-imprenditori si suicidino, milioni di italiani abbiano bisogno dei 600 euro e stiano affondando perché non li ricevono – proprio questo conferma che è vero che quasi la metà della popolazione sia ridotta a vivere con 15 mila euro l’anno (basta pensare ai 7 milioni e mezzo di pensionati), ed è verissimo che in Italia non i ricchi, ma i benestanti con buon stipendio, nel privato, sono pochissimi.

Ma questo appare chiaro a chi guardi il popolo con un occhio di pietà. Chi lo guarda con occhio malevolo, da questo affogare e colare a picco dei dichiaranti meno di 15 mila euro l’anno, corre alla conclusione: “Gli italiani nascondono i soldi, hanno ragione gli olandesi”.

Lui, Bersani, è di quelli che 15 mila euro li prendono al mese, non all’anno; e a pagarglielo, sono le imposte estratte anche da quel 46% di italiani che devono vivere un anno col suo mensile. Questa è la generale insensibilità dei “ricchi di Stato”, l’oligarchia pubblica inadempiente che quei milioni li prende dai poveri (soggetti a Irpef, Iva eccetera), senza alcun merito né controparte. Ma Bersani (e i piddini) vi aggiungono quel di più di sospetto e di livore, che rivela appunto l’odio. Infatti il primo impulso è mandare gli investigatori del Fisco a frugarli, a guardare sotto le mattonelle, questi che nascondono i soldi. Bisogna recuperare l’evasione, che l’occhio malvagio immagina in centinaia di miliardi; tutti lì, facilissimi da prendere, con leggi più feroci e intrusive.

“Questa crisi deve portare a un ripensamento del sistema fiscale – ha infatti detto Bersani: Chi ha di più deve dare di più, perché anche lui può andare in terapia intensiva e va in un ospedale pubblico”.

Per intanto, una vigilessa urbana blocca un funerale ed esige che i partecipanti tirino fuori i documenti, per provare che sono parenti del morto.


Ad un barista viene ordinato di chiudere gli ombrelloni davanti al negozio, che ha trasformato in bar “da asporto”, perché non sia che i passanti ci si fermino sotto. Un micro-imprenditore di Cosenza, disperato dai continui soprusi dello Stato, da fuoco all’intero magazzino in diretta.


Un intero governo e i suoi media giustificano i 4 milioni spesi per la loro operatrice sociale rapita da shabab, mentre la gente non riceve la cassa integrazione e gli aiuti più urgenti e necessari.


La nave da crociera che il governo paga per ospitarvi i clandestini in quarantena. Ha 250 posti. Alessandro Pagano, capogruppo Lega alal Camera : “Per il noleggio della nave traghetto ‘Moby Zaza’ la compagnia Moby Line riceverà tra i 900mila e 1 milione e 200mila euro: 4.210 euro al mese per clandestino imbarcato”.
Ogni migrante sulla nave-quarantena ci costerà oltre 4mila euro al mese


Le proteste pesanti che corrono sul web vengono qualificate dai media come odio: il popolo italiano odia ed esprime il suo basso odio verso la shabab incinta con termini di inqualificabile razzismo; il popolo fa vomitare il giornalista da 300 mila euro l’anno o più.

#Arcuri: "stamattina abbiamo fatto una offerta per l'acquisto di reagenti"
S T A M A T T I N A !

Ogni critica fa vomitare il commissario alla pandemia Arcuri, ricco di Stato, uno che non sa nemmeno usare le Pagine Gialle, “ordina” mascherine che nessuno può fornire al suo prezzo, comunica l’11 maggio: “Stamattina abbiamo fatto un’offerta per l’acquisto di reagenti” (per i test che non servono a nulla – dichiarano positive anche le papaie – però sono necessarie alla gente per avere il diritto di tornare a lavorare ). Stamattina, 11 maggio! E la gente aspetta, avendo il governo vietato ogni ripresa dell’economia senza “le protezioni” e tutte le “certificazioni”, e non avendo nemmeno distribuito i 600 euro.

Anche gli altri governi stanno al gioco del progetto che per comodità chiamamo di Gates-Rockefeller; aspettano tutti lo pseudo-vaccino e l’annesso “certificato di immunità” che renderà obbligatorio il tracciamento universale necessario all’internet delle Cose – e intanto limitano le libertà per preparare i sudditi alla società che è stata progettata in alto (o negli abissi) per i popoli che il capitale stima superflui

(Foto della cerimonia di apertura delle Olimpiadi Londra 2012. La sceneggiatura evocava il Progetto: virus corona aleggianti, morte, ospedali, infermieri, malati, e bambini uccisi.)

Però nessun altro governo esercita quel sovrappiù di oppressioni arbitrarie e prepara così decisamente e deliberatamente la miseria al suo popolo, quanto questo, il nostro. Nessun governo butta in faccia al suo popolo la disparità di trattamento che riserva ai “migranti” (clandestini) affittando per loro una nave da crociera, e il disprezzo e l’abbandono nella miseria che riserva ai poveri più poveri. E già si sentono voci su un prelievo alle pensioni sopra i 1500 euro mensili; sapendo perfettamente che dominano sopra un paese dove i 7 milioni di pensionati mantengono spesso, con quelle, i nipoti disoccupati di lunga durata e condannati alla precarietà dalle loro politiche “europeiste”.

“A questo punto mi convinco che la vecchia Unione Sovietica era un regime moderato, ragionevole e persino liberale se paragonato a quello che stiamo vivendo oggi”, mi twitta un amico. “Non capisco, la cosa non si spiega”.

L’amico tende ad attribuirla al processo di meridionalizzazione della società. Certo, in questo governo composto esclusivamente di meridionali, si riflette la profonda estraneità che nella crisi del coronavirus hanno manifestato i lavoratori del Sud per il Nord colpito: scappandone in massa come da un paese straniero; con certi governatori delle Regioni del Sud che li hanno implorati di non portare l’infezione lombarda sulle loro spiagge; ancora adesso apparentemente tutti i lombardi e veneti non saranno graditi come turisti nel Sud. Pecchioli ha già rilevato di come Mattarella non abbia dedicato nemmeno un discorsetto dei suoi, surgelati, di solidarietà alle città martirizzate di Bergamo e Brescia; sentite come aliene, come Ljiubliana o Zagreb.

A quale altro popolo si fa subire il vincolo esterno?

Ma invece è fin troppo facile “spiegare la cosa” – l’odio e il disprezzo del popolo italiano da parte dei suoi dirigenti – risalendo indietro nel tempo.

Quale altra nazione ha avuto una classe padrona (non la chiamerò “dirigente”) che ha voluto assoggettare la società su cui domina a un sempre “vincolo esterno”, ossia ai poteri stranieri – i “mercati internazionali”, la “Europa”, la moneta tedesca – per assoluta sfiducia delle possibilità e qualità del popolo italiano? E’ un disegno, adottato dalla classe dirigente laicissima e progressista che in qualche modo si considera erede del (fallito e propagandisticamente detto) Risorgimento, nell’eco di D’Azeglio: “ora che abbiamo fatto l’Italia, facciamo gli italiani”; perseguito con la tenacia spietata, generazione dopo generazione di padroni, di una cospirazione da società segreta, di un culto gnostico – e radicalmente sleale verso la sua gente, dominandola dai posti di potere sottratti alla democrazia.

Naturalmente è d’uopo citare Guido Carli (1913-1993), governatore della Banca d’Italia dal 1959, gran suggeritore di Eugenio Scalfari e deus ex machina del progetto anti-popolare. Anzitutto, anima i congiurati il disprezzo per la classe politica che il popolo vota, democristiana o comunista; incapace per Carli di “guidare il paese in uno spirito di modernità e riformismo” (“fare le riforme” già allora)

Guido Carli

A cose fatte, nelle sue memorie, lo dirà chiaro Carli: : “La nostra scelta del ‘vincolo esterno’ nasce sul ceppo di un pessimismo basato sulla convinzione che gli istinti animali della società italiana, lasciati al loro naturale sviluppo, avrebbero portato altrove questo Paese…ritenevamo che senza un forte vincolo esterno, avrebbero prevalso le forze involutive che miravano a instaurare una società comunistica”.

Tutto quel che ha subito l’Italia, dall'adesione alle norme sempre più dure e stringenti dell’Europa (da mercato comune a moneta unica uguale al marco), al “divorzio” fra Tesoro e Banca d’Italia, realizzato nel 1981 da Ciampi per la Banca d’Italia e da Beniamino Andreatta per il Ministero del Tesoro, senza passare per alcun dibattito parlamentare, che espose il debito pubblico italiano alla speculazione globale, fino al capestro di Maastricht e alla austerità trentennale, la svalutazione dei salari per restare “competitivi” con una moneta sopravvalutata – rispondono a questa volontà di disciplinare il popolo col vincolo esterno, sottoporlo al giudizio straniero, mettergli sempre nuove manette ai polsi. Perché se non per odio?

Ad un certo punto, lo stesso Carli si ammette stupito dalla vitalità ingegnosa del popolo: ““Nessuno aveva compreso le potenzialità della nostra economia, neppure noi che eravamo fortemente favorevoli a quel ‘bagno nell’acqua gelata’ del mercato aperto”.

Che frase rivelatrice. Quale altro potente dirigente, in quale altro paese, parlando del suo popolo, avrebbe vissuto come lì apertura dell’economia nazionale alla concorrenza come “un bagno nell'acqua gelata”? I bagni freddi furono per secoli il trattamento per fiaccare i malati di mente ribelli o violenti. Ma una volta constato che il popolo non soccombe ai bagni freddi del mercato aperto, adesso bisogna rendere legali le fughe di capitali (prima vietate, da sempre), togliergli la sovranità monetaria, farlo entrare nell'euro con un debito del 120 per cento e l’obbligo di portarlo al 60 % per cento del Pil: un Pil che decresce per le limitazioni imposte dal tetto sul deficit, che i nostri tecnici fanno subire al popolo.-

Che cosa se non odio e disprezzo ha ispirato i propositi di Padoa Schioppa: “Un programma completo di riforme strutturali […] dev’ essere guidato da un unico principio: attenuare quel diaframma di protezioni che nel corso del Ventesimo secolo hanno progressivamente allontanato l’ individuo dal contatto diretto con la durezza del vivere, con i rovesci della fortuna, con la sanzione o il premio ai suoi difetti o qualità”. 

Che l’odio contro il popolo e il progetto di disciplinarlo, nato fra i massoni banchieri risorgimentali borghesi, sua stato assunto con feroce convinzione dall’ex Partito Comunista, non è affatto strano: dopotutto, quando era il PCI già voleva sottoporre gli italiani al vincolo esterno sovietico; ha cambiato solo padrone, prestando all’ordoliberismo il proprio sovrappiù di odio, la sua creatività nell’immaginare supplizi nuovi.

Il vincolo esterno deve diventare gabbia e prigione. Il popolo finalmente schiavo. A cui, con la scusa del virus, si può imporre “la prenotazione anche per le spiagge libere”, e ai bagnini, lì Istituto Superiore di Sanità ordina: “No alla respirazione bocca a bocca se qualcuno sta male in spiaggia”

Non può essere che odio e malevolenza istintiva verso la gente ad ispirare simili divieti. Secondo Fabio Dragoni, nei permessi a riaprire le attività economiche è celata una malvagità in più:

“Imporre regole che formalmente permettono ai commercianti di aprire, ma che sostanzialmente non li fanno stare in piedi, è una vigliaccata: grazie alla quale lo Stato non erogherà più, ad esempio, la cassa integrazione e l’impresa sarà sempre più sola. Fine #lockdown mai”, dice.

Intanto la gigantessa obesa dell’agricoltura, si commuove per egoismo personale perché – lei che ha sposato un maghrebino – è riuscita a far gravare su questo popolo disperato altri 600 mila mantenuti stranieri. E’ appena il caso di ricordare che un’altra disciplinatrice pianse , e per il popolo fu il governo Monti, l’irrecuperabile rovina dell’economia, anzi della possibilità di rinascere

Il popolo è diventato finalmente lo schiavo passivo che volevano : senza ingegno, ignorante, senza più idee, dipendente da qualche elemosina avara. Vinto. E gli dicono che è lui che odia.

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