L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 23 maggio 2020

COME OTTENERE UN’ABBRONZATURA INTEGRALE NONOSTANTE MASCHERINE, GUANTI E PLEXIGLASS FUMÈ …

giovedì 21 maggio 2020
L'ossessione del male [Il Poliscriba]


Il Poliscriba

Il problema del male, visto nella sua complessità,
e nella sua assurdità rispetto alla nostra unilaterale razionalità,
diventa ossessionante. Esso costituisce la più forte difficoltà per
la nostra intelligenza religiosa del cosmo. Non per nulla ne
soffrì per anni S. Agostino: "Quaerebam unde malum, et non
erat exitus", io cercavo donde provenisse il male, e non trovavo
spiegazione 
(Confess. VII, 5, 7, 11, etc.; P.L. 32, 736, 739)

La via per l’inferno è lastricata di buone intenzioni.
Scivolando con noia e una certa distanza dai fatti odierni, sui quali mosche impazzite pasteggiano e inoculano larve per futuri discorsi già in putrefazione, nell'esatto istante in cui verranno proferiti, se non pensati, m’imbatto in alcune frasi di Paolo VI, non cercate, semplicemente apparse sul mio monitor per brevi tratti acceso su ciò che è altro dalla realtà.
Il tono è apocalittico, ossessivo, triste, una presa in carico d’impotenza tanto biasimata da certi cantori della dissoluzione, da farne un vessillo modernista mai ammainato; ma vì è un tocco di speranza, il tepore di un manto protettivo sgualcito, la maternità uterina di un caldo bagno amniotico promanante da un ordine definito o definibile, da questa trama inestricabile, inesplicabile, screziata di galassie, trama di cellule, rete neurale, incesto anima-corpo, creatura-Creatore.
Il Pontefice parla all’ Udienza Generale; l’anno è il 1972; il giorno è il 15 novembre, un’ora di luce invernale storpiata da un’algida atmosfera saturata da considerazioni sul male e precisamente sul Demonio.
Così dice: “È molto interessante il quadro della storia drammatica dell’ umanità, dalla quale storia emerge quella della redenzione, quella di Cristo, della nostra salvezza, con i suoi stupendi tesori di rivelazione, di profezia, di santità, di vita elevata a livello soprannaturale, di promesse eterne.
A saperlo guardare, questo quadro, non si può non rimanere incantati: tutto ha un senso, tutto ha un fine, tutto ha un ordine ...

Ripetiamolo ad nauseam: tutto ha un senso, tutto ha un fine... tutto ha un ordine, anche se ospiti della giostra retrograda sulla quale ruotiamo come pargoli redarguiti dal Sommo Vate : “ la maggior parte de li uomini vivono secondo senso e non secondo ragione...”
In questo senso, in questo fine e in quest’ ordine, deve per ragioni apparentemente oscure, trovare luogo, il Male.
PaoloVI così prosegue: “Il Male non è più soltanto una deficienza, ma un’efficienza, un essere vivo, spirituale, pervertito e pervertitore. Terribile realtà. Misteriosa e paurosa”.
Oggi, sortiti per DPCM dal serraglio, dalla trappola che non è trappa, abbiamo compreso cosa sia l’efficienza del Male?
Io credo di no.
Infatti, qui si ride e si muore, non già di nuovi mali, ma di antichi, mai sopiti, mai battuti.
Nel bimestre e qualche scampolo che ho trascorso per lo più a meditare sul vacuum, perché veramente non ho fatto nulla che possa anche solo lontanamente definirsi meditazione, ho curiosato tra le meretrici youtubiche, i markettari del catastrofismo, i falsi adoratori del male, della sua imbecillità postmoderna e, devo dirlo, mi sono anche divertito.
Beh, certo, il mio non è stato un ridere, ma un amaro sogghignare dietro le spalle di centinaia di migliaia di cretini che aspirano alla rivoluzione dell’armiamoci e partite, abboccanti all’amo di frolle fregnacce.
L’unica nota degna di nota è che gli aspiranti comici sono sempre troppi e alcuni neanche malvagi, direi, scritturabili, nella terra che forgiò per prima al mondo la Commedia dell’Arte.
Il canovaccio è presto redatto: riconquisteremo Roma, la sovranità monetaria e la libertà elettorale ... “Ma mi faccia il piacere!”.
Piccoli generali senza esercito crescono in narcisismo e popolarità virtuale.
Mi son prefigurato e pregustato i dannati nel girone della troika e della sopportazione domestica, come segugi alla volta delle tracce sul fango della carovana degli attorucoli improvvisati che monetizzano 1 euro ogni 1000 visualizzazioni - i più astuti si fanno anche adescare dalle proposte d’inserzione pubblicitaria - annusatori di scie mollicce, ripassate da un movimento di mouse sulla destra colonna dei video, alla cerca del titoletto più consono allo stato d’animo del momento, onde stillare una scarica urinaria di like.
Grassetti di questo tono sono i cantoni più irrorati di feromoni dell’insensatezza per bruciori di stomaco e livori acefali da brachiformi tuttologi dell’universologia internauta ... la migliore, si mormora dagli ultimi banchi d’ogni scuola d’ordine e grado: UN’INVASIONE MILITARE, O ALIENA, È ALLE PORTE (mai avveratasi perché siamo già occupati da 75 anni); IL COVID RITORNERÀ, MA STAVOLTA ATTRAVERSO GLI ACQUEDOTTI (bastava il fluoro ad averci reso tutti più rimbambiti); L’OMS STA PREPARANDO IL VACCINO FINALE PER STERILIZZARE L’UMANITÀ (l’India ne aveva veramente bisogno, ma ha cacciato quel benefattore maltusiano di Bill Gates); LA CINA SAPEVA DEL COVID GIA’ A SETTEMBRE 2019 (… e ha mentito con lo scopo recondito di globalizzare il comunismo maraMao attraverso l’e-commerce sulla piattaforma leninista di alibabà e i quaranta limoni); TRUMP ATTACCA LA CUPOLA GIUDEO-MASSONICA PER LIBERARE FINALMENTE IL PIANETA DALL’INFLUSSO MEFITICO DI SOROS&CO. (non dire al trumpologo che si tratta di mera campagna elettorale); L’ITALEXIT SI FARÀ ... ECCO COME USCIREMO DAL GIOGO EUROINOMANE. (con dieci galli in un pollaio sovranista che nemmeno le correnti DC della Prima Repubblica ...)
Video comunque surclassati dal più prosaico e genuinamente italico: COME OTTENERE UN’ABBRONZATURA INTEGRALE NONOSTANTE MASCHERINE, GUANTI E PLEXIGLASS FUMÈ …
Per poco, non mi sono fatto trascinare e tracimare anch’io nel gorgo psicotico delle ragioni e dei torti, delle astuzie da giullari di bassa corte e dagli strilloni da marciapiede fuori e dentro i confini nazionali.
Col petto quasi enfio d’acqua di latrina, col sicuro rischio di non poter esser soccorso da nessun bagnino del buon senso, impedito dall’INAIL nelle sue competenze respiratorie bocca a bocca, mi son scovato ad annaspare in un mar di niente, similare all’epilogo della puzzolente scena del peggior bagno di Scozia nel Trainspotting di Welsh.
Francamente me ne infischio di come l’italianuzzo si crogiolerà nei rettilari liguri o adriatici, o se il barcode dei nuovi menù tutto pizza non funzioneranno a dovere.
Il minimalismo, prodotto di encefali plasmati dalle statistiche e dall’assenza di stimolanti paesaggi mediterranei, ha finalmente infettato ‘o sole mio e le relazioni umane, imponendo la distanza sociale come un disincarnato evento d’arte contemporanea.
La streetart si è già perfettamente adeguata al mio menefreghismo onninclusivo, apponendo a muri sdruciti, a cascami d’intonaco, La ragazza con l’orecchino di perla, o meglio La ragazza con turbante di Vermeer, avvolta da mascherina … colmando finalmente un gap-dress, scriverebbero su Vogue.
Ora, nuovamente tutti in trappola, ma fuori di casa, senza il minimo sospetto che la gabbia sia vasta come il mondo, grazie alle benzodiazepine ingerite in lockdown che hanno triplicato il fatturato di Novartis.
L’ossessione per il male non s’è placata; il sospetto serpeggia carsico, accerchiato da traslucide forme di plastica.
Il fratricidio è tra noi, in noi e chiude il cerchio antidiluviano.
Sapere o non sapere cosa si cela dietro il siparietto della fine della nostra millenaria civiltà, è materia da guardoni, da morbosi lettori di cronaca nera: l’omicidio si è già compiuto, non c’è più nemmeno traccia del cadavere, anche la cronaca è svanita.
Ossa biancheggiano qua e là e ominidi villosi si apprestano ad usarle come clave, a volte confondendole con quelli di seppia:

Cerca una maglia rotta
nella rete che ci stringe,
tu balza fuori, fuggi!
(…)
Vedi, in questi silenzi in cui le cose
s'abbandonano e sembrano vicine
a tradire il loro ultimo segreto,
talora ci si aspetta
di scoprire uno sbaglio di Natura,
il punto morto del mondo, l'anello che non tiene,
il filo da disbrogliare che finalmente ci metta
nel mezzo di una verità.

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