L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 6 maggio 2020

Complottista è chi nasconde la verità in mezzo a mille fake news


“C'è una strategia cinese che guida Di Battista”. No, non è un sito complottista, è La Repubblica, un tempo glorioso giornale civico, oggi possedimento privato degli Elkann-Agnelli, l'ultima famiglia “reale” del nostro Paese.

Esattamente una settimana fa ho attaccato lo scandaloso accentramento di potere mediatico (e quindi politico) in mano alla EXOR degli Elkann (oggi sono i padroni di Repubblica, La Stampa, Il Secolo XIX, Il Tirreno, la Nuova Sardegna, Il Mattino di Padova, Il Messaggero veneto, Il Piccolo di Trieste, La Gazzetta di Mantova, La Gazzetta di Reggio, La Gazzetta di Modena, L'Huffington Post, Business Insider Italia, Mashable Italia, La Nuova Ferrara, La Nuova Venezia, Il Corriere delle Alpi, L'Espresso, Limes, Micromega, Radio Deejay e Radio Capital) e oggi, puntuale come un orologio svizzero - chiaramente indossato sul polsino - è arrivata la “vendetta” mediatica.

“Nell'articolo c'è scritto altro” sostengono i giornalisti che firmano i pezzi, ma chi legge quel titolo - e di norma vengono letti più i titoli dei pezzi - cosa dovrebbe pensare? Che c'è una strategia cinese che mi guida, più o meno la stessa scemenza detta in TV da Salvini.

Ormai la linea salviniana e quella di Repubblica coincidono sempre più. Beh, era prevedibile. Con l'acquisizione del Gruppo editoriale L'Espresso da parte degli Elkann anche la parvenza progressista di Repubblica verrà spazzata via da una linea turbocapitalista, iper-liberista e “neocon”. Establishment puro insomma. Con buona pace dei giornalisti (alcuni davvero bravi), molti dei quali, se la perdita di copie dovesse continuare, verrebbero licenziati dal neo-Direttore Molinari più interessato a curare le public relations con i salotti borghesi che i rapporti con i lettori.

Degli attacchi non me ne è mai importato nulla, mi interessa combattere per le mie idee ed esser suddito della “dittatura della coscienza”. Nel mondo del “partito unico” liberista e oggi del “giornale unico” neoconservatore chiunque si scosti dal pensiero dominante viene dileggiato e diffamato.

Ho detto che senza l'intervento della Russia probabilmente in Siria l'Isis avrebbe dilagato? Sì, perché lo penso. Ho detto che le buone relazioni con la Cina possono diventare per l'Italia armi negoziali nei tavoli europei per ottenere di più? Sì, perché lo penso. Ho detto che (nonostante storture e anomalie interne) se Venezuela e Iran (rispettivamente primo e quarto paese al mondo per riserve di petrolio) non avessero nazionalizzato l'industria petrolifera non farebbero parte dell'asse del male? Sì, perché lo penso. Ho detto che le sanzioni a Russia, Siria e Iran colpiscono più i nostri interessi (le imprese italiane esportavano molto in questi paesi) e le popolazioni locali che i loro governi? Sì, perché lo penso.

Ecco, tutto questo nel favoloso mondo di Repubblica diventa: “una strategia cinese che guida Di Battista”. Sono idee, discutibili e criticabili, ma sono solo idee, quelle idee che un tempo Repubblica aveva (così come i lettori) prima di rinunciarvi in nome del padrone di turno.

Io non ho uno stipendio pubblico né una poltrona da difendere. Ho le mie idee e ho battaglie da fare per esempio, combattere i conflitti di interesse.

Perché non vi è nulla di democratico nell'incredibile potere mediatico che ha in mano la EXOR degli Elkann, una holding finanziaria con sede in Olanda, e certi articoli lo confermano.


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