L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 4 maggio 2020

Complottista è colui che la verità la nasconde - La sieroterapia di Mantova&Pavia contro il covid-19 funziona ma gli affaristi dei vaccini non vogliono che la cosa si sappia e quindi la televisione mantiene il segreto

Coronavirus, a Mantova e Pavia si studia l'uso del plasma dei guariti per curare gli ammalati

Medici al lavoro a Pavia 

Nel sangue di chi ha sconfitto la malattia ci sono gli anticorpi al virus. Avviata la sperimentazione su 20 pazienti. I medici: "Quando funziona sembra che li prendiamo per mano e li tiriamo fuori dal baratro"

02 aprile 2020

Usare il plasma del sangue di chi è guarito per curare chi è ancora ammalato. Negli ospedali di Mantova e Pavia studiano come battere il coronavirus e stanno sperimentando su 20 pazienti l'uso del plasma, la parte più 'liquida' del nostro sangue, che contiene una quota di anticorpi che si sono formati dopo avere contratto la malattia. "Si chiamano anticorpi neutralizzanti, si legano all'agente patogeno e lo marcano" spiega il dottor Massimo Franchini, ematologo e primario del centro trasfusioni dell'ospedale Poma di Mantova.

L'idea è partita da un'équipe del policlinico San Matteo di Pavia, guidata dal professor Cesare Perotti, che ha deciso di avviare la sperimentazione. L'azienda sanitaria di Mantova si è aggiunta. "I tempi sono stati velocissimi - spiega ancora Franchini - abbiamo elaborato in una settimana un protocollo che avrebbe richiesto tre mesi". In pratica si preleva il plasma da pazienti che hanno superato la fase critica e sono tornati sani e lo si trasferisce in persone ancora ammalate.

"Il momento giusto per immetterlo è ad uno stadio preciso della malattia: si hanno già delle manifestazioni gravi, come la scarsa ossigenazione, si è sottoposti a ventilazione assistita con casco C-pap, ma non si è ancora intubati". Quando la cura funziona si osserva una 'regressione': "Sembra quasi che riusciamo a tenere il paziente per mano e a tirarlo fuori dal baratro" osserva Franchini.

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