L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 1 maggio 2020

Conte è inetto e incapace. Il M5S è un falso ideologico

"Il premier ci porta alla crisi psichica"

Il politologo: "Punta su comunicazione ansiogena e scaricabarile"

Carmelo Caruso - Gio, 30/04/2020 - 08:30

Giuseppe Conte? «Uomo sull'orlo della crisi di nervi e il suo metodo è quello dello scaricabarile». Divieti? «Stiamo diventando un paese di delatori.


Rischiamo la crisi psichica. La sua classe dirigente è inetta e incapace». Non è lo sfogo dell'uomo in quarantena, ma la riflessione di Marco Tarchi, docente di Scienza politica all'Università di Firenze, riferimento del pensiero di centrodestra, esperto di populismi.

Un altro dpcm perché se «vuoi bene all'Italia mantieni le distanze». Si può tenere ancora un Paese chiuso?

«A quanto pare, sì. Puntando sulla paura suscitata dalla comunicazione ansiogena. Ma quanto a lungo sarà sopportabile questa sorta di arresti domiciliari, se non si fisserà perlomeno una data di massima per rivedere un po' di luce in fondo al tunnel? E quali costi comporterà la serrata, in termini sia di collasso di settori economici, sia di patologie psicologiche?».

Governare senza decidere? Come lo classifica la scienza politica questo «metodo Conte»?

«Come una tattica ben nota, che in termini raffinati si può definire della dilazione, ma in modo meno forbito si chiamerebbe dello scaricabarile».

Si è ingaggiata l'esegesi sul «congiunto» che è ancora un rifugio lessicale per nascondere scelte. È adeguato questo premier?

«Il suo imbarazzo è evidente, così come palese è stata la sua tensione emotiva quando in diretta tv, quasi ansimando, ha attaccato Meloni e Salvini un po' sguaiatamente. Ne è venuta fuori l'immagine di un uomo sull'orlo di una crisi di nervi».

Non è che, in silenzio, i pieni poteri li ha presi lui?

«In più di un'occasione ha abbandonato il «noi» per passare all'«io» e rivendicare quelli che presenta come meriti. Molto indicativo del tentativo di costruirsi un futuro politico personale».

Nessuno mette in discussione la scienza. Ma cosa pensa quando vede in televisione i virologi?

«Che l'irresistibile tentazione di guadagnarsi il famoso quarto d'ora di celebrità non risparmi quasi nessuno. In ogni caso, in un Paese ben governato le scelte che riguardano la collettività non dovrebbero spettare ai medici ma ai politici».

La minaccia è sempre quella: se aumenta la curva, si chiude nuovamente. Ci dobbiamo rassegnare a una vita da topi?

«Può rassegnarsi solo chi pensa che la vita vada misurata solo in termini quantitativi e non qualitativi. Purtroppo, sembra, non sono pochi».

Che impressione le ha fatto la caccia con i droni?

«Triste. Non amo l'irresponsabilità, ma anche la delazione è un sintomo di imbarbarimento».

La criminalizzazione degli assembramenti?

«Criticare l'indiscriminato Tutti a casa! non significa ignorare le norme più elementari di sicurezza. E invece mi sembra che in Italia si passi senza soluzione di continuità dalla rigidità più ottusa alla faciloneria più stupida».

In un suo saggio recente ha parlato di virus e classe dirigente «inetta e incapace» e sostiene che la pandemia rischia di diventare una pandemia psichica.

«Le parole e le espressioni che ho usato sono il frutto di riflessioni, non solo di emozioni. E non le ho scelte a caso. Descrivono, credo e temo, la realtà attuale e un grave processo che si va delineando».

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