L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 27 maggio 2020

E' guerra vera è guerra totale, niente illusioni - Gli Stati Uniti combattono il Venezuela e l'Iran ma dietro di loro c'è la Cina e la Russia di rincalzo

Navigazione fluida per le petroliere iraniane verso il Venezuela con il sostegno della Cina


27 maggio 2020

La prima petroliera proveniente dal porto iraniano di Bandar Abbas nei Caraibi si chiama Fortune. La nave cisterna è entrata domenica nelle acque venezuelane e poi è stata scortata dalla marina e dall'aeronautica venezuelane al terminal petrolifero di Puerto Cabello; il combustibile raffinato rifornirà la raffineria di El Palito.

Una seconda nave cisterna è entrata lunedì nelle acque venezuelane e altre tre stanno arrivando. Il governo venezuelano ha pagato il carburante a tassi di mercato; in un altro mondo, sarebbe una normale transazione commerciale. Non in questo mondo.

Ad aprile, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ordinato alla Marina statunitense di inviare navi nei Caraibi, presumibilmente in missione anti-droga. Queste navi hanno minacciato un embargo sul Venezuela. Si temeva che mentre le petroliere iraniane si avvicinassero alla costa venezuelana le navi da guerra statunitensi avrebbero sfidato e cercato di impedire il loro avanzare. A quanto pare, la Marina nordamericana non è intervenuta. È stato evitato un grave incidente.

Il motivo per cui gli Stati Uniti non hanno bloccato le navi iraniane non ha a che fare solo con l'Iran o il Venezuela. Ha a che fare con la presenza della Cina dietro entrambi i paesi.

La Cina ha profondi legami commerciali con l'Iran e ha gradualmente sviluppato tali collegamenti con il Venezuela. Durante la pandemia globale, la Cina ha trasportato rifornimenti vitali in entrambi i paesi. Ma soprattutto, alle Nazioni Unite la Cina si è schierata apertamente contro la politica di regime change guidata dagli Stati Uniti contro entrambi gli stati. È stato questo scudo cinese che ha permesso alle petroliere di attraversare quello che è in effetti un blocco navale statunitense del Venezuela.

Belligeranza

Trump è di umore bellicoso. La sua lingua contro la Cina si è acuita. Il comando indo-pacifico dell'esercito statunitense ha pubblicato un documento chiamato "Regain the Advantage", che soffia sul fuoco; suggerisce che gli Stati Uniti devono fare di tutto per impedire alla Cina di impossessarsi della propria costa.

Una serie di nuove armi - incluso un missile da crociera ipersonico - minaccia quella stessa linea costiera (quando gli statunitensi dispiegheranno questo missile su un sottomarino, ci vorranno meno di 15 minuti per colpire la Cina dal lancio). Questi sono sviluppi inquietanti.

Nulla nel comportamento di Trump nei confronti della Cina suggerisce che farà qualcosa di meno che far andare gli Stati Uniti verso una sorta di combattimento contro il paese asiatico. E più Trump minaccia la Cina, e più accumula risorse militari statunitensi lungo la costa cinese, maggiori sono le possibilità che la Cina reagirà a Taiwan, provocando, in altre parole, un conflitto di cui il mondo non ha proprio bisogno.

Trump usa il linguaggio delle minacce e dei conflitti come una semplice arma nella guerra commerciale? È solo un discorso avventato per migliorare la posizione degli Stati Uniti nel tentativo di impedire alla Cina di affermarsi come un importante pilastro degli affari mondiali? O Trump intende una "guerra limitata"? Vale la pena diffidare delle azioni del governo nordamericano, in particolare dell'amministrazione Trump.

Mondo Bipolare

Non è corretto vedere "l'ascesa della Cina" come una minaccia al potere preminente degli Stati Uniti. Non vi è alcun apprezzabile "declino degli Stati Uniti" nel nostro tempo, dal momento che il paese mantiene la più potente forza militare e rimane responsabile delle principali istituzioni economiche (principalmente attraverso il potere del dollaro come valuta mondiale e attraverso il controllo del Fondo Monetario Internazionale dal Ministero del Tesoro USA). Tuttavia, gli Stati Uniti non sono pronti a tollerare l'arrivo della Cina come secondo polo economico importante.

La Cina continua a indicare che non vuole conflitti con gli Stati Uniti. Il governo ha ripetutamente affermato di non avere interesse per l'escalation e ritenere prioritaria la stabilità.

Il settore manifatturiero cinese è cresciuto considerevolmente e rimane il paese industriale più potente del mondo. I tentativi degli Stati Uniti di riorganizzare la catena di approvvigionamento globale nel mezzo della pandemia di Covid-19 tagliando la Cina non funzioneranno a breve o medio termine; l'economia mondiale si basa sulla produzione cinese e molti paesi non tollereranno un embargo a lungo termine sulle fabbriche cinesi.

È questa dipendenza dal potere industriale cinese che ha inaugurato un nuovo ordine mondiale bipolare, piuttosto che unipolare.

I legami della Cina con l'Iran e il Venezuela

Anche due decenni fa, la Cina ha resistito a qualsiasi confronto diretto con gli Stati Uniti. Nel 1999, i bombardieri statunitensi, sotto il comando della NATO, hanno colpito l'ambasciata cinese a Belgrado; gli Stati Uniti e la NATO ha affermarono si fosse trattato di un attacco accidentale, qualcosa che sostengono ancora oggi (nonostante le prove che si sia trattato di un attacco deliberato). Per quattro giorni, il governo cinese ha autorizzato le proteste anti-statunitensi in Cina, ma poi tutto è finito in silenzio (gli Stati Uniti hanno pagato un risarcimento). Non è stato detto altro.

Nessun comportamento del genere è presente ora. Se un simile incidente si verificasse in questo momento, la Cina non lo tollererebbe; lo renderebbe un incidente internazionale, sollevando la questione in seno al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, di cui la Cina è membro permanente. E’ più visibile la diplomazia della Cina dalla parte dei palestinesi - specialmente quando Trump ha spinto il governo israeliano a rafforzare le sue politiche annessioniste contro i palestinesi - è un segno delle ambizioni cinesi di essere più vocali in difesa di coloro che sono stati sotto il tallone del potere nordamericano.

La Cina ha sempre più sostenuto l'Iran e il Venezuela contro gli Stati Uniti. La Cina ha profondi legami economici con l'Iran, che è al centro dell'iniziativa Belt and Road.

Xu Bu, ambasciatore della Cina in Cile, si è espresso apertamente in maniera critica nei confronti del segretario di Stato nordamericano Mike Pompeo e nella retorica anti-cinese che gli Stati Uniti hanno cercato di generare in America Latina.

Nel quotidiano cileno La Tercera, Xu Bu ha definito Pompeo un "bugiardo"; queste sono parole forti nel mondo della diplomazia. Pechino, ha scritto, è attivamente impegnata in Sud America a reciproco vantaggio sia della Cina che dei singoli paesi; questo è lo stesso argomento che i diplomatici cinesi usano sull'Iran.

Sia in Iran che in Venezuela, la Cina ha fornito assistenza per affrontare il Covid-19; ha inviato personale medico e attrezzature. Vi sono tutte le indicazioni che la Cina sia sbarcata per far capire a Washington che sta dietro ai governi di entrambi questi paesi.

Le petroliere

Le cinque petroliere iraniane lasciarono Bandar Abbas con bandiere iraniane che sventolavano in alto e con i radar accesi; non c'era alcun tentativo di dire che non sarebbero andate direttamente dove poi sono finite. Hanno annunciato la loro destinazione e atteso. Ciò è molto diverso dal viaggio della petroliera iraniana Grace 1 attraverso il Mar Mediterraneo verso la Siria; quella nave fu detenuta dalle forze britanniche a Gibilterra nel 2019 e divenne un incidente internazionale. Questa volta non è successo niente del genere.

È improbabile che gli Stati Uniti avrebbero permesso a queste navi di entrare nelle acque venezuelane se non avessero avuto l'impressione di avere il sostegno della Cina (e dietro di essa, la Russia). Non c'è dubbio che Washington, nonostante tutti i suoi tentativi di cambiare l'equilibrio delle forze nel mondo, abbia dovuto fare i conti con la decisione della Cina di stare con il governo in Venezuela e in Iran.

Le guerre ibride statunitensi continueranno; La belligeranza retorica nordamericana continuerà; Le spese statunitensi in armi per oscurare il resto del mondo in termini militari continueranno; tutto questo è vero. Ma allo stesso tempo, gli Stati Uniti hanno dovuto accettare che non possono agire facilmente se la Cina decidesse di costruire uno scudo attorno a determinati paesi. La prova di ciò è arrivata quando la Fortune è giunta in Venezuela.

Vijay Prashad è uno storico e giornalista indiano. È capo corrispondente di Globetrotter. È caporedattore di LeftWord Books e direttore di Tricontinental: Institute for Social Research. Ha scritto più di 20 libri, tra cui The Darker Nations e The Poorer Nations. Il suo ultimo libro è Washington Bullets, con un'introduzione di Evo Morales Ayma.

(Traduzione de l’AntiDiplomatico)

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