L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 28 maggio 2020

E' guerra vera è guerra totale, niente illusioni - La posta in palio è l'attuale egemonia globale statunitense che non accetta la multipolarità in cui ci stiamo dirigendo

SCENARI/ Mani della Cina sull’Australia, la risposta Usa è un segnale all’Italia

Pubblicazione: 27.05.2020 Ultimo aggiornamento: 07:49 - Giuseppe Gagliano

Un accordo della Cina con lo stato australiano di Victoria mette in moto la contromossa americana. Tocca all’Italia?

Il presidente cinese Xi Jinping (LaPresse)

Partiamo dai fatti. Gli Stati Uniti hanno avvertito che potrebbe essere costretti a smettere di condividere informazioni di intelligence con l’Australia se lo stato australiano di Victoria – secondo il memorandum del 2018 – aderirà alla Belt and Road Initiative di Pechino, l’iniziativa di investimento mondiale che fu annunciata dal presidente cinese Xi Jinping nel 2013.

L’obiettivo iniziale dell’impresa era incoraggiare la cooperazione economica tra Cina e paesi della regione eurasiatica. Alla fine, il campo di applicazione del progetto si è ampliato per includere accordi con paesi in Asia, Africa ed Europa, principalmente attraverso la costruzione di reti di telecomunicazioni e di trasporto a guida cinese.

Sebbene l’Australia non partecipi alla Belt and Road Initiative, lo stato australiano del Victoria ha annunciato la sua decisione di aderire al progetto alla fine del 2019. La decisione è stata criticata da alti funzionari federali australiani, tra cui il primo ministro Scott Morrison e il ministro degli Affari interni Peter Dutton. Questi funzionari sostengono infatti che qualsiasi interferenza della Cina nella rete di telecomunicazioni nazionale australiana potrebbe compromettere la sicurezza nazionale del paese nel suo insieme.

A dare sostegno a questi avvertimenti ci ha pensato Mike Pompeo. Il segretario di Stato americano ha avvertito l’Australia che Washington avrebbe esaminato in modo dettagliato gli aspetti della Belt and Road Initiative che interessano le telecomunicazioni. Pompeo, ex direttore della Cia prima del suo attuale incarico, aveva avuto modo di sottolineare che alcuni aspetti della iniziativa del Dragone erano stati progettati per rafforzare la capacità del Partito Comunista Cinese a livello globale

Infatti l’Australia è membro della cosiddetta alleanza “Five Eyes” (nota anche come “Ukusa”), che è un accordo di lunga durata di condivisione di informazioni di intelligence tra Stati Uniti, Gran Bretagna, Canada, Australia e Nuova Zelanda

Ebbene proprio gli Stati Uniti temono che la decisione del governo dello stato del Victoria di partecipare al progetto di impresa cinese possa avere un impatto negativo sulla capacità americana di proteggere le telecomunicazioni e le reti di sicurezza in ambito militare. Se questa iniziativa da parte dello stato Victoria dovesse prendere forma l’unica alternativa possibile sarebbe quella di non condividere più informazioni di intelligence con l’Australia.

Superfluo osservare che il caso dello Stato Victoria rientra nella guerra globale ormai in corso tra Stati Uniti e Cina in relazione alla possibilità – legittimamente temuta dagli Usa in un contesto di competizione del potere – che la Cina attraverso Huawei possa gravemente compromettere l’egemonia globale americana.

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