L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 13 maggio 2020

Fake news sul Mes da parte delle televisioni, giornaloni, giornalisti, politici accomunati da essere servi di Euroimbecilandia ignorando la guerra in atto tra Francia e Germania sul ruolo della Bce vero campo di battaglia

Vi spiego perché il Mes non sarà un affarone (come invece dice Regling)

13 maggio 2020


Klaus Regling rassicura sulla bontà finanziaria del Mes sanitario, ma l’analista Giuseppe Liturri coglie punti deboli o incerti nelle parole delle istituzioni sul Meccanismo europeo di stabilità anche nella versione anti Covid-19

La BCE ha appena comunicato i dati relativi agli acquisti di strumenti finanziari (soprattutto titoli pubblici) nella settimana scorsa, quella in cui la Corte Costituzionale tedesca ha letteralmente sbriciolato più di un pilastro fondante dell’Unione Europea.

I dati sono impressionanti. Nella prima settimana di maggio, la Bce ha eseguito acquisti netti per circa €45 miliardi, di cui ben 34 nell’ambito del nuovo programma PEPP e circa 11 col vecchio programma APP (di cui circa 7 col programma PSPP dedicato ai titoli pubblici). Si tratta del massimo storico, come acquisti settimanali, da quando è ripreso il programma di acquisti a fine 2019. All’8 maggio, i titoli pubblici detenuti dalla BCE sono arrivati alla mastodontica cifra di 2.196 miliardi.

Il dettaglio dei titoli pubblici italiani viene reso noto su base mensile ma, ad aprile, su un totale di acquisti netti del programma PSPP per circa 29 miliardi, l’Italia ha recitato il ruolo del leone con ben 11 miliardi di acquisti. Seguita a ruota dalla Francia.

Se a questo aggiungiamo che proprio oggi Banca d’Italia ha comunicato l’esito dell’asta del BOT a 12 mesi, che ha portato a piazzare ben € 7 miliardi (a fronte di una domanda di €11,9 miliardi) al tasso del 0,248%, viene fuori il quadro di un Paese che, con una banca centrale che fa il suo normale lavoro, non ha bisogno di altre fonti di finanziamento per il suo deficit pubblico.

Invece, ormai da settimane sentiamo magnificare le virtù del Mes, in base a numerose affermazioni manifestamente false in radice:
  1. I soldi del Mes “subito tutti disponibili”. Niente affatto. Nella proposta di Klaus Regling che verrà approvata venerdì 15 dal Consiglio dei governatori del Mes, si specifica che ciascuno Stato potrà richiedere mensilmente fino ad un massimo del 15% dell’ammontare totale disponibile. Per l’Italia si tratta di €5,4 miliardi al mese e ci vorranno quindi circa 7 mesi per ricevere effettivamente i tanto decantati 36 miliardi. Questo accade perché il Mes, al contrario della Bce, non può creare denaro dal nulla, ma deve mantenere un preciso equilibrio tra capitale versato e prestiti erogati e la liquidità disponibile è quindi un cuscinetto non utilizzabile. Regling sottolinea che “il Mes finanzierà i prestiti emettendo strumenti finanziari”. A questo proposito, riecheggiano ancora le parole pronunciate dallo stesso Regling durante l’Eurogruppo del 22 giugno 2015, nel pieno della drammatica crisi greca: “come trovo 27 miliardi in un solo mese?”.
  2. Per quanto riguarda le spese ammissibili – i costi diretti ed indiretti riguardanti assistenza sanitaria, prevenzione e cura, connessi alla crisi da COVID 19 – il relativo dettaglio, definito nel modello d’accordo, spegne sul nascere le speranze dei molti che si erano lanciati in fantasiosi progetti da finanziare. Saranno finanziabili le spese direttamente connesse alla pandemia, quindi tutto ciò che è stato necessario spendere in aggiunta al normale funzionamento del sistema sanitario. Ad esse, si aggiungono tutte quelle spese, necessariamente oggetto di stima, che sono una parte del complessivo costo del sistema sanitario che può essere attribuito allo sforzo messo in atto per affrontare la pandemia. Regling ha parlato esplicitamente di costi relativi a strutture e sistema sanitario dirottati (“diverted”) a soddisfare le esigenze della crisi. Conoscendo le modalità di rendicontazione dei progetti comunitari, non è difficile prevedere una lotta “casa per casa” nel definire il nesso causale e quindi identificare cosa è finanziabile e cosa non lo è. Difficilmente lo saranno progetti finalizzati a migliorare organici ridotti all’osso da anni di tagli o costruire nuovi ospedali.
  3. Il costo del finanziamento, ovvero i famosi 7 miliardi di risparmio in 10 anni. Un’altra menzogna colossale. Infatti, Regling sottolinea che caricherà un margine complessivo di 10,5 punti base sul tasso che esprime il proprio costo della raccolta attualmente intorno allo zero, oltre ad una commissione di servizio una tantum dello 0,25%. Ma precisa: “al momento”. Se tale costo di raccolta aumentasse, i costi aumenterebbero. Il Mes ci deve guadagnare, sempre. Proprio oggi, il Mes ha piazzato titoli a 12 mesi ad un tasso del -0,432%. Apparentemente un differenziale positivo di 0,68% rispetto a noi. Vantaggio che scende considerando il margine sopra elencato caricato dal Mes su tale costo di raccolta. Ma vi è di più. Se l’Italia emettesse titoli concedendo al creditore gli stessi privilegi del Mes, e cioé lo status “senior” (quindi privilegiato nel soddisfacimento rispetto agli altri creditori), sotto legge estera, quindi non ridenominabile non soggetto nemmeno a rischio di ristrutturazione, il tasso spuntato dall’Italia sui mercati sarebbe molto vicino a quello del Bund tedesco. Quindi il Mes prestandoci quei soldi a quel tasso e, soprattutto, con quello status di creditore privilegiato, ci farà addirittura pagare di più rispetto a quanto pagheremmo finanziandoci direttamente sui mercati, con pari scadenza e pari garanzie. A questo proposito, basterà ricordare quanto è accaduto ai prestiti concessi dal Mes alla Spagna, il cui tasso di interesse è variato nel corso degli anni, salendo rispetto a quello iniziale, proprio per il cambiamento delle politiche di raccolta del Mes, il cui costo è stato prontamente ribaltato sulla Spagna, aumentato del relativo margine.
  4. Non è nemmeno vero che il Mes consenta di finanziare un extra deficit o, addirittura il taglio dell’IRAP. Se non si producono adeguati giustificativi di spesa relativi ai costi prima descritti, niente Mes. Ma, soprattutto è ancora più grave fare confusione tra un’entrata a titolo definitivo (come l’IRAP) ed un’entrata a titolo di finanziamento (come il Mes). Com’è possibile pensare di sostituire le due voci? E quando dovremo restituire le rate del prestito del Mes, cosa dovremmo fare? Introdurre nuovamente l’IRAP? Allo stesso modo, sono prive di ogni fondamento le numerosi voci levatesi a sostegno del Mes perché consentirebbe un extra deficit rispetto allo sforamento del deficit da 55 miliardi presentato dal Governo. Stupisce davvero che si ignori la differenza tra un saldo di bilancio da finanziare e le relative modalità di copertura del fabbisogno. Il Mes rientra in queste ultime, assieme all’emissione di titoli di Stato, ma sempre di debito si tratta.
  5. Il MES consente l’accesso al programma di acquisti OMT della BCE? Nemmeno per sogno, o meglio potrebbe accadere, ma solo rispettando la condizione necessaria ma non sufficiente di un programma di aggiustamento macroeconomico (ESM programme), come dichiarato da Isabel Schnabel della Bce nell’intervista apparsa sul quotidiano La Repubblica.
  6. Il Mes non prevede rischio di programma di aggiustamento macroeconomico? Falso. Regling ha scritto chiaramente che la sorveglianza post programma, volta a tutelare il creditore, come farebbe una qualsiasi banca, si applica in pieno. Davvero a nulla rileva il fatto che siano state attenuate le condizioni da applicarsi nella fase successiva alla domanda e fino all’erogazione dei fondi. Nelle regole per la fase post erogazione c’è scritto chiaro che, se il Paese debitore non fosse in linea con i fondamentali economico-finanziari desiderati dal Mes, le misure correttive arriverebbero subito. Essere in regola con i desiderata del Mes, significa avere un debito sostenibile che, secondo l’ultimo studio della Commissione, comporta mettersi su un sentiero di riduzione del debito pubblico a colpi di avanzo primario del 2/3% all’anno. Abbiamo già dato nel 2011/2013, grazie.

Sempre convinti che il Mes sia un buon affare?

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