L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 7 maggio 2020

Gli euroimbecilli di tutte le razze sono avvertiti è la Corte Costituzionale tedesca che detta le regole

La bomba tedesca sui palazzi europei. L’analisi di Liturri

5 maggio 2020


La bomba della Germania: portata ed effetti della decisione della Corte costituzionale tedesca analizzata da Giuseppe Liturri

Oggi è stato l’ultimo giorno di lavoro per il professor Andreas Vosskuhle e, in qualità di presidente della Corte Costituzionale tedesca, ha pensato bene di posare una bella striscia di asfalto bollente su tutta la precaria costruzione europea.

No, il professor Vosskuhle non si è affatto accontentato di mettere in discussione le decisioni adottate dalla BCE a partire dal marzo 2015 e cioè gli acquisti di titoli (pubblici per la gran parte, ma anche obbligazioni di società private), ma ha scosso dalle fondamenta almeno altri due pilastri: l’indipendenza della Bce ed il rapporto con la Corte di Giustizia Europea con sede a Lussemburgo.

Se questo non è un ordigno nucleare lanciato su Bruxelles e Francoforte, non sappiamo cos’altro possa mai esserlo. “Una dichiarazione di guerra”, l’ha definita il professor Clemens Fuest dell’IFO di Monaco di Baviera.

Andiamo con ordine:
  1. La Corte non è in grado di giudicare se gli acquisti partiti nel marzo 2015 costituiscono una violazione dei Trattati, soprattutto sotto il profilo della proporzionalità tra strumenti messi in campo, risultati ottenuti e, soprattutto, obiettivi che rientrano nel mandato della Bce. In parole povere, è come se la Corte tedesca mettesse in discussione non solo il diritto del cacciatore di usare il fucile, ma volesse capire anche se il bersaglio rientra tra quelli a cui gli è consentito mirare. Il cacciatore (ovvero la BCE) non ne esce benissimo.
  2. La conseguenza è l’”ordine” dato alla Bundesbank di non partecipare, dopo un periodo transitorio di 3 mesi, al programma PSPP a meno che la BCE adotti una decisione da cui emerga in modo chiaro e sostanziale questa valutazione di proporzionalità.
  3. La Corte arriva a questo risultato dicendo chiaro e tondo alla Corte di Giustizia che, pur rispettando il suo ruolo, quando il suo metodo di interpretazione non è condiviso, allora deve necessariamente intervenire.
Le conseguenze sono di diverso tipo:
  • Il programma PSPP, la cui legalità era stata già validata dalla Corte di Giustizia nel dicembre 2018, può continuare ma la BCE sarà in seria difficoltà nel dimostrarne l’aderenza ai limiti che la stessa Corte Europea stabilì all’epoca (limite del 33% dei titoli di uno Stato e base di ripartizione degli acquisti rigida, durata limitata). Nelle ultime settimane tali acquisti hanno seriamente deviato da quelle regole.
  • Il programma PEPP, varato a marzo per 750 miliardi, di cui si prevedeva un ampliamento con la massima flessibilità e “senza limiti”, diventa candidato ad essere seriamente impallinato in un prossimo ricorso;
Si apre uno scenario di totale incertezza sui rapporti istituzionali all’interno della UE.

E l’Italia? La Corte tedesca trasmette un messaggio banale, ma chiaro: l’intervento della BCE costa, non è gratis. Se avete bisogno di assistenza finanziaria, rivolgetevi al MES.

Sono bastate quattro cartelle per gettare in un cestino anni di paziente lavoro di tessitura di Mario Draghi.

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