L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 19 maggio 2020

Gli euroimbecilli di tutte le razze credono al Progetto Criminale dell'Euro e tutti pensano che non fallirà. L'Italia deve morire

Euro addio? ecco le ultime novità sulla moneta unica

Le agitazioni politiche e le polemiche interne all’Unione europea sul MES e sull'emissione di Eurobond sono la prova che l'Euro è più che mai in crisi.

- 18 Maggio 2020


Nelle ultime settimane gli stati nazionali aderenti alla moneta unica si sono riscoperti deboli di fronte allo sforzo economico per fronteggiare la pandemia da Coronavirus. Le agitazioni politiche e le polemiche interni all’Unione europea sulla definizione operativa del MES e sugli eurobond sono la prova che l’Euro è più che mai in crisi. Ovviamente c’è già chi alimenta la fiamma del ritorno alle valute nazionali. 

Il dibattito è stato recentemente inasprito dalla Germania stessa, visto che una sentenza della corte costituzionale tedesca ha messo in discussione la politica monetaria della BCE in merito alla gestione degli aiuti agli stati. Ad ogni modo un sito esperto di finanza come Bloomberg ha ipotizzato che la moneta unica è in crisi proprio per il fatto che sono gli stessi stati come Germania e Francia a difenderla con meno dedizione di prima.

Euro addio? ecco le ultime novità sulla moneta

Viste anche le performance dell’Euro sui mercati valutari, rispetto soprattutto al dollaro USA, molti analisti hanno iniziato a perdere fiducia nella moneta unica. Dall’inizio dell’anno la moneta continentale ha perso ampio terreno contro il dollaro, tanto che la quotazione a confronto è scesa sull’1,06. Gli analisti finanziari USA hanno di conseguenza deciso che le previsioni sulla ripresa dell’euro per tutto il corso del 2020 non saranno rosee. 

Ancora secondo alcuni analisti USA il cambio euro-dollaro si attesterà nel 2020 sempre intorno a $1,02-$1,05, con una quotazione della moneta unica fiaccata dalla forte risposta fiscale e monetaria americana di fronte all’emergenza Coronavirus. Tuttavia altri analisti sono usciti fuori dal coro e sono convinti che la moneta unica si rafforzerà e per la fine dell’anno riuscirà a riportarsi intorno a $1,15.

D’altronde fare previsioni sull’Euro non è cosa semplice, visto che ci sono molti Paesi sotto una stessa moneta e la ripresa economica non sarà per nulla uniforme. L’attuale crisi si sta rivelando uno spauracchio sulla tenuta della moneta unica, ma sono veramente in pochi a credere che gli Stati nazionali la possano abbandonare. E le ragioni sono state esposte più volte sui giornali di economia, i quali hanno spiegato che un ritorno alla valuta interna è un processo davvero impossibile.

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