L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 24 maggio 2020

Gli Stati Uniti in guerra permanente con il Venezuela

VENEZUELA: USA E COLOMBIA DIETRO OPERAZIONE GEDEONE


Il 3 maggio scorso un nuovo tentativo di colpo di stato contro Maduro: vi hanno partecipato mercenari venezuelani, contractors Usa e narcos vicini a Duque con il sostegno della Dea

di David Lifodi 


Lo scorso 3 maggio, nel silenzio più completo della stampa internazionale, si è consumato l’ennesimo tentativo di colpo di stato ai danni del Venezuela bolivariano: un gruppo di mercenari, tra militari delle Fanb (Forze armate nazionali bolivariane) e della Guardia nazionale bolivariana disertori e contractors Usa, con il sostegno logistico della Colombia, l’evidente autorizzazione da parte della Casa bianca, il coordinamento dell’agenzia di sicurezza privata Silvercorp e la compiacenza del Regno unito, ha cercato di invadere il paese attraverso la città di Macuto (stato di La Guaira), ma è stato respinto dalle truppe fedeli a Maduro.

A coordinare l’operazione Juan Guaidó, la cui stella da alcuni mesi si era appannata, tanto da essere scaricato anche da buona parte della stampa internazionale ostile a Maduro: perfino la nostra Repubblica, dopo averlo rapidamente eletto a paladino dell’antichavismo, si era dovuta ricredere sul suo conto, pur ammettendo l’evidente abbaglio solo nelle pagine interne e poco visibili.

Questo nuovo tentativo di destabilizzazione contro Miraflores fa parte di una guerra ormai permanente e non può non ricordare, come hanno scritto in molti, quanto accaduto a Cuba con lo sbarco degli anticastristi alla Baia dei Porci nel 1961.

Geraldina Colotti su L’Antidiplomatico, riportando come fonte il portale indipendente The Canary, ha scritto che Guaidó si sarebbe recato a Londra “per partecipare ad una riunione con il segretario agli esteri britannico, Dominic Raab, il ministro per le Americhe, Christopher Pincher e il direttore per le Americhe, Hugo Shorter, per mettere a punto una Unità per la Ricostruzione del Venezuela. The Canary sostiene che, alla fine di gennaio 2019, l’Ufficio degli Affari Esteri e del Commonwealth (FCO) del Regno Unito ha invitato la Banca d’Inghilterra a consegnare all’autoproclamato 1.200 milioni di sterline della riserva di oro del Venezuela, bloccata dalla banca. Un raggiro che già aveva funzionato con il denaro rubato alla raffineria Citgo, basata negli USA, e a Monómero, grande impresa di fertilizzanti, con sede in Colombia”.

La cosiddetta Operazione Gedeone, respinta anche grazie ai pescatori del villaggio di Chuao, è stata tuttavia disconosciuta dagli Stati uniti, che addirittura continuano a pretendere la liberazione dei due loro contractors, oltre ad insistere con la storia del presidente Maduro come responsabile di alimentare il narcotraffico in America latina.

David Lindorff, fondatore del blog ThisCan’tBeHappening, ha fatto riferimento, su Counterpunch , alla pubblicazione Stars&Stripes, riservata ai militari statunitensi, dove si parla dei due contractors Aaron Barry e Luke Denman, attualmente detenuti, e delle loro missioni in Irak e Afghanistan insieme a Jordan Goudreau, padrone di Silvercorp. Il tentativo di incursione, in cui sono rimasti uccisi otto dei 50 mercenari venezuelani a bordo di lance finanziate dal narcotraffico colombiano, era stato concordato dallo stesso Goudreau e da Guaidó tramite la firma di un vero e proprio contratto.

Da Miraflores è stato ribadito, anche in sede internazionale, che l’autoproclamato presidente Juan Guaidó da tempo stava pianificando azioni terroriste contro il suo stesso paese, con il sostegno degli Stati uniti e del presidente colombiano Duque, il quale ha chiuso le frontiere con il Brasile dell’alleato Bolsonaro di fronte all’emergenza sanitaria, ma ha mantenuto ben aperto il poroso confine con il Venezuela, dal quale partono le quasi quotidiane provocazioni adesso contro Maduro e prima contro Chávez.

Secondo quanto dichiarato da José Sequea Torres, uno dei paramilitari arrestati dopo aver partecipato alla fallita riproposizione della Baia dei Porci in Venezuela, la logistica per l’Operazione Gedeone sarebbe stata fornita dal narcotrafficante colombiano Elkin López, nome di battaglia Doble Rueda. Quest’ultimo, insieme all’agente della Dea José Socorro Hernández, anch’esso arrestato, ha coordinato il piano per invadere il Venezuela dal lato colombiano. Per inciso, ha fatto notare il governo venezuelano, alla Dea, che in teoria dovrebbe occuparsi di combattere il narcotraffico, non è mai passato per la testa né di arrestare Elkin López né di stroncare il traffico di cocaina proveniente dalla stessa Colombia.

Inoltre, sempre José Sequea Torres ha ammessi che il piano di invasione prevedeva, oltre ad eliminare Maduro, l’attacco al Servicio Bolivariano de Inteligencia Nacional (Sebin) e alla Dirección General de Contrainteligencia Militar (Dgcim), come è emerso anche da una pendrive nelle mani di uno dei mercenari arrestati, in cui era già programmata anche l’uccisione di alcuni dirigenti chavisti.

L’Assemblea Nazionale ha aperto una commissione d’inchiesta sulle trame di Guaidó e il coinvolgimento di contractors e mercenari nel tentato colpo di stato ed una per chiedere spiegazioni a Stati uniti e Colombia in merito alla partecipazione dei loro governi. Quanto al ruolo di primo piano dei due contractors Usa, attualmente in carcere, nel fallito golpe, è molto probabile che tutta la stampa allineata capovolga, una volta di più, la realtà dei fatti, accusando Maduro di violare i diritti dei due detenuti e creare le condizioni per un altro casus belli. La guerra permanente degli Usa contro il Venezuela bolivariano prosegue, la resistenza chavista anche.

http://www.labottegadelbarbieri.org/venezuela-stati-uniti-e-colombia-dietro-loperazione-gedeone/

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