L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 20 maggio 2020

Il lordume ci sommerge e le televisioni sono i vettori

Scanzi: "Ecco i 4 cavalieri dell'Apocalisse moscia di Libero, poker di due di picche". C'è Feltri


Lo scrittore Andrea Scanzi, attraverso la sua pagina facebook, punge il giornalista Vittorio Feltri ed i colleghi del giornale Libero.

Redazione
19 MAG 2020 ORE 17:23

Andrea Scanzi, scrittore, attraverso la sua pagina Facebook, pubblica un suo articolo pubblicato sul Fatto Quotidiano, dove tira in ballo anche Vittorio Feltri ed altri giornalisti di Libero, giornale che spesso attacca Napoli e tutti i meridionali: "E’ ora di finirla col ritenere la destra italiana da sempre stitica quanto a intellettuali e figure culturalmente rilevanti. Prima di tutto ci sono i Quattro Cavalieri dell’Apocalisse Moscia di Libero, ovvero il poker di due di picche Feltri-Senaldi-Farina-Facci. Roba forte, ma così forte che l’altro giorno quelle vecchie beccacce hanno chiesto a Formigoni (condannato per tangenti nella sanità regionale) di difendere Fontana e Gallera proprio sulla sanità. Genio puro: quasi come chiedere a Moggi di dar lezioni sulla sportività. E poi c’è Alberto Samonà, il nuovo Assessore leghista ai beni culturali e dell'identità siciliana voluto da Musumeci. E già questo è meraviglioso, perché scegliere un leghista per valorizzare l’identità siciliana attiene di per sé alla psichiatria conclamata. Evidentemente Musumeci, memore delle infinite affettuosità pronunciate in quasi trent’anni dalla Lega nei confronti del sud, ha voluto premiare il partito di Salvini. E lo ha fatto in grande, perché ha scelto quel bel giuggiolone di Samonà".

Poi va nei dettagli: "Palermitano, classe (poca) ’72. “Giornalista, saggista e scrittore” (per mancanza di prove). Detto “Albertino”. Proviene dalla famiglia siciliana Samonà, che ha annoverato al suo interno diversi scrittori e intellettuali (poi, verosimilmente, è venuto al mondo lui per fare media col passato). Ha scritto per Libero e Il Secolo d’Italia, ma ha anche dei difetti. Wikipedia ci informa che il Samonà “ha pubblicato diversi libri su tematiche simboliche, religiose e sulla conoscenza di sé”, frase che non vuol dire nulla e dunque per lui va benissimo. Il Samonà è un affascinante mix tra un camerata ipotetico e un trasformista di rincalzo. Sul finire degli anni '80 è dirigente palermitano del Fronte della Gioventù, l'organizzazione giovanile del MSI ("Eravamo una bella squadra, c'ero io ma anche Cantarella e Tricoli"). Fa poi parte delle associazioni ambientaliste Fare Verde e Gruppi ricerca ecologica. Nella seconda metà degli anni '90 fonda il Circolo politico-culturale Julius Evola. Nel gennaio 2018 si presenta alle "parlamentarie" del M5S per il Senato superando la selezione on line, ma viene escluso dalla lista. Perché? Perché è un grande amico di Musumeci. Qualcuno fa arrivare a Di Maio alcuni articoli di Samonà che, per le regionali del 2017, definiva Musumeci (opposto al 5 Stelle Giancarlo Cancelleri) il candidato migliore. E Di Maio lo fa togliere dalle liste. Albertino non se la prende troppo e, nel settembre 2018, si ricicla responsabile del Dipartimento Cultura della Lega Salvini Premier per la Sicilia occidentale. Ama Lucio Battisti, Franco Battiato e la saga del Signore degli anelli di Tolkien. Ha proposto di recente di intitolare una strada in ogni Comune a Giorgio Almirante. Altre grandi passioni di “Albertino” sono esoterismo e massoneria ("Ma non sono un massone", garantisce). Repubblica ricorda che “Samonà ha scritto anche per riviste del Goi, il Grande oriente d'Italia e più volte ha intervistato i responsabili dell'organizzazione che raggruppa molte logge massoniche, ultimo Stefano Bisi”. Assai attivo sui social, ha inanellato svariate perle. Tipo: 1) Il 25 Aprile è una festa che divide gli italiani. 2) Mattarella è esecrabile perché ha osato ricordare che l'antifascismo è un valore. 3) Avvincenti interviste a garbati ex terroristi di destra come Fioravanti. 4) Amene teorie complottiste sul Coronavirus. 5) Freddure raggelanti su Bella Ciao e la fascistissima Giovinezza. 6) Tributi commossi a quel noto galantuomo di Stefano Delle Chiaie. Eccetera. Condoglianze culturali, meravigliosa Sicilia".

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