L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 11 maggio 2020

Il Mes è strumento del Progetto Criminale dell'Euro. La televisione, il circo mediatico ci riempie di fake news, complottista è chi non vuole nascondere la verità

SPY FINANZA/ La svendita dell’Italia che si può ancora fermare

Pubblicazione: 10.05.2020 - Giovanni Passali

Con il Pil in tracollo, i parametri di finanza pubblica italiana salteranno. In questo modo sarà più facile mettere le mani sulle migliori aziende del Paese

Roberto Gualtieri, ministro dell'Economia, con Luigi Di Maio, ministro degli Esteri (LaPresse)

I primi numeri sull’andamento dell’economia in Italia e in Europa disegnano uno scenario che già in altri articoli avevo definito catastrofico, al contrario delle previsioni ufficiali. Ma non mi sento un genio per aver previsto l’ovvio. La crisi infatti era già cominciato a inizio anno (o meglio non era mai finita, essendo la logica continuazione della crisi che ci attanaglia dal 2007) e la pandemia ha semplicemente portato alla luce quanto fosse grave.

Ma vediamo i numeri: Pil Italia -4,8% su base trimestrale e 4,7% su base annuale, in Europa la media è al -3,6%, però la quarantena è iniziata l’11 marzo, quindi vi sono appena 3 settimane di blocco delle attività su circa 12. Conteggiando tutto aprile e un maggio che sicuramente vedrà l’economia andare al rallentatore, una stima potrebbe essere circa un -13% per il secondo trimestre su base annuale, che rischia di portare facilmente il conto a fine anno a oltre il 20%. Ovviamente questo è il caso positivo nel quale a giugno si torni a produrre come un anno fa.

Con un dato del genere anche il rapporto deficit/Pil sarà a doppia cifra (dipende da quanto il Governo intenderà spendere) e facilmente il rapporto debito/Pil sarà superiore al 160%. A questo punto non ci vorrà molta fantasia a immaginare una crisi di governo entro l’anno e l’arrivo di Mario Draghi, altro non eletto, che chiederà il Mes con la scusa di “salvare le pensioni” (il solito ritornello per mettere paura agli italiani) e successivamente imporre nuove tasse e patrimoniali per illudersi (illuderci) di abbassare il debito.

Ma il vero obiettivo non è quello di portarci alla rovina: quello è solo un incidente di percorso, un modo come un altro per tenerci occupati e impedirci di protestare. Il vero obiettivo sarà quello di acquistare le migliori aziende italiane, statali e non, per un tozzo di pane. E pure qui non ci vuole molta fantasia, basta ricordare cosa hanno fatto in Grecia la Bce con tutta la Troika.

Quello che però non mi pare abbiano tenuto in conto è che l’Italia non è la Grecia: non si tratta di essere meglio o peggio, perché ognuno ha i suoi difetti. Si tratta di riconoscere che una delle caratteristiche peculiari del popolo italiano è la fantasia, soprattutto di fronte ai problemi e alle difficoltà. E la difficoltà di gestione degli italiani (ben nota storicamente) immagino che porterà a una frattura insanabile per l’attuale progetto europeo (cioè il progetto di dominazione a matrice teutonica).

Infatti, la crisi c’è per tutti e immagino che prima o poi anche altri Paesi, primo tra tutti la Germania, dovranno fare i conti con i numeri, cioè con la realtà di bilanci bancari disastrati da manovre finanziarie azzardate. C’è pure da tenere conto che proprio la crisi ha stimolato numerose iniziative culturali, associative e politiche a moltiplicare i propri sforzi per spiegare la gravità della crisi e per proporre iniziative per uscirne. Per esempio, da notare il “Piano di Salvezza Nazionale(30 marzo 2020), nato da una folta collaborazione (capofila dei quali è l’economista Nino Galloni, insieme a Guido Grossi uno degli ideatori della rivista mensile Sovranità Popolare), e firmato da migliaia di persone.

Questo dimostra ancora una vivacità del popolo italiano che chi pensa di speculare facilmente non si immagina. Insomma, non andrà banalmente tutto bene, ma c’è motivo di sperare.

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