L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 7 maggio 2020

La Francia costretta a scendere in campo contro la Germania, consapevole che questa sta preparandosi la via di fuga se il Progetto Criminale dell'Euro si fermasse poggiando sostanzialmente sul fatto che la Bce non è prestatore di ultima istanza

Terremoto in Europa, la Francia reagisce alla sentenza tedesca: “Mina la stabilità dell’Ue”

7 maggio 2020

Da Parigi arriva la prima aspra – e con un peso specifico importante – reazione all’invasione di campo dei giudici costituzionali tedeschi nei poteri della Bce e della Corte di Giustizia europea. Di fatto, un’invasione di campo della Germania nelle regole e negli equilibri dell’Europa stessa. Se a livello istituzionale l’Italia ha mantenuto una posizione non interventista a riguardo, forse ancora vittima di troppa sudditanza tedesca, la Francia ha deciso di non starsene zitta a lasciar fare alla Germania quel che vuole in Europa. E ha replicato. Eccome se ha replicato. Prima il Governatore della Banca centrale francese e poi il ministro dell’Economia hanno risposto duramente alla sentenza emessa ieri dalla Corte di Karlsruhe con cui si dà un ultimatum di tre mesi all’Eurotower per “chiarire” come avrebbe applicato il principio di proporzionalità con il Qe di Mario Draghi e con cui viene apertamente criticata la decisione dei giudici del Lussemburgo che nel 2018 stabilirono la legalità dello strumento di politica monetaria, il cosiddetto “bazooka”.


“Non è un elemento di stabilità”, “non è necessaria e anzi è pericolosa” sono stati i commenti. Come riporta l’HuffingtonPost, “il tempismo delle dichiarazioni rende difficile credere non siano coordinate. Ma il punto è la loro durezza a difesa degli organi dell’Unione Europea. Per il ministro Bruno Le Maire la sentenza ‘non aiuta la stabilità’, ma rivendica soprattutto come siano ‘i trattati europei a garantire l’indipendenza della Bce a cui tutti siamo legati’. Le Maire insiste sul punto: ‘E’ importante ricordare l’indipendenza della Bce, che è sola nel giudicare ciò che è necessario in termini di condotta della politica monetaria’”.


Infine ricorda che opera sotto la supervisione “della Corte di Giustizia europea al servizio degli interessi dei Paesi membri”. I toni per nulla clementi rivolti al massimo organo giurisdizionale della Germania sono la prova che l’autonomia e la reputazione delle istituzioni Ue non sono carne da cannone. Spiega l’HuffingtonPost: “Il rischio, al momento remoto, è che la Bundesbank (prima azionista della Bce) si debba chiamar fuori dai programmi d’acquisto dell’Eurotower. La sentenza investe il vecchio Qe di Draghi, ma è chiaro che va letta alla luce del nuovo Pepp lanciato dalla francese Christine Lagarde”.


Il Governatore della Banca Centrale Francese, François Villeroy de Galhau, non usa toni diversi dal suo connazionale e difende l’Europa dall’attacco tedesco: “Come ha detto la Corte di giustizia dell’Unione europea, le nostre azioni passate sono certamente proporzionate al nostro mandato, e la nostra determinazione nell’onorare in futuro quel mandato è totale”, ha dichiarato alla Commissione Finanze dell’Assemblea nazionale. “Criticare l’indipendenza della Bce e l’attenzione alla stabilità dei prezzi, i due pilastri della banca centrale, mi sembra non solo non necessario ma anche pericoloso”. Perché sono “il fondamento della fiducia degli europei nella loro valuta”. La Francia non intende arretrare di fronte al verdetto di Karlsruhe.

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