L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 23 maggio 2020

La Germania è costretta a dare ragione all'ex ministro Savona, gli italiani sono più ricchi dei tedeschi e prendere in considerazione soltanto il deficit pubblico senza tener conto dei risparmi e della bilancia commerciale è da veri euroimbecilli

CHI SI FIDA È PERDUTO


22 maggio 2020

Ieri Mazzei ha spiegato la trappola che si nasconde dietro alla proposta franco-tedesca del “Recovery Fund”, quindi perché l’euforico ottimismo con cui essa è stata accolta a Roma, è pressoché infondato. Non si tratta soltanto della insufficienza delle risorse, né solo del fatto che la resistenza dei falchi potrebbe far saltare l’operazione. Si tratta del fatto che anche ove una quota di “aiuti” dovesse essere caricata sulle spalle del bilancio della Ue, questa implicherebbe comunque che l’Italia sarebbe sottoposta ad un regime di vigilanza strettissima. Detto altrimenti gli “aiuti” sarebbero offerti in cambio di ulteriori “riforme strutturali”, ovvero, dopo una breve tregua, il ritorno a politiche sociali austeritarie e liberiste.
Occorre infine tenere conto che in Germania potenti settori capitalisti non sono d’accordo con la Merkel. Ad esempio l’economista tedesco Henkel afferma che l’Italia dovrebbe abbandonare l’euro e creare un nuova lira. La qual cosa è indice di quale sia l’eventuale “Piano B” tedesco. Non come alcuni pensano, l’uscita della Germania dall’euro ma, ben al contrario, sbarazzarsi della bomba italiana per un’Unione a dispiegata supremazia tedesca.
Riportiamo le dichiarazioni di un tedesco che conta…

* * *

“Abbandoni l’euro, torni alla propria valuta, una sorta di ‘nuova lira’, e si faccia finanziare dai suoi cittadini ricchi, invece di fare affidamento alla Germania e ad altri paesi dell’Unione europea”. E’ quasi accorato l’appello che l’economista tedesco Hans-Olaf Henkel rivolge all’Italia. Una dichiarazione, quella di Henkel, che arriva nelle stesse ore in cui la Germania viene lodata per aver fatto un passo importante verso i paesi del Sud, proponendo insieme alla Francia un fondo per la ripresa, Recovery Fund, da $500 miliardi: un fondo che prevede aiuti da non restituire, non prestiti.

C’è da dire che l’economista Henkel è ex esponente del partito tedesco di estrema destra AfD.
In precedenza dirigente dell’IBM e presidente della Federazione delle industrie tedesche BDI, l’economista è diventato europarlamentare nel 2014 per l’Afd, per poi lasciare il partito euroscettico dopo l’elezione, alla carica di presidenza dello stesso, di Frauke Petry (che si è poi dimessa nel 2017 a causa di tensioni interne).

A quel punto Henkel è diventato membro indipendente dei Conservatori e riformisti europei (CRE), gruppo formato da esponenti di conservatori, di partiti di destra e centrodestra che si dichiarano euroscettici e antifederalisti, di cui fa parte Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni.

Da segnalare che invece la Lega di Matteo Salvini fa parte del gruppo del Parlamento europeo Identità e Democrazia.
Henkel non si è fermato qui, visto che ha risposto a tono ai commenti di George Soros, che la scorsa settimana ha detto che l’Ue ha il dovere di aiutare l’Italia, paese europeo tra i più colpiti dalla pandemia del coronavirus-COVID-19.

L’ex parlamentare si è così espresso:
“Condivido l’opinione di Soros sull’Italia ma non credo che ci sia alcuna ragione per dover mostrare “all’Italia solidarietà finanziaria a causa della crisi del coronavirus”.

Tra l’altro, ha aggiunto, “in media l’italiano è molto più ricco, per esempio, della Germania”. Di conseguenza, “prima che i politici italiani come Salvini o Conte o qualunque altro chiedano soldi ai cittadini di altri paesi per smorzare gli effetti delle loro decisioni, si rivolgano ai propri cittadini ricchi, chiedendo la loro di solidarietà”.
E ancora: “Invece di permettere ai politici italiani di finanziarsi a spese e a rischio di altri paesi, la Germania dovrebbe fare un regalo generoso all’Italia in cambio della sua uscita dall’Eurozona e del ritorno a una sua propria valuta (una nuova lira!). In questo modo la banca centrale italiana (ergo Bankitalia) potrebbe svalutare la moneta per fare in modo che torni competitiva, facendo così ripartire l’economia e portando l’Italia a prosperare come fece prima dell’euro“.

C’è da dire che un avvertimento contro l’Italia è arrivato negli ultimi giorni anche da un politico decisamente più moderato, Manfred Weber, leader del partito PPE al parlamento europeo, “controlli severi”; affinché l’Italia e la Spagna non attingano alla liquidità dell’Unione per lanciarsi in spese sfrenate. Weber è lo stesso che, in un colloquio con il quotidiano La Repubblica, ha detto che un’eventuale uscita dell’Italia dall’Unione Europea, dunque il concretizzarsi di una Italexit, sarebbe peggio della Brexit, sancendo la fine dell’Unione europea. Ed è lo stesso che ha auspicato il lancio di controlli rigorosi sull’utilizzo di risorse serie da parte di Italia e Spagna: “Non deve accadere che Paesi come l’Italia o la Spagna utilizzino gli aiuti miliardari del fondo per la ricostruzione per tappare i buchi di bilancio o pagare le pensioni”.

Le dichiarazioni di Henkel e dello stesso Weber non fanno altro che confermare la profonda spaccatura che esiste tra i paesi del Nord e Sud Europa. Con l’annuncio sulla proposta franco-tedesca del Recovery Fund, arrivato in via congiunta dalla cancelliera tedesca Angela Merkel e dal presidente francese Emmanuel Macron l’altroieri sera, indubbiamente la Germania ha mostrato inaspettatamente un volto da colomba. Ma nel pomeriggio di ieri in occasione della riunione dell’Ecofin il ministro dell’economia francese, Bruno Le Maire, ha parlato degli ostacoli al piano ambizioso di Francia e Germania a causa delle resistenze di quattro paesi europei: Austria, Danimarca, Svezia e Olanda.

Viste poi le dichiarazioni di cui sopra, l’impressione è che, in ogni caso, l’Italia rimarrà sorvegliata speciale, anche se alle prese con la crisi innescata dal coronavirus COVID-19.


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