L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 27 maggio 2020

La mascherina è una mannaia che pesa sulle nostre teste

MARTEDÌ 26 MAGGIO 2020



file:///C:/Users/Fulvio/Desktop/Mascherine%20minori.pdf Per primissima cosa, in linea con l’argomento del pezzo, vi invito vivamente a leggere questo appello in difesa dei minori aggrediti dall’operazione virus.

https://youtu.be/rvNMLEK_XW0 Paolo Rossi “Era meglio morire da piccoli”

Fuori i mocciosi! O dentro!
Di occasioni per parlare della guerra di sterminio agli anziani, condotta dagli apostoli del Messia Coronavirus, ce ne sono state offerte fin troppe, sostenute dall’abbagliante evidenza della considerazione in cui venivano tenuti questi soggetti, inutili, costosi, improduttivi, spesso acrimoniosi e, oltre tutto, depositari di insidiose memorie. Molte di meno ne abbiamo avute per misurare il grado di ostilità impiegato per liberarsi di un’altra categoria di umani costosi, parassitari e spesso smanierati: i mocciosi.

Non è la prima volta, se partiamo dall’episodio della strage degli innocenti di Erode che ci hanno rifilato quelli della bibbia e che si emula ininterrottamente, fino all’uranio sui bimbi iracheni e serbi, fino al fosforo sui ragazzetti di Gaza, ai massacri dell’Isis in Siria, alle sanzioni ai bambini di mezzo mondo. Ma una frode così colossale, come quella inflitta da una branco di lupi (chiedo scusa ai lupi veri) a uno sconfinato gregge di pecore (chiedo scusa alle pecore vere), a me pare ci sia stato solo una volta, circa duemila anni fa, quando al pensiero molteplice, tollerato, produttivamente e felicemente dibattuto, ci venne imposto con il trucco, il raggiro e una violenza sanguinaria come mai prima nella storia umana, il pensiero unico ancor prima che l’esserino umano avesse un pensiero..

Uno spirito acuto ha detto che a Osama bin Laden hanno sostituito il Sars-Cov-2, riferendosi alle misure autoritarie e riduttrici dei diritti civili assunte per la cosiddetta “Guerra al terrorismo” (leggasi “guerra all’umanità”), una guerra che vedeva riuniti, da un lato, Stati e loro terroristi e dall’altro Stati e popoli vittime, con tra queste ultime in primissima posizione bambini e adolescenti. Io allungherei lo sguardo e accosterei l’attuale, così definita, “guerra al Coronavirus” (altra “guerra all’umanità”) alla guerra al politeismo e alla civiltà classica, di cui il pluralismo delle fedi e degli dei era l’espressione, svoltasi a partire da Costantino, sua madre Elena (santa!) e Teodosio. Allora, come con Osama e con il Coronavirus, cambiare il mondo a proprio vantaggio, fondando un inganno planetario su una menzogna colossale. Succede sempre in Italia, mosca cocchiera delle trasformazioni in peggio del mondo. Un po’ perché, ponte nel Mediterraneo tra i quattro punti cardinali, siamo molto ambiti. Un po’ perché, a parte qualche sprazzo ogni par di secoli, risultiamo i più boccaloni.


Dal battesimo al vaccino
Dice, cosa c’entra tutto questo con i bambini che nel titolo (come nella canzone di Paolo Rossi) devono morire da piccoli? C’entra nella misura in cui operazioni antiumane ed elitarie per stabilire un Nuovo Ordine Mondiale, allora pienamente riuscito, oggi in corso, hanno per bersaglio privilegiato le categorie più facili da colpire, circonvenzionare, eliminare: gli anziani e i giovani. Fin da quella prima costituzione di un Nuovo Ordine Mondiale, i bambini si catturano e s’inseriscono nelle schiere degli obbedienti (credenti) al nuovo ordine mediante il battesimo alla nascita, poi con la Prima Comunione e con la Cresima al passaggio verso la pubertà. Da allora, ogni divergenza è apostasia, o eresia (ceppi e roghi).

Vi pare molto diverso dai 10, secondo eminenti scienziati discutibili, vaccini ordinati da una certa ministra Lorenzin a tutti i neonati di questo regno del dio Big Pharma? O, meglio, da quel vaccino universale, obbligatorio alla nascita e identificante sottopelle per tutta l’esistenza, che la Cupola dei Bill Gates, soci e miliziani, imporrà a tutti, una volta che 7,5 miliardi di esseri umani saranno stati sufficientemente bolliti da propaganda, minacce, punizioni e premi (inferno-paradiso = non ti puoi muovere-ti puoi muovere)? E che ridurrà ogni nuovo nato alla mercè della conoscenza, sorveglianza e del comando di chi del Nuovo Ordine Mondiale è l’imperatore.

60.000 nuovi sbirri per la Sadomasocrazia


Partiamo dalla generazione che viene chiamata “millenials”, i nati dal 1990, più o meno. Per mesi sono mancate le mascherine, senza le quali si abbatte su di noi la punizione del Supremo. Si doveva annientare il virus, ma sono spariti i reagenti per i troppo pochi tamponi che erano poi troppo poco precisi. Dei ventilatori ce ne sarebbero voluti dieci volte tanti (e, visto ciò che combinavano, menomale che non c’erano!). Bonus per tutti, lacero cerottino su un’economia disastrata e priva di strategia, non sono mai arrivati. Arriveranno invece 6,3 miliardi agli evasori fiscali FCA e, 2,3 ai responsabili di ponti crollati e autostrade sfasciate. E arriveranno, subito subito, sessantamila spostati, borderline per bramosia di contare qualcosa, fregare chiunque altro facendo i delatori e imporre il loro nulla armato di metro a scapestrati privi di mascherina, perfino quando bevono e mangiano, e distanti tra loro 90 cm anziché 100 per sentire ciò che dicono. Ovviamente volontari. Ovviamente senza la benchè minima preparazione/formazione al confronto con folle o individui da reprimendare/reprimere. Ovviamente destinati a essere sepolti da uragani di vaffa.

Dalla movida stronza alla movida delittuosa

E’ la splendida idea del ministro Boccia e del capo-sindaci barese Decaro, nel paese che, tra PS, CC, Finanza, guardie giurate, Polfer e burbe con stellette e mitragliatore, ha più guardie per cittadino di qualsiasi paese europeo. Io non ho nessuna simpatia per l’usanza zapaterian-meneghina di “movida”, apericena, happy hour e simili sbevazzate nell’era del consumismo e del localino hip ogni dieci metri. Precipizio sociale e culturale che, per esempio, mi ha fatto fuggire da Trastevere quando il quartiere storico, di artigiani, botteghe, artisti, canzoni e osterie divenne, sotto lo sguardo accecato dei palazzi quattro- e cinquecenteschi, una baraonda di localetti e localacci di pessima proprietà e scadenti frequentazioni, con dalle finestre neanche più un panno, o un viso, trasteverino.

Va aggiunto, però, che ai ragazzi che qui, o ovunque, si “assembrano” per incontrarsi, parlare, ritrovarsi, inciucchirsi di spritz, dopo quasi tre mesi di demenziale e castrante carcerazione, la città, come è stata degradata da un ceto dirigente di trogloditi famelici, non offre nessuna alternativa di incontro, confronto, superamento della pianificata disgregazione sociale. Disgregazione al cui acme, dopo le escalation del terrorismo, della guerra migranti-autoctoni, donne-uomini e omo-etero, è servita l’intera operazione coronavirus. Di conseguenza, le geremiadi, le rampogne, le ramanzine, che gli ultrà dell’ipocrisia e della tromboneria virusiane indirizzano ai ragazzi, insieme a branchi di 60mila fancazzisti frustrati, ansiosi di pestare vero il basso e inchinarsi verso l’alto, non sono che la continuazione della guerra ai ragazzi con altri mezzi.

Task force fake news, task force distanziatori civici: neanche il Minculpop, neanche le camicie nere
Ci sono voluti un paio di giorni dal lancio dell’orda di miliziani distanziatori perché l’enormità del provvedimento Boccia-Decaro-Gestapo (naturalmente Conte non ne sapeva, come non ne sapeva del blocco sacrosanto di “Open Arms”, ça va sans dire) balenasse a qualcuno e da governo, maggioranza e opposizione si levassero voci di apprensione e critica. Apprensione perché, sebbene non ci sia in quella consorteria nessuno che metta in dubbio stati d’assedio e coprifuoco con prospettiva vaccino, lo scatenamento sulla gente di questi sventurati sessantamila rischiava di scoprire la natura vera dell’intera operazione. Tutto qui. A oggi, l’esito rimane incerto. Ma, secondo me, passa: più scherani usano e più gli dice bene.

Devo dire che, se non la supera, la trovata di lanciare questi ottusi energumeni contro chi rischia di incrinare qualche sera l’assetto da lager previsto per la nostra società, fa il paio con l’istituzione, in seno al governo, della famigerata task force contro le fake news (chiamiamolo pure “ministero della Verità”). Un plotone d’esecuzione degno dei migliori regimi.


Un aborto mostruoso della madre di tutte le dittature, ai cui aderenti, delatori e censori nel nome del pensiero unico, assassino del pensiero, in mancanza di loro suicidio professionale per l’onta, l’Ordine dei Giornalisti avrebbe dovuto comminare l‘immediata espulsione e quel tappetino dei manipolatori che è il sindacato (FNSI), la negazione in perpetuo dell’accesso a tastiere e microfoni. Avranno, invece, al ritorno nei lupanari d’origine, onorificenze e avanzamenti.

Mascherine da morire


Poi ci sono i piccoli, dai cinque anni in su tutti con le mascherine e distanziati. Mascherinatori il cui tasso di odio viscerale per i bambini supera addirittura il grado di pericolosità fisica delle mascherine, come descritto dal documento riportato al link in apertura. Mascherine che contaminano, mascherine che soffocano, mascherine che, soprattutto in attività sotto sforzo, uccidono, come è successo in Cina (al cui proposito, come a quello della Russia, per favore niente indulgenze, o attenuanti, da parte degli amici di questi paesi, per comportamenti virusiani analoghi ai nostri e parimenti deprecabili. Per sostenere Russia e Cina ci sono motivi migliori, non questi e neanche il distopico 5G)


Al principio l’OMS diceva che le mascherine non servono perché il coronavirus è grande 120 nanometri e quindi passa per ogni mascherina come una zanzara passa per un cancello. Poi si sono accorti che serve ad annichilire le persone e la loro identità, a metterle a rischio di malattie e a far guadagnare un bel po’ di miliardi. Sanno, come lo sa qualunque cardiologo, che museruolizzare così i bambini per ore a scuola, significa farli rischiare l’infarto; il dermatologo sa che rischiano dermatiti e micosi, l’ìmmunologo che nella mascherina i germi si “assembrano”(!) e che senza contatti con gli altri ragazzi il sistema immunitario si indebolisce. L’avranno detto al Comitato Tecnico Scientifico? Ci sarà almeno un medicuzzo di base tra i supremi saggi che queste cose le sa perfettamente? E allora le fanno apposta?

Meno bambini, meno gente sul pianeta.


Meno bambini, meno affollamento sul pianeta
E’ guerra totale ai bambini. Indubbiamente, come quella agli anziani rinchiusi per mesi e privati di cure e assistenza, morti come le mosche), è parte integrante della campagna per la riduzione dell’umanità (numerica e intellettuale) sostenuta, parzialmente attuata (videogiochi che insegnano violenza e morte, guerre, sanzioni, fame, farmaci, sterilizzazioni), dagli stessi promotori del pogrom planetario a fini di miliardi e poteri da vaccino e da identità digitale. Hanno iniziato con l’isolamento e la clausura per due mesi e passa. La generosa concessione del giro della casa con mamma e papà. L’esclusione da scuola materna, asilo, scuola e ogni opportunità di socializzazione, senza la quale un bambino, un minore, è alla mercè di ogni sopruso da eccessi genitoriali e a ogni patologia psicofisica da solitudine. Intanto pubblicitari istituzionali e commerciali, ottusi e malvagi, gli/ci rovesciavano addosso la melassa tossica e idiota del “tutto andrà bene” (ma l’officina, o la bottega, dei genitori non aprirà più: addio studi superiori), a farci felici dello stato di abiezione fisica, sociale, culturale.

Manifestazione contro l’insegnamento a distanza

Ci sono volute madre e padri coscienti a farsi avanguardia e scendere in piazza contro gli orchi impegnati a pervertire e distruggere quello che, nei millenni in tutto il mondo, è stato lo strumento fondamentale per perpetuare e migliorare le civiltà. Hanno salvato l’onore. Speriamo anche i bambini e il nostro futuro.


Quando la nefandezza, tanto inutile quanto patogena, della chiusura ha dovuto essere attenuata, per le pressioni di opinioni pubbliche in rivolta, negli altri paesi più che nel nostro, hanno pensato bene di negare l’unica opportunità di gioco e socializzazione offerta dai nostri agglomerati di cemento alla Boeri, Fuksas, Piano, Kenzo Tange, Sala o Ciancimino: niente giochi nei parchi giochi. E tutti a minimo di un metro. Bambini da uno a 6 anni! Bambini che conoscono soprattutto toccando! Bambini che, conoscendo gli altri bambini, conoscono se stessi! Bambini portati a diffidare degli altri bambini: “Potrebbe infettarti, stai lontano!” Diffidenza che diventa la cifra di tutti i rapporti futuri. Bambini da bloccare, frustrare, immiserire, intristire. E nessuno di quelli che lacrimavano sui bambini “sotto le bombe di Assad”, nei campi profughi in Turchia, o sui barconi della migrazione, trova una sola parola da dire contro questo che non è altro che un infanticidio.


Poi, dai 6 anni in su, distanti anche a scuola. Col piffero che copi dal compagno di banco, che fai piedino con la compagna, che ti passi la versione o la maledetta merendina. Distanti, distanti, ma che calcio, quale calcetto, pallavolo, basket: giochi di squadra, giochi di contatto, letali. Chè, volete le “seconda ondata”, volete tornare dentro?
Lontano, lontano, lontano. Non solo nel tempo, come dice la canzone di Tenco, tempo che potranno ritrovare solo nelle foto e nei video dei genitori e dei nonni, nei quadri antichi, in racconti come quelli di Ulisse vent’anni dopo Troia. Più direttamente, dolorosamente, mortalmente sul piano morale, affettivo, intellettuale, anche lontani nello spazio. L’altro, il compagno, diventa “l’isola che non c’è”. Se non si fanno le cose insieme, vicini, a contatto, è come giocare a carte a solitario. E l ‘affettività, che non può non essere tatto, contatto. E l’amore? Ah, già tocca ridurre l’eccesso di popolazione.


Già una ministra dissennata, capace di uccidere non solo Maria Montessori e tutta la pedagogia da Socrate in qua, ma addirittura l’intelletto individuale e collettivo con l’idea (rientrata) del concorso per insegnanti a quiz. Le crocette per chi deve insegnare la complessità, come tutto si interseca, scontra, tiene. La sterilità da binario da internet E, dunque, si prevede per l’autunno la teleuniversità, in medie e superiori metà classe in presenza (distanziata!) e metà a sfondarsi di solitudine col computer. Col terzo di famiglie italiane sconnesse e quindi disconnesse: guerra di classe.

Amare, odiare, interrogare un insegnante, le sue parole, la sua figura, la sua faccia. emularlo, contestarlo, ricordarlo. E viceversa. Lo stesso con i compagni, fare fronte comune, confidare gioie, tormenti, segreti a chi non si presenta come autorità, come chi sa già tutto e meglio. Gareggiare, imparare a prevalere e a soccombere, accordarsi, rinunciare Tutto questo attraverso lo schermo? 


Hanno preso il potere, un potere totale. E noi non ce ne siamo neanche accorti, abbiamo lasciato fare. Abbiamo avuto, nonostante tutto, quella fiducia nell’autorità che l’autorità non ha mai avuto per noi. Mai. Un volgo disperso che nome non ha. Forse abbiamo speso tutto in quel decennio mitico dal ’68 al ’77. Dobbiamo tornare ad accumulare energie. Se non ci sveglia neanche quella muta di 60mila pitbull che ci lanciano addosso… se non ci sveglia il fatto che ci stanno rubando i nostri figli, che li stanno annientando col pretesto del virus e della loro salvezza….

Vien da pensare ai figli dei Desaparecidos. Ma i Montoneros dove sono? Salvare l’onore, almeno.

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