L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 23 maggio 2020

La narrazione mainstream è basata su fake news. Il Mes, il Recovery Fund sono una sola

E vediamolo, ‘sto bluff!

INVIATO DA AVERAGE JOE ⋅ 21 MAGGIO 2020 


Venghino, siori venghino. La premiata ditta M&M sfodera un altro colpo di genio e tira fuori dal cilindro l’ennesima trovata per salvare l’Europa gettare fumo negli occhi. Perché dobbiamo partire da un punto fermo: quando si parla di questioni europee, lo si fa sempre a partire da una base cognitiva estremamente ridotta ed opaca. Se in Italia ci si affida a provvedimenti smart di 275 articoli, in Europa si parte sempre da lanci di agenzia che vengono poi sapientemente alterati dalla narrazione mediatica mainstream. Volente o nolente, il risultato è sempre un cumulo di falsità o comunque di informazioni parziali e manipolate. La mancanza di significative presenze non ortodosse nell’ambito del sistema mediatico rende difficile, lento e faticoso capire quello che succede, figuriamoci esprimere un’opinione.

Detto ciò, per quello che si capisce risulta che il nuovo Recovery Fund (RF) si caratterizza così:
  • potenza di fuoco: 500 miliardi;
  • mix di debito e di “grants” in proporzioni da stabilire;
  • importi a valere su titoli emessi dalla UE;
  • rimborso dei titoli a valere su trasferimenti (diretti e/o indiretti) degli stati all’UE da definire;
  • ripartizione dei contributi fra i vari paesi;
  • erogazione a favore di soggetti non statali per la realizzazione di progetti concordati;
  • restano da definire l’eventuale compartecipazione statale, le modalità di erogazione e le tempistiche;
  • sono previste “condizionalità”.
Berlusconi, Tajani, Monti, Prodi, Letta e gli aedi del +Europa ci hanno ammorbato per settimane con la necessità di accedere al MES: 37 miliardi, un risparmio di 600 milioni all’anno, in cambio gli diamo la sovranità sul Paese. Conte, che inizialmente voleva “fare da solo”, poi ha negoziato ma mica per noi, ci mancherebbe, fessi noi a pensare che un primo ministro negozia per gli interessi del Paese, bensì per conto degli alleati latinos (Spagna, soprattutto, ma anche Portogallo, Grecia e Francia) che, ingrati, tutti insieme curiosamente hanno dichiarato che non sono così fessi da utilizzare quei fondi. Non prima, almeno, che li utilizziamo noi. In questa situazione in cui il MES non lo vuole nessuno, l’UE rilancia con un altro fondo che al MES assomiglia molto ma che almeno è più, come si usa dire oggi, “poderoso”. Quindi abbiamo perso tempo ed energie a negoziare un fondo che è così tanto una sòla che non solo non lo vuole nessuno ma è stato rapidamente messo da parte anche dai nordici che adesso ci fanno un’altra proposta di quelle che non possiamo rifiutare. E tutto questo da soli, senza neanche un minimo cenno ufficiale di dissenso italiano o un nostro tentativo di negoziare. Lasciamo perdere se questa proposta è o non è conveniente: c’è stato qualche giornalista che abbia fatto mea culpa per essersi esposto a favore di una misura che è considerata una ciofeca anche da chi la propone? C’è stato qualche politico fra quelli citati che abbia detto che ha sbagliato, magari proponendosi di smettere di dare consigli non richiesti e viziati dall’aterosclerosi? No, niente via niente, nessuno ha chiesto scusa, nessuno ha evidenziato l’errore passato. Ed allora consentitemi: se non siamo in grado di tornare ad un dibattito minimamente corretto e leale in cui le opinioni e le idee vengono discusse ed analizzate per quello che sono e per selezionare le migliori, indipendentemente da chi le sostiene, allora non ne usciamo. In mancanza di un po’ di onestà intellettuale, ci rimane solo la propaganda per partito preso, da una parte e dall’altra, che francamente è venuta un po’ a noia e che è sideralmente lontana dalla dimensione dei problemi odierni. Ed i primi a doversi ravvedere sono gli intellettuali: gli economisti che collassano appena sentono qualcosa che possa creare minime abrasioni all’eurolirismo così come i virologi-epidemiologi-tuttologi per i quali la terapia a base di idrossiclorochina non va valutata in base all’efficacia ed al rapporto rischi-benefici ma secondo i canoni del politicamente corretto.

Torniamo al RF. Il fatto che si parli di denaro erogato dall’UE sulla base di debiti da questa emessi, esclude che si possa parlare di fondo perduto in senso stretto e generale: i debiti UE andranno ripagati e qualcuno dovrà provvedere i fondi per farlo. A livello di stati, non mi sembra neanche plausibile il concetto di fondo perduto: anche USA, UK, Svizzera eccetera hanno erogato fondi con emissione di titoli che andranno rimborsati per cui, in vetta alla catena di distribuzione della liquidità, non esiste niente che non debba essere restituito. L’unica chance per ottenere questo risultato sarebbe l’emissione di moneta senza contropartita finanziaria che probabilmente, fatta con cautela ed in modo omeopatico, sarebbe la giusta soluzione per la crisi odierna ma che, a condizioni date, equivale a bestemmiare in chiesa.

Quindi il RF prevederà, probabilmente, una scissione fra soggetti beneficiari ed obbligati: per alcuni ci saranno grants (fondi da non restituire), sugli altri graverà l’onere della restituzione.

Fra i beneficiari possiamo escludere gli stati (anche per evitare la canea politica che si alzerebbe in nord Europa) che quindi saranno solo gli ufficiali pagatori. Possiamo ipotizzare che il rimborso avvengo con due soluzioni, alternative o combinate insieme:
aumento delle fonti finanziarie proprie dell’UE (dazi esterni, IVA, accise sugli zuccheri) che quindi daranno luogo ad aumenti di prezzi pagati dai cittadini;
aumento dei trasferimenti dagli stati all’UE (oggi all’1,08% del PIL) che quindi andranno a gravare sui bilanci statali e saranno pagati dai cittadini con maggiori tributi e/o minori servizi.

Il RF sembrerebbe operare con la logica dei fondi strutturali (FS) il che ha il vantaggio di porre in essere meccanismi conosciuti e rodati e di evitare la creazione dell’ennesima burocrazia europea stile MES. Però pone il problema del rapporto fra trasferimenti e contributi ricevuti da ogni stato. I FS hanno lo scopo di favorire la convergenza, in termini di sviluppo, fra aree regionali europee. Per questo motivi il meccanismo è solidaristico e prevede che alcuni paesi (tradizionalmente quelli appartenenti alla UE da antica data) trasferiscano più fondi di quelli che ricevono mentre altri (tipicamente quelli dell’est Europa) ricevano più fondi di quelli che trasferiscono. L’Italia è datore netto di fondi dal 2000 per cui, se la ripartizione del RF avvenisse con gli stessi criteri, ci rimetterebbe. Meglio a questo punto che ci fossero dei prestiti perché l’Italia rimborserebbe quanto avuto con la sola aggiunta di interessi che nel suo caso sarebbero più bassi di quelli che pagherebbe sul libero mercato.

Si può ipotizzare che i criteri di erogazione dei contributi siano diversi da quelli che presiedono ai fondi strutturali e quindi il trasferimento avverrebbe maggiormente a favore dei paesi più colpiti dal Covid (Italia, Spagna, Francia ma anche Svezia) e sarebbe maggiormente pagato da quelli meno colpiti (Polonia, Ungheria, Cechia, Slovacchia, Croazia). Avremmo quindi una situazione in cui i paesi più poveri e previdenti pagherebbero i più ricchi e imprevidenti: quanto sia plausibile questo proposito ve lo lascio immaginare. Possiamo ipotizzare il compromesso sarà che alla fine ognuno prenderà tanto quando darà, con il vantaggio di avere i soldi subito e di rimborsarli, siano essi debito o grant, gradualmente.

Comunque, una volta superati questi ostacoli, la logica dei fondi strutturali si porta dietro anche altri problemi. Il primo è che di regola è previsto un cofinanziamento degli stati per cui, ammesso che abbiamo in dote i famosi 100 miliardi di cui si parla, di regola altri 33 (25% del totale) dovrebbero essere stanziati dallo stato che quindi trasferirebbe in totale 133 miliardi (diciamo 100 alla UE e 33 alle regioni che potrebbero gestire il RF): una bella sommetta per un ente che fa fatica a trovarne 55. Evidenzio che i 133 miliardi assomigliano molto ai 125 miliardi che l’Italia si è impegnata a trasferire al MES per cui si vede che in UE circolano piani che prevedono questa contribuzione da parte nostra e che cambiano soltanto, di volta in volta, le denominazioni e le modalità di erogazione. È vero che i contributi arriverebbero “subito” ed il rimborso sarebbe diluito nel tempo del prestito acceso dalla UE (sette anni come il bilancio pluriennale?) ma comunque si tratterebbe, anche ipotizzando interessi zero, di 14 miliardi all’anno che si aggiungerebbero ai 18 già trasferiti alla UE. Il piano finanziario legato a fondi immediatamente disponibili sarebbe il seguente (valori in miliardi di €):

                                      ENTRATE                         USCITE                            NETTO
ANNO 1                       100                                     47,29                                   52,71
ANNO 2                                                                  14,29                                 –14,29
ANNO 3                                                                  14,29                                 –14,29
ANNO 4                                                                  14,29                                 –14,29
ANNO 5                                                                  14,29                                 –14,29
ANNO 6                                                                  14,29                                 –14,29
ANNO 7                                                                  14,29                                 –14,29
TOTALE                      100                                    133,00                                 –33,00

Quindi potenza di fuoco ridotta il primo anno e oneri aggiuntivi per gli anni successivi.

Il secondo problema è che, anche ammesso che i fondi siano disponibili sin da subito, le tempistiche di gestione dei FS sono lunghissime: la gestione del settennio inizia sempre uno o due anni dopo, ha procedure capziose e rigide, i tempi di assegnazione oscillano fra uno e tre anni e quelli di erogazione possono arrivare a cinque. Niente quindi di compatibile con uno shock immediato.

Il terzo problema è la necessità di erogare tali fondi non per tappare i buchi di bilancio ma solo per sostenere “progetti di sviluppo” legati ad un set di obiettivi e politiche concordato fra i singoli stati e la UE. Non esiste quindi assoluta libertà d’uso da parte dello stato che non potrà, per dire, utilizzarli per la CIGR o per pagare i 600 euro agli autonomi ma dovrà impegnarli per sostenere fantomatiche politiche di sviluppo che saranno presumibilmente legate al piano ecologico europeo e quindi prescinderanno dai reali bisogni italiani che io identifico in quattro settori: turismo, infrastrutture, digitale, sanità. Quindi, se da un punto di vista matematico l’esborso netto per lo stato sarebbe di “soli” 33 mld, nella pratica sarebbe di tutti i 133 visto che tali importi verrebbero sottratti al suo core business per essere dirottati in politiche accessorie. Questo problema c’era anche con i FS tanto che alcuni commentatori avevano ipotizzato di limitarsi a trasferire alla UE il saldo netto a nostro carico e di tenerci il resto dei soldi per impegnarli nella politica “core” del governo. Il quarto problema è che in Italia i FS sono gestiti dalle regioni il che significa: a) che i fondi non solo vengono distratti dagli scopi principali perseguiti dal bilancio statale ma costituiscono spese che fuoriescono proprio dal bilancio statale; b) che i fondi vengono avviati ai 21 rivoli di spesa clientelare delle regioni con ognuna delle quali occorre stipulare un accordo che replica in scala quello fra UE e governo; c) che per lo shock ci rimettiamo alla capacità amministrativa delle regioni che abbiamo visto per decenni nel settore dei FS e da inizio anno in quello sanitario.

Raccontata così, si tratta di una scelta che potrebbe avere addirittura esiti fatali sul bilancio dello Stato. Per sopramercato evidenzio che la gestione dei fondi strutturali: a) ha dato luogo a situazioni specifiche su cui glisso per dovere professionale; b) ha fatto sì che l’Europa abbia perso il treno di internet, dell’AI, del 5G (ricordiamoci che il 3G in Italia lo avevano Tim, Wind, Blu e che il 5G adesso ce lo daranno i cinesi) e sia diventata un continente sottosviluppato rispetto ad America e Asia. Il sovrapporsi di visioni ideologiche europee e di incapacità politica ed amministrativa italiana ha prodotto risultati assurdi rispetto alla mole di fondi spesi.

Su tutto resta il fatto delle “condizionalità” che a mio avviso va sfatato una volta per tutte. Se non vogliamo provare a fare da noi con qualche soluzione che in molti propongono (anche io ho fatto le mie proposte: minibond per sussidi, prestiti aurei, quotazione del patrimonio immobiliare); se non vogliamo sfruttare la finestra di opportunità della BCE con un indebitamento a lungo termine (ipotesi Draghi); se invece vogliamo a tutti i costi “+Europa”, bene allora rassegniamoci perché, come detto in altri post, le condizionalità ci saranno sempre, si parli di MES, SURE, RF o altro, compreso alla fine anche il QE della BCE. Perché alla fine stiamo chiedendo soldi (tanti) a soggetti definiti che dovrebbero impegnare i risparmi dei loro cittadini e quindi è giusto che si cautelino da uno stato che sarebbe lungi dal fallimento ma ragiona come se fosse già fallito, che ignora l’etica del lavoro per abbracciare quella dell’elemosina e dà l’impressione di avere il retropensiero di voler fare cassa per poi scappare con la stessa.

Detto ciò, siccome non si può (e non si dovrebbe) campare di provvidenze pubbliche a valere sui risparmi di chi ce li ha (in Italia e all’estero), visto che un po’ di soldi servono come l’aria e che le condizionalità ci saranno comunque, che comunque è impensabile di affrontare il futuro ponendoci il problema della salvaguardia di settori che hanno business model degli anni ’50, come tutto il turismo ed il commercio, e che quindi un po’ di innovazione va fatta e quindi i fondi strutturali potrebbero essere utili, allora andiamo tutti a vedere il bluff.

Conte vuole coinvolgere l’opposizione? Bene. Invece di andare a Bruxelles a rappresentare sé stesso mentendo al Parlamento prima e dopo le audizioni, si presenti alle Camere e le renda edotte dello stato dell’arte, metta a disposizione, eventualmente in forma riservata, tutto il materiale disponibile e si impegni ad aggiornarlo mano a mano che gli sviluppi vanno avanti. Poi faccia le sue proposte e le spieghi. Il centro destra esca dalla ridotta mentale per cui attende solo di vedere cosa fa l’Europa per fare critiche stereotipate e superficiali e vada a vedere il bluff: Salvini e Meloni si facciano dare tutti i faldoni, se li leggano, se non li capiscono coinvolgano i loro economisti d’area o si facciano aiutare da qualche esperto a pagamento (i rimborsi elettorali non devono solo servire per le sagre di partito), aprano una discussione nei loro partiti e con gli elettori e dicano definitivamente se e a quali condizioni si può accettare un accordo con l’UE. O, altrimenti, prendano atto che questa confusione informativa e politica copre solo rischi enormi per il Paese e che quindi bisogna uscirne fuori. Dicendo anche che, siccome a condizioni date i soldi non si creano ma soltanto circolano nel sistema, andando dall’uno all’altro, non ci saranno comunque pasti gratis e che, senza sovranità monetaria, i sacrifici, in qualche forma, saranno inevitabili.

Che poi, detto fra, noi in qualche misura sarebbero anche auspicabili: il Paese è imbalsamato in uno stock di ricchezza enorme, oltretutto espresso in una moneta sopravvalutata, i cui valori contabili non corrispondono più a quelli economici sottostanti, alimentati da flussi di reddito ormai inadeguati. Oggi come oggi il deperimento economico distrugge i valori immobiliari e mobiliari, rende instabili quelli finanziari, mette a rischio il valore nominale di stipendi e pensioni. Uscire dal tabù dello stock per entrare nella logica dei flussi potrebbe ridare vitalità al sistema e, a prezzo di una iniziale riduzione dello stock, ridare consistenza ai flussi.

Credo che non succederà niente di tutto questo e che alla fine andremo a cacciarci in casini enormi e senza prospettiva che nessuno, a partire da Conte, ha neanche capito. Il problema della politica non è l’onestà ma la cultura, specie economica, che manca ovunque. Mi permetto di dire che molti degli esiti di oggi li avevo previsti quasi tre mesi fa e che l’unica reale alternativa politica al governo Conte ed ai danni che ha fatto ed a quelli che sta preparando era quella di Draghi. Si è preferito fare lo slalom con le parole, coprire governatori falliti, giocare a fare i responsabili mentre la Costituzione viene irrisa, distruggere l’economia privata avallando un lockdown di cui oggi, leggendo i dati a mente fredda, si stenta addirittura a capire i motivi e l’utilità, appellarsi a mega finanziarie (50-70-100 miliardi) basate sul nulla. Non si può sempre buttarla sulla caciara delle dirette Facebook®, qualche volta occorre anche fermarsi e pensare.

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