L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 14 maggio 2020

La Strategia della Paura e del Caos ha avvantaggiato: i mafiosi, i politici, la farmaceutica, l'Inps


Retroscena dell'emergenza rivelati dai test sierologici della Meleam e dal presidente del Censis

Mafiosi, politici, Inps, industria farmaceutica: ecco tutti i miracolati del Coronavirus. Il segreto è la paura

BY FABIO BONASERA | 13 MAGGIO 2020

Chi sono i miracolati del Coronavirus? A chi giova l’attuale stato di cose? La domanda, soltanto apparentemente fuori luogo, nasce dall’annoso dilemma del bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno. Ossia, in una comunità piegata da un’emergenza sanitaria di significative proporzioni, con decine di migliaia di morti e tantissime persone rimaste senza fonti di sostentamento, c’è chi è riuscito comunque a ottenere dei vantaggi? La risposta è sì. E tocca diversi aspetti. 
  • I benefici concessi ai mafiosi. 
  • L’accentramento del potere politico e amministrativo nelle mani di chi, senza Covid-19, avrebbe perso la poltrona. 
  • Il ritorno economico per l’industria farmaceutica. 
  • L’alleggerimento degli oneri degli enti di previdenza, come l’Inps. 
Tutti fenomeni ormai di dominio pubblico, che si sono potuti verificare attraverso una leva emotiva vecchia come il mondo: la paura.

Secondo le stime ufficiali, sarebbero diverse centinaia gli affiliati alle cosche, tra i quali quattro boss condannati al 41 bis, rispediti a casa dalla magistratura di sorveglianza. Ben 376 secondo quanto ha scritto, per esempio, la Repubblica lo scorso 3 maggio, rifacendosi alla lista inviata dal Dipartimento delle carceri alla commissione parlamentare antimafia. Eppure, un magistrato autorevole come Nicola Gratteri, ammonisce che è più facile essere infettati al supermercato che in carcere. Il procuratore di Catanzaro contesta che quasi 400 persone detenute al 41 bis o in alta sicurezza siano state assegnate ai domiciliari in nome di un pericolo di contagio che non si è mai manifestato. I detenuti, afferma, riprendendo i dati del Garante nazionale delle private libertà, avevano il 99,5% di possibilità di non infettarsi. Discutibile, a tal proposito, il decreto voluto dal ministro Alfonso Bonafede per riscrivere le regole soltanto dopo che i buoi erano scappati. “Abbiamo fermato l’emorragia”, ha festeggiato il guardasigilli. Senza potere assicurare, tuttavia, che tutti i 376 fortunati vincitori della lotteria, una volta terminata l’emergenza, torneranno in cella. Senza potere assicurare, soprattutto, che, dal comodo divano del proprio salotto, non continuino l’attività criminale.

Quanto alle pensioni risparmiate dall’Inps, e dallo Stato, le battute si sono sprecate sin da subito. Salvo poi rivelarsi una tragica realtà. È l’Istituto superiore di sanità a confermare che l’età media dei circa 30mila deceduti in Italia è di 80 anni e mezzo.

Per quel che concerne l’industria farmaceutica, due sono i principali dibattiti in atto. Uno sulle reali cause dei decessi, l’altro sul ruolo del vaccino e sulla possibilità di farne a meno grazie all’immunità di gregge, alla plasmaterapia o, addirittura, all’autonoma scomparsa del virus. Da settimane si fa strada, in parte della comunità medica e scientifica, la convinzione che a uccidere siano delle trombosi venose e non delle polmoniti interstiziali. Tesi smentita da un’altra parte della stessa comunità. Che continua a perorare l’uso dei ventilatori polmonari, a dispetto di quanto sembra dimostrare, per esempio, un’inchiesta condotta dal Wall Street Journal. Nel dubbio, chi sta incrementando produzione e fatturato è sicuramente la Siare, l’azienda di Valsamoggia, nel Bolognese, unica produttrice italiana di ventilatori polmonari, che ha fatto un contratto di fornitura con la Protezione civile nazionale e che oggi è supportata dalla Fca, il gruppo nato dalla fusione di Fiat e Chrysler e specializzato in automobili.

In merito alle terapie da adottare contro il Coronavirus, ci sono autorevoli infettivologi e virologi che sostengono che possa scomparire del tutto, come è già accaduto per la Sars. C’è chi confida nell’immunità di gregge e chi, come la prestigiosa rivista Nature Medicine, definisce la plasmaterapia la prima scelta per la cura dei pazienti. Ormai nota, in questo senso, la battaglia del primario di pneumologia del Carlo Poma di Mantova, Giuseppe De Donno, per diffondere la pratica dell’infusione del plasma convalescente, sperimentata con grande successo nell’ospedale mantovano, in collaborazione con il Policlinico universitario San Matteo di Pavia. Proprio De Donno, in un’intervista pubblicata su Panorama, contesta che Aifa e Iss indugino ancora nella sperimentazione: “All’inizio speravo che la politica offrisse una risposa univoca, una risposta veloce. Non avevamo bisogno – dichiara a Elena Fontanella – di fare un’altra sperimentazione di Fase 1 mentre siamo in Fase 2”. “Addirittura – prosegue – ora che siamo fuori dalla fase acuta, per utilizzare il plasma devo chiedere l’autorizzazione al comitato etico, compilare 5 moduli e una relazione paziente per paziente, come se, nel mentre, le persone non morissero… Ma le sembra un Paese normale questo? Tutto dipende da qual è l’obiettivo della politica: se osteggiare l’uso del plasma o incentivarlo. Nel mentre, ben venga lo studio delle industrie farmaceutiche, ma per sintetizzare le immunoglobuline ci vogliono mesi, non giorni. Noi medici, nel frattempo, cosa facciamo?”.

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