L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 11 maggio 2020

La televisione, il circo mediatico racconta fake news sulle condizionalità del Mes

Il Mes spolperà l’Italia

9 maggio 2020


Vi raccontano che il signor Klaus Regling, direttore generale del Meccanismo europeo di stabilità, non vede l’ora di regalare all’Italia 36 miliardi a tassi vantaggiosissimi e praticamente a zero condizioni, per farle assumere medici e costruire ospedali. Peccato che le insidie del Fondo Salva Stati rimangano. Le hanno solo differite al momento in cui il centrodestra potrebbe uscire vincitore dalle elezioni politiche. E allora il sospetto è legittimo: tutta quest’insistenza di Pd e Iv perché Roma ricorra al Mes serve mica a neutralizzare un’eventuale vittoria elettorale dei sovranisti? È un’ipoteca politica: Matteo Salvini e Giorgia Meloni magari sbancheranno le urne, però, sottoposti alla sorveglianza della Troika, dovranno governare con il programma scritto a Bruxelles. Se invece il centrodestra non la sfangasse e si rafforzasse l’asse sinistra-5 stelle, il cappio del Salva Stati terrebbe al guinzaglio quel pezzo di Movimento restio a diventare lo specchietto per le allodole dell’establishment. Due piccioni con una fava.

Direte voi: ma giornali e telegiornali ci assicurano che, dopo l’intervento salvifico di Paolo Gentiloni e Valdis Dombrovskis, i magnanimi dell’Eurogruppo hanno eliminato le temute condizionalità. Pia illusione: basta leggere il comunicato ufficiale del comitato presieduto da Mario Centeno. Sì, sono venuti meno i paletti per accedere alla linea di credito e sono stati attenuati i parametri di monitoraggio per il periodo della pandemia. Ma già la lettera dei due commissari Ue conteneva una parolina magica: «Thereafter». «Successivamente», a emergenza finita, la musica cambierà: gli Stati dell’eurozona «continueranno a impegnarsi a rafforzare i fondamentali economici e finanziari, coerentemente con il coordinamento economico e fiscale dell’Unione europea e con la cornice di sorveglianza». E potete facilmente immaginare cosa comporterà questa solenne promessa, in una situazione terremotata da un crollo del Pil a due cifre, un aumento smisurato dell’occupazione e un’esplosione del debito pubblico.

E non è finita qui. Al punto 5 del comunicato dell’Eurogruppo, c’è un’altra chicca: «Il Mes implementerà anche il suo Early warning system» per assicurare che il prestito sia ripagato «in tempo». Cos’è questo misterioso strumento? Per scoprirlo, vi basta visitare il sito del Mes: l’Early warning system, molto semplicemente, serve a «individuare rischi di rimborso del finanziamento e a consentire azioni correttive». I famosi «aggiustamenti macroeconomici», quelli che in Grecia hanno aumentato la mortalità infantile. Perché i soldi del Meccanismo di stabilità sono pur sempre un prestito e i prestiti vanno restituiti, sia pure a tasso quasi zero. Una situazione che peraltro innescherà una spirale autodistruttiva. Il debito con il Salva Stati, infatti, è debito senior: chi lo contrae, non appena ha un po’ di liquidità, è costretto a usarla in modo prioritario per rifonderlo.

L’eurocreditore verrà prima anche di chi detiene debito pubblico. E non ci vuole un genio per capire che ciò creerebbe il panico sui mercati, facendo schizzare lo spread, quindi peggiorando ulteriormente i nostri parametri di bilancio, complicando il nostro accesso ai finanziamenti e magari obbligandoci a chiedere altro denaro al Fondo, con ulteriore programma di riforme greche. Non ci dimentichiamo, poi, che l’Eurogruppo è una sede di negoziazione politica: non può cambiare i Trattati. O i Paesi dell’Unione si accordano per introdurre un nuovo Regolamento in deroga, cancellando tutte le trappole, oppure il Mes sanitario sarà appeso a un accordo tra galantuomini. E non essendo mutato il diritto Ue, chiunque, a Covid-19 debellato, potrà ricorrere in sede giudiziaria, sopprimendo ogni ammorbidimento. D’altronde, per comprendere che siamo in un manicomio, basta notare che il linguaggio su cui si fonda la sedicente unione politica è quello di un carcere di massima sicurezza: «Sorveglianza rafforzata». L’Europa come il 41 bis.

Ora, solo due soggetti possono sperare di metterci in ginocchio. All’estero, chi vuole renderci un discount di asset strategici. L’hanno fatto con la Grecia; pensate quanto possa stuzzicare lo stock di ricchezza della seconda manifattura del continente, Paese membro del G8.

In Italia, invece, c’è una squadra di mediocri satrapi, i quali, esattamente come gli avidi antenati ottomani, sono bendisposti ad accumulare potere, privilegi e credito presso l’eurosultano, persino affamando e vessando la popolazione. Magari qualcuno degli apologeti del Mes crede davvero che essere commissariati ci salverà dai barbari sovranisti. Purtroppo, il timore è che oltre la buona fede ci sia di molto peggio. È dall’esiziale incrocio di questi interessi, che potrebbe presto consumarsi il più atroce tradimento della patria.


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