L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 27 maggio 2020

L’Italia non cresce per la Mafia, la politica corrotta, l’incompetenza della classe dirigente, l’immobilismo della macchina amministrativa. Perché la Germania ci succhia il sangue, perché l’Euro ci ha portato alla rovina, per colpa delle Banche, di Monti, dell’economia sommersa, dell’immigrazione clandestina. Queste sono il compesso dei motivi per cui ci stiamo impoverendo sempre di più

ITALIAN DECAD(A)NCE: la danza verso il BARATRO

Scritto il 26 maggio 2020 alle 14:12 da Danilo DT


Possiamo raccontarci tutte le storie che vogliamo.
Che tanto l’Italia non cresce per la Mafia, la politica corrotta, l’incompetenza della classe dirigente, l’immobilismo della macchina amministrativa.
Che noi restiamo sempre al palo perché la Germania ci succhia il sangue, perché l’Euro ci ha portato alla rovina, per colpa delle Banche, di Monti, dell’economia sommersa, dell’immigrazione clandestina, del malocchio, occhio prezzemolo e finocchio.
Tanto siamo bravissimi a trovare giustificazioni e scuse, ma siamo un po’ meno bravi a fare autocritica.
Peccato che poi l’evidenza diventa difficile da contestare.

Ho dovuto smanettare un po’ ma alla fine sono riuscito a creare un grafico dove ho messo il PIL pro capite di alcuni dei più importanti paesi dell’Eurozona. Tanto per rendersi conto dei disequilibri ma anche delle nostre colpe.
Il risultato lo vedete voi stessi qui sopra.

Italia, anno domini 2020.
Se prendiamo come riferimento il PIL pro capite del 2000 scopriamo che OGGI ci siamo impoveriti. Se nel 2000 il PIL pro capite era 100, ora è solo più 97,5, senza dimenticare che ancora non si sconta la grande crisi Covid-19 che provvederà ad abbattere tutti i vari PIL pro capite del globo.
Intanto noi già sappiamo che in questi 20 anni siamo andati sott’acqua. Nessuno in Europa come noi, nemmeno la Grecia. E’ il grafico della decadenza italiana, dell’estrema emergenza che viviamo da anni e forse della drammatica irrecuperabilità della situazione.

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