L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 23 maggio 2020

Ma già oggi abbiamo terapie efficaci che non hanno bisogno di ospedalizzazione in quanto si è fatto la corretta diagnosi (gente meno illuminata, all'antica, s’era accorta che non di polmonite si trattava, bensì di malattia del sangue che provoca trombosi e uccide) e quindi farmaci antitrombotici, nei casi gravi la plasmoterapia individuata da De Donno dopo un silenzio assordante del governo e istituzioni preposte regalata la produzione a ditte farmaceutiche di proprietà degli amici degli amici e togliendola agli ospedali pubblici. Il mainstream però vuole assolutamente tacere su ciò. Il mainstream continua la sua campagna sul "consumo" di mascherine e tamponi. Siamo alla follia pura

L'infezione asintomatica è un elemento positivo, perché da immunità, che per questo virus dura almeno 6 mesi e massimo 2 anni.


SAPPIAMO QUANTO DURERÀ LA CRISI DA CORONAVIRUS. LO HANNO SCRITTO LE RIVISTE SCIENTIFICHE PIÙ AUTOREVOLI


(di David Rossi)
21/05/20 

Dalle quattro grandi pandemie degli ultimi cento anni abbiamo imparato che durano al massimo due anni: non un numero di mesi fisso, intendiamoci, ma un tempo che di solito non eccede troppo i ventiquattro mesi, anzi più spesso di meno. Sappiamo, insomma, abbastanza per capire che non usciremo dall’attuale crisi in tempi rapidi, ma anche che con grande probabilità dal 2022 assisteremo al rifiorire dell’economia e della cultura. Se volete investire, non aspettatevi un ritorno nei prossimi due anni, ma a partire dal 2022 e ancora di più dopo il 2025 aspettatevi una crescita spettacolare e senza conflitti politico e militare di grande portata. È appellandoci alle serie storiche del XX e XXI secolo che lo scopriamo: alla Spagnola (1918-20) hanno fatto seguito i ruggenti anni Venti e la pacificazione in Europa, all’Asiatica (1957-58) il boom economico degli anni Sessanta e la distensione, la Hong Kong (1968-69) non interruppe la crescita dell’Occidente iniziata nel secondo dopoguerra, all’Influenza Suina (2009-10) fece seguito la fine della Grande Recessione del 2008-09.

Dal passato arriva anche uno degli strumenti più efficaci nella lotta contro l’attuale pandemia. Precisamente, dal 1918, quando prese a diffondersi l’influenza spagnola, come ricorda il biologo Enrico Bucci, professore alla Temple University di Philadelphia: da allora conosciamo e utilizziamo le mascherine, le quali “costituiscono un presidio efficace. Sono limitanti del nostro comportamento, pesanti da un punto di vista sociale, forse pure non sostenibili nel lungo periodo. Ma finché circola il virus, aiutano eccome”1. Non facciamo illusioni perché, anche con un uso estensivo di questo semplice strumento, il virus non sparirà… è inevitabile che ci saranno nuovi focolai. Questo potrebbe anche essere un problema controllabile, se ci doteremo “di quel che serve per intercettarli in fase precoce (test diagnostici) e se daremo ascolto ai medici, che indicano chiaramente come i pazienti debbano essere il più possibile seguiti a domicilio o comunque rinforzando la medicina territoriale”2.

Come conferma anche un recente studio pubblicato sulla rivista Science3, con le attuali capacità di terapia intensiva l'epidemia SARS-CoV-2 potrebbe durare fino al 2022, anche nell’ipotesi in cui la malattia avesse un andamento stagionale. Per accorciare l'epidemia di SARS-CoV-2 e garantire un'adeguata assistenza ai malati critici, è urgente investire (1) nelle capacità dei reparti di terapia intensiva e (2) in test sierologici a tappeto per comprendere l'estensione e la durata dell'immunità alla SARS-CoV-2 e per determinare le dinamiche post-pandemiche del virus. Sarà, inoltre, necessaria una sorveglianza seria e diffusa sul territorio nel breve periodo per verificare e confermare le misure di distanziamento sociale, senza limitarsi a lanciare allarmi per la movida o lo shopping.


Infatti, sostenere il distanziamento sociale (che non vuol dire per forza lockdown) e investire nel sistema sanitario è strategico. Da solo, l'aumento della capacità dei reparti di terapia intensiva permette di accumulare più rapidamente l'immunità della popolazione, riducendo la durata complessiva dell'epidemia e la lunghezza totale delle misure di allontanamento sociale. L’importanza di queste due misure (distanziamento e investimenti sanitari) è così grande che “l’introduzione di un farmaco molto efficace contro il COVID-19 che fosse capace di dimezzare la percentuale di infettati che necessitano di ricovero avrebbe - sempre secondo detto studio - un effetto simile al semplice raddoppio della capacità di terapia intensiva”. In uno scenario di investimenti sanitari e distanziamento sociale, l'epidemia si concluderà entro luglio 2022 e le misure di allontanamento sociale potranno essere completamente allentate già nella prima metà del 2021.

Si pongono sulla stessa linea anche altre autorevoli testate scientifiche. Il New England Journal of Medicine sostiene4, inoltre, che il numero dei destinatari dei test debba essere molto ampliato, fino “a includere le persone asintomatiche”. La presenza di queste ultime, dalle quali “il coronavirus riesce a diffondersi ad alte concentrazioni attraverso le cavità nasale anche prima dello sviluppo dei sintomi”, è una prova a sostegno dell’importanza che quante più persone possibili utilizzino la mascherina “in spazi affollati all'aperto o al coperto… per raggiungere la sconfitta finale di questa pandemia”.

Se vogliamo muovere i primi passi verso la ripresa economica e sociale, anche secondo Nature5 dobbiamo smetterla di “limitare i test alle persone con sintomi come febbre o tosse grave”: i governi non possono più ignorare che “individui infetti senza sintomi possono diffondere la malattia. I casi asintomatici possono essere particolarmente pericolosi negli spazi comuni, dove le infezioni si diffondono rapidamente”. In uno studio condotto nel Massachusetts, i ricercatori “hanno scoperto che quasi il 90% delle… persone infette dal coronavirus non presentava sintomi identificabili”.

Volendo riassumere le innumerevoli soluzioni proposte e attuate per affrontare questa sfida epocale, basterebbe limitarsi a tre: tracciabilità dei contatti degli infettati attraverso i test, quarantena dei malati e dei potenziali infettati e distanziamento sociale soprattutto attraverso presidi utili e non troppo dannosi per la vita sociale e l’economia: non sono solo misure necessarie, ma sufficienti all’impresa che l’umanità si è posta, cioè vincere la sfida con l’attuale pandemia limitandone la diffusione, la letalità e la durata nel tempo. Ovviamente, queste misure vanno adottate in modo serio ed efficace nel breve periodo - in modo anche non continuo fino al 2022 - ma potranno tornare utili a più riprese nei prossimi 5 anni, data la possibilità di “ritorni dell'infezione da SARS-CoV-2 fino al 2025 anche dopo un periodo prolungato di apparente eliminazione”.


Foto: web

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