L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 25 maggio 2020

Mentana con caparbietà sbatte la testa sulla logica, sui numeri e chi più ne ha ne metta per portare avanti la sua battaglia ideologica per farci inghiottire quella polpetta avvelenata che è il Mes

Maniero a Mentana: «Non capisco perché associ la mia contrarietà al Mes non agli appelli di decine di professori universitari da tutta Italia, ma a un pregiudizio»

Silenzi e FalsitàPOSTED ON MAGGIO 24, 2020


Nuova puntata della discussione sul Mes tra il deputato del Movimento 5 Stelle Alvise Maniero e il direttore del Tg La7 Enrico Mentana.

Dopo la risposta del giornalista e l’inserimento dell’europarlamentare 5Stelle Piernicola Pedicini nel dibattito, arriva un nuovo post su Facebook di Maniero, che scrive:

«Gentilissimo Direttore Enrico Mentana, grazie del suo riscontro! Lieto che per una volta si entri merito di questa trappola, anziché limitarsi a tifoserie. Nel frattempo vedo che molti, anche suoi colleghi, le hanno già risposto, ma non mi esimo: ecco perché, a mio modestissimo parere e leggendo i documenti, lei si sbaglia, e su entrambi i punti. Il primo è che una lettera non ha valore di riforma, e lei lo sa. Pensare che il MES, nato e fatto per commissariare gli Stati verso il rigore europeo di bilancio, sia stato scelto come un gesto di aiuto, è come credere che un tizio ci si avvicini con un martello per acconciarci i capelli. Di tutti gli strumenti possibili, per bravo che sia il tizio a ricondizionare il martello, non poteva prendere, magari, una forbice?»

«Ma andiamo al pippone, norme alla mano» – prosegue Maniero – «-Le condizionalità, la “troika”. Cosa ce le fa rischiare? Prima di tutto il trattato del MES, un trattato internazionale, che come sa, per suo rango normativo si emenda solo con un altro trattato internazionale, un atto di eguale rango tra gli stessi firmatari (le lettere di Gentiloni e di un altro commissario europeo non lo sono, per quanto autorevoli e piacevoli da leggere: a me non risultano ratifiche parlamentari delle lettere di Gentiloni). Per questo nella mail che le ho mandato suggerivo di esaminare attentamente l’art. 14 comma 6, che specifica come le condizionalità (=troika alert!) dei prestiti possono essere variate appena prelevato un euro, seppur previo voto unanime (alla Grecia, sotto ricatto, è toccato di accettare di variare condizioni per più volte consecutive, lo ricordiamo). E col trattamento che ha subito ora paga oltre l’1% al mes, per inciso».

«In tandem,» continua il post del pentastellato «il tremendo (me lo permetta) regolamento europeo 472/2013. Ecco, questo è ben citato nella letterina di Gentiloni, che per tutta la seconda facciata si impegna a “non vedere motivo di applicarne” varie parti. Per quel che vale questo auspicio, o “interpretazione autentica”, se vogliamo prendere per esatte le sue parole: anche questo NON è un atto dal rango normativo utile, non emenda una riga del citato regolamento eu 472/2013: è una lettera. Il problema sorge persino (la prendessimo per legge) nella terza ed ultima facciata, negli ultimi 2 paragrafi (le fregature sono sempre in fondo, dopotutto): il temuto monitoraggio che veniva bonariamente escluso avrà però luogo… nel post programma, cioè dopo aver speso i fondi (“The monitoring under article 14 of 472/2013 will take place thereafter”). Esclude, almeno questo “straccio” di lettera, modifica delle condizioni? NO, bada bene anzi di non nominare l’art 14 comma 3, quello che prevede che la Commissione, assieme a BCE, venga a fare le pulci al paese e, leggiam leggiamo, “shall assess whether corrective measures are needed”. Le “misure correttive” per un Paese col debito/pil presumibilmente al 160% saranno un piacere tutto da scoprire, insomma, essendo noto il buoncuore della Commissione Europea. C’è un interesse basso abbastanza da rendere interessante scoprirle?».

«Secondo,» scrive ancora Maniero – «veniamo al tasso di interesse complessivo. Come dicevo, lo ritengo davvero un aspetto secondario rispetto al rischio di commissariamento del Paese, ma è giusto affrontarlo comunque. Anticipo che quello che lei ipotizza (un nuovo sistema di finanziamento ad hoc, separato dagli alti costi di finanziamento “pool” dei programmi pregressi) non trova riscontro nelle pubblicazioni del MES, tantomeno nel link che indica: ribadiscono invece più volte quella componente “pool” sia comune per tutti i Paesi da molti anni (dopo efsm, 2011): se ha fonti diverse, la ringrazierò se vorrà indicarle. A questo link il concetto di costi pool comuni è ribadito (anche) da un eloquente grafico “ESM HAS ONE UNIQUE RATE FOR ALL COUNTRIES” Andiamo ai dettagli. MES chiede un tasso variabile più commissioni: ha un nome orrendo (blended lending rate) ma che, solo per capirci, chiameremo il TAEG. Grazie per il link al sito del MES: nella mia mail glielo avevo linkato io in 3 diverse parti a mia volta, riassumendone pure i contenuti, ma rileggiamo volentieri insieme le pagine che ci stiam linkando a vicenda! 🙂 L’interesse del prestito mes (mi limito ai valori per questa specifica linea pandemica, inferiori rispetto ad altre linee mes) è fatto di queste componenti:

+0.1% “margin” annuale
+0.005% “annual service fee” annuale
+0.25% “up-front service fee”, una commissione per ciascun prelievo (siccome il MES ha poca liquidità, deve chiederci di attingere in modo scaglionato agli agognati 36 miliardi, in almeno 7 rate, o non ce la fa)
+”commitment fee” (la trascuriamo, dovrebbe essere molto piccola)

Vediamo che già solo qui il tasso è, anche se di poco, superiore allo 0,1% nei dieci anni in media (ben superiore nei primi 2). Ma non la avrei disturbata per una smentita. Invece…

a tutto questo si somma il BASE RATE, cioè un tasso variabile che è il costo a cui il MES si finanzia sul mercato (il MES non crea denaro come la BCE, deve prenderlo in prestito a sua volta). Che per darle ragione dovrebbe essere 0 (o meno). Finora il base rate non è stato zero, anzi, lo stimiamo (non è esplicitato ma possiamo ricavarlo) in un 0,5% e rotti visti gli interessi che MES sta pagando su quanto già emesso, e visto il famoso “taeg” che fa pagare in media ai suoi clienti ancora nell’ultimo quadrimestre (lo 0,76%). Questo il motivo per cui penso lei abbia torto anche sul tema dell’interesse».

E ancora:

«Questa stessa pagina che lei mi raccomanda spiega che MES non fa più il pooling per “piscine su misura” come nel vecchio EFSF del 2011, invece spalma i costi tra i clienti. Ma per carità, se come ipotizza lei, MES deciderà che nessuno dei nuovi clienti “pandemici” dovrà accollarsi quei “vecchi” costi, potrebbe farlo: potrebbe creare una nuova “piscina” a costi più bassi solo per (attirarci) Cipro, noi e qualche altro, come suggerisce lei, e visto il mercato a costi bassi per tutti del momento potrebbe teoricamente riuscire a tenere base rate anche a 0 (dipende dalla strategia di finanziamento e dal mercato, è un tasso variabile, ma è possibile), e chiederci “solo” uno 0,1% e rotti di “TAEG” su prestiti da restituire ENTRO 10 anni. Beninteso, non ho trovato una sola dichiarazione di MES che annunci questo. E qui ci tocca fare i conti, dal momento in cui, senza rischio troika, ahem, anche noi beneficiamo del clima di bassi tassi, e già oggi “battiamo” persino quel costo già con i nostri titoli a scadenza 1 anno, praticamente a tasso 0, e tassi negativi per titoli a 6 o 3 mesi (che si possono tutti riemettere a scadenza come già avviene, ovviamente). Poi lei sa che, mentre gli interessi pagati al MES vanno e restano al MES, ed in parte vengono usati per comprare titoli tedeschi e di altri emittenti ad alto rating (come ne avessero bisogno), quelli che paghiamo a BCE per i nostri titoli che ci compra ci tornano indietro in larga parte (via tasse su Banca d’Italia e via utili che Banca d’Italia ci paga). Insomma ce li paghiamo da soli, salvo per una frazione. Altro elemento che riduce la “convenienza” degli interessi MES, anche su scadenze maggiori. Ma se vogliamo concentrarci sulla possibilità della “piscina nuova” (quella ad ipotetico 0,1%) a specifica domanda su questo degli investitori, due giorni fa, il funzionario MES competente risponde sibillino (punto 21).

“21. Would the proceeds of the ECCL bonds be earmarked on a separate account or will the proceeds feed into the ESM’s general pool of funds?


«Ora, converrà che non ha risposto: ha detto che tutti gli aiuti pandemici “pipperanno” da un fondo comune tra loro, ma non risponde alla domanda se diverso da più ampio fondo, vecchio e dai costi maggiori. Che sia un fondo diverso dagli altri ma comune tra gli utenti pandemici? Non viene da pensarlo, visto che rassicura gli investitori sul fatto che la strategia di finanziamento non sia variata (quella “su misura” stata abbandonata con l’EFSF del 2011, ricordiamo). Anche varie altre risposte nell’intervista confermano la strategia di finanziamento non avrà modifiche, rassicurando gli investitori. Ma chissà. A questo, punto, per poco che cambi ma visto che ci ha incuriositi, taglierei la testa al toro: proverò a chiedere, da deputato, che gli organi del MES lo specifichino. Ovviamente questo può farlo anche Lei, da giornalista, se ritiene: magari la “piscina” ce la faranno anche grazie a queste nostre domande ( ed io continuerei a lottare perché non ci caschiamo dentro per le ragioni già dette). Non capisco però, Direttore, perché associ la mia convinta (ed un po’ documentata, lo riconoscerà scorrendo la noia di statuti e regolamenti citati) contrarietà al MES non a quelle ragioni sulle condizionalità, non agli appelli di decine di professori universitari da tutta Italia, e non solo, che hanno rimarcato, autorevolmente, la totale inadeguatezza del MES a questa situazione, non a quanto è successo in Grecia, ma a Salvini e Meloni, a un “pregiudizio”. Mi pare, dopo quanto abbiamo visto in questi mesi, che chi le motiva una opinione diversa dalla sua sulla “solidarietà europea” qualche ragione potrebbe averla maturata (senza di loro e senza pregiudizi)», ha concluso Maniero.


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