L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 28 maggio 2020

Periodicamente un uomo di colore muore ucciso dalla polizia statunitense

Le reazioni del mondo pop americano alla morte di George Floyd

Dall'ex giocatore di basket Stephen Jackson in lacrime perché la vittima era un suo caro amico, a Madonna che scrive su Instagram "fanculo la polizia"

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Stephen Maturen/Getty Images

Enormi proteste ha provocato negli Stati Uniti il caso di George Floyd, 46enne nero morto a Minneapolis durante un fermo di polizia. Il caso ha avuto un’eco piuttosto forte sia perché arriva poco dopo un altro caso simile, quello di Ahmaud Arbery, 25enne nero ucciso a sangue freddo mentre faceva jogging in Georgia, sia perché la dinamica è incredibilmente simile a quella della morte di Eric Garner ucciso dalla polizia a New York nel luglio 2014: in entrambi i casi, le vittime sono state bloccate con violenza a terra e in entrambi i casi le loro ultime parole sono state “I can’t breathe”, non riesco a respirare. 

Mentre a Minneapolis il caso di George Floyd sta scatenando delle vere e proprie rivolte di strada, con conseguente repressione violenta della polizia, ha scatenato una rivolta anche nell’opinione pubblica americana: celebrità, sportivi, star del cinema e della musica hanno preso posizione in modo molto forte al riguardo – riportando al centro del dibattito americano il grande problema nascosto, l’elefante nella stanza, degli Stati Uniti: il problema del razzismo sistemico. 

Su Instagram, Madonna ha pubblicato il video della morte di George Floyd con una didascalia molto dura, descrivendolo come “la cosa più orribile e triste che ho visto da un bel po’ di tempo a questa parte. L’agente sapeva di essere ripreso e l’ha ucciso con arroganza e orgoglio. Questa cosa deve finire!! Finché non avremo sconfitto il razzismo in America – nessuno dovrebbe essere armato. Soprattutto i poliziotti”. E ha chiuso con: “fino ad allora – Fanculo la polizia!”, aggiugendo che non le interessava essere politicamente corretta ma che le interessava la giustizia. 

La reazione più toccante è stata quella dell’ex giocatore di basket Stephen Jackson, che era un caro amico di George Floyd. I due erano cresciuti insieme in Texas e si chiamavano tra loro “twin”, gemello. Sempre su Instagram, Jackson ha postato diversi video in cui, in lacrime, parla della vicenda. “È così che devo svegliarmi eh? Così mi devo svegliare. Floyd era mio fratello. Ci chiamavamo a vicenda ‘gemello’. Mio fratello era in Minnesota per cambiare la sua vita, stava cambiando la sua vita, era andato in Minnesota, faceva il camionista. E voi me l’avete ucciso”. Poi ha annunciato che sarebbe andato a Minneapolis per non far passare la cosa sotto silenzio. 

Un’altra star del basket, LeBron James, si è espresso con forza sul tema. Sempre su Instagram, ha condiviso un’immagine che mostra la morte di George Floyd e, dall’altro lato, il giocatore di football Colin Kaepernick inginocchiato per protesta contro il razzismo negli Stati Uniti – gesto che gli aveva provocato molte critiche. Lo stesso meme è stato condiviso anche da Snoop Dogg.

Diversi altri nomi importanti dell’intrattenimento e della cultura pop statunitense si sono uniti alle richieste di giustizia per Floyd. Come riporta NME, Janelle Monae, Sia e Ice Cube hanno scritto messaggi in sostegno di una campagna per fare giustizia sulla vicenda. “Sono stanca di parlare. Dobbiamo agire ORA. Sono furiosa”, ha scritto Monae su Twitter. Il rapper Ice Cube ha invece lanciato una domanda retorica: quanti crimini della polizia ci vorranno ancora prima che la comunità nera reagisca?

How long will we go for Blue on Black Crime before we strike back??? https://twitter.com/preyformemovie1/status/1265254640402214913 …

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