L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 5 maggio 2020

Si prende nota, un'altro pezzo del mosaico prende forma e si concretizza. Lo spread è regolato dalla Bce, e questo credetemi da sempre sin da quando fecero fallire la Grecia e misero all'angolo, nel 2011, l'Italia. Altro che libero mercato. Complottista è colui che non vuole assolutamente dire la verità

Bce, il capo economista svela il nuovo compito dell’Eurotower: stabilizzare gli spread dei bond sovrani

3/5/2020 11:11:38 PM 

iStock

In gergo li chiamano “Ecb watcher“, cioè osservatori della Bce, più in generale dei movimenti delle banche centrali e delle loro mosse più impercettibili. Un lavoro di indagine, spesso da certosini, che permette di anticipare scenari nuovi soprattutto in momenti di crisi drammatici come quello attuale.

Osservando con attenzione il blog del capo economista irlandese dell’Eurotower, Philip Lane, uscito il Primo Maggio, festa del Lavoro che rischia di subire i contraccolpi della recessione, si scoprono dettagli molto significativi ed inattesi. Il capo economista della Bce ha scritto che la banca centrale ha “un ulteriore ruolo di stabilizzazione del mercato” data la sua posizione di banca centrale per 19 diversi paesi all'interno dell’unione monetaria comune. Quale? Come? Non basta più dunque mantenere la stabilità dei prezzi come da statuto ricalcato pari pari su quello della Buba, la potente Bundesbank, la banca centrale tedesca con l’ossessione della inflazione della Repubblica di Weimar?

Christine Lagarde (a sinistra) e il Presidente della Bundesbank Jens Weidmann. Daniel Roland/AFP via Getty Images

No, spiega Lane, c’è bisogno di altro, ben altro. Questo ruolo supplementare è (ed è stato in questi mesi) quello di contrastare qualsiasi “dinamica di fuga verso la sicurezza che si autoavvera e la illiquidità nei singoli mercati delle obbligazioni sovrane” che potrebbe sorgere durante una crisi, riflettendo “l’alta sostituibilità tra i mercati delle obbligazioni sovrane in assenza di rischi valutari”. In altri termini meno astrusi “questa volatilità non fondamentale degli spread pregiudica la regolare trasmissione della politica monetaria tra i paesi ed è un compito fondamentale per la banca centrale contrastarlo”. Punto. Cioè il nuovo compito (task) fondamentale della Bce è contrastare la volatilità degli spread. Tutto il contrario di quanto aveva detto lex direttrice del Fmi, Christine Lagarde, alla sua prima “infelice” uscita pubblica da presidente della Bce a marzo scorso.


La Bce, dunque, deve supplire in tempi di crisi e di costruzioni a metà dell’architettura economica europea, perché non c’è ancora il ministro delle Finanze europeo. Ed ecco perché il capo economista della Bce, l’irlandese Philip Lane ha affermato nel suo blog il Primo maggio, a correzione della Lagarde, il compito monetario che mancava all'appello di Francoforte e che ora i mercati hanno capito che l’Eurotower perseguirà con ostinazione e perseveranza. Visto che secondo Lane non si tornerà ai livelli pre Covid se non nel 2023 cioè solo fra tre lunghi anni di lotta alla recessione. La Bce dunque c’è a difesa della moneta unica e come avrebbe detto Mario Draghi “credetemi sarà abbastanza“.

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