L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 19 maggio 2020

Sistema operativo aperto è una decisione, una scelta politica

Monaco di Baviera torna a Linux

Il nuovo slogan è ''Soldi pubblici, codice pubblico''.
[ZEUS News - www.zeusnews.it - 17-05-2020]


Se per caso ci fossero ancora dubbi sul fatto che la scelta del sistema operativo utilizzato in una pubblica amministrazione sia non soltanto tecnica, ma anche e soprattutto politica, il caso di Monaco dissipa ogni incertezza.

Nel 2003, la città tedesca decise di abbandonare Windows in concomitanza con la fine del supporto a Windows NT 4.0, optando per una soluzione open source basata sulla distribuzione appositamente creata LiMux e su OpenOffice/LibreOffice.

Poi, però, nel 2017, una nuova amministrazione decise di fare marcia indietro e tornare a Windows, con una decisione che già allora il capo del dipartimento IT della città definì politica, e non tecnica.

A riprova della veridicità di quelle parole assistiamo ora una nuova inversione: dopo il cambio di amministrazione, Monaco ha annunciato l'intenzione di tornare ad abbracciare il software open source.

«Dove sia possibile tecnologicamente e finanziariamente» - si legge in una nota congiunta scritta congiuntamente dai Verdi e dai Social Democratici, che ora governano Monaco - «la città si concentrerà sull'adozione di standard aperti e software distribuito con licenza open source».

«Aderiremo al principio "soldi pubblici, codice pubblico"» scrivono ancora i partiti di maggioranza, in carica fino al 2026. «Ciò significa che, posto che la cosa non riguardi dati personali o confidenziali, i sorgenti del codice cittadino sarà reso pubblico».

La Free Software Foundation Europe saluta con soddisfazione l'inversione di rotta, pur sapendo che «nulla cambierà dall'oggi al domani, ma ogni volta che ci sarà da sottoscrivere un nuovo contratto, pensiamo che debba coinvolgere il software libero».

In aggiunta ai motivi riguardanti l'apertura del codice, a spingere le autorità cittadine ad adottare l'open source c'è anche la critica, aumentata in tempi recenti, verso l'utilizzo di software e soluzioni non soltanto "chiuse", ma strettamente dipendenti da aziende straniere, quali Microsoft e Huawei.

Occorre poi sottolineare come, rispetto al 2003, l'apprezzamento verso l'open source sia decisamente cresciuto: in Germania, città come Berlino e Dortmund hanno dato il vita a proprie iniziative legate al software libero, ed esempi come quello di Barcellona, dove il 70% del bilancio per l'IT riguarda il software libero e il supporto agli sviluppatori locali, hanno dimostrato come sia possibile lavorare sganciandosi dalle soluzioni proprietarie.

Nessun commento:

Posta un commento