L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 1 maggio 2020

Stati Uniti -4,8%

BANCHE CENTRALI

Fed, Powell contro maxi-recessione Usa: “Agiremo in modo forte e aggressivo”

29 aprile 2020
DI ALESSIO TRAPPOLINI

Tassi d’interesse invariati. Allianz: “Pil -40% nel II trimestre”. Il presidente Fed a Trump e Congresso: “Non è tempo di preoccuparsi del debito”

La Federal Reserve lascia i tassi di interesse degli Stati Uniti invariati fra lo 0 e lo 0,25% e annuncia l’uso “di tutti gli strumenti a disposizione per sostenere l’economia americana”, in evidente affanno a causa del propagarsi dell’epidemia di coronavirus.

Il presidente Fed Jerome Powell nella conferenza stampa invita il numero anche il governo a fare altrettanto, senza curarsi del bilancio federale: “Per anni ho predicato la necessità di mettere il debito su una traiettoria sostenibile. Questo non è il momento di preoccuparsi per il debito pubblico”, afferma il numero uno della Banca centrale americana precisando che non è il momento di far sì che il debito sia un ostacolo alla battaglia al coronavirus.

Una lotta che si preannuncia dura, almeno a vedere i dati economici relativi al primo trimestre 2020.
Il virus affonda il Pil Usa

Nel primo trimestre il prodotto interno lordo degli Stati Uniti è crollato del -4,8%. Secondo le statistiche si tratta del primo calo dal 2014 e il maggiore dal 2009. Per il secondo trimestre l’incubo di -40% e di un’altra maxi-recessione fa tremare il presidente Donald Trump.

“Il dato sul Pil americano nel primo trimestre è stato peggiore delle attese e sembra suggerire che la contrazione dell’economia americana possa raggiungere il 40% nel secondo trimestre”, ipotizza Mohamed El-Erian, capo economista advisor di Allianz. Gli analisti prevedono infatti che il peggio deve ancora arrivare per l’economia americana, per la quale si attende una contrazione record nel secondo trimestre.

Per questo motivo Powell non ha lesinato audacia: “La Fed continuerà ad agire in modo forte e aggressivo a sostegno dell’economia. Ma la Fed può essere solo parte della risposta all’emergenza, molto è nelle mani della politica di bilancio. È possibile che l’economia possa aver bisogno di ulteriore aiuto da parte della Fed e del Congresso”.

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