L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 11 maggio 2020

Togati&istituzioni malate + mercimonio sulle nomine. La magistratura ha un pò di impicci da risolvere

LE NOBILI BATTAGLIE DELL’ORDINE GIUDIZIARIO

Maurizio Blondet 11 Maggio 2020 

Così la magistratura si spartisce le poltrone, come funziona il mercato delle nomine

di Andrea Mirenda

La diffusione “centellinata” delle intercettazioni della Procura della Repubblica di Perugia, in seno all’indagine per corruzione che ha investito Luca Palamara, sostituto procuratore della Repubblica a Roma nonché ex membro del Csm ed ex presidente dell’Anm, delinea un quadro tetro sulle modalità di nomina dei dirigenti giudiziari e sulle relative interferenze. Nulla di nuovo, per carità, salvo due aspetti certamente non secondari: il carattere dilagante e pervasivo del mercimonio, da una parte e, dall’altra, la “pistola fumante” di una prassi illegale eretta a controsistema occulto. Perché – al di là di quelli che saranno gli esiti dell’inchiesta – l’osservatore disincantato non potrà negare ai magistrati perugini il merito di aver fatto definitivamente luce su quel “mondo parallelo”.

Il lettore paziente (e dotato di stomaco) ha potuto (verrebbe fatto di dire “finalmente”) toccare con mano il pilotaggio delle nomine per le Procure di Roma, Perugia, Torino, Reggio Calabria, Palermo, Brescia, Firenze; ha appreso di un collaudato intreccio di relazioni personali e politiche tra vicepresidenti ed ex vicepresidente del Csm, membri del Csm, magistrati aspiranti a questo o a quel posto, leader palesi e occulti delle correnti, influenti parlamentari, imprenditori; ha letto di incontri segreti con il procuratore generale della Cassazione, di “caffè esplorativi” tra alcuni consiglieri del Presidente della Repubblica e potenti magistrati che tuttavia nessun ruolo avevano nel Csm; ha letto, infine, di giornalisti e giornaloni chiamati a “riequilibrare” le informazioni “pro” o “contro” quel giudice, per influenzarne, in bene o in male, la nomina.

… pressioni, promesse, scambi, velati ammonimenti, intrighi, minacce, dossier artefatti per colpire un aspirante e favorirne un altro. E avrà, poi, definitivamente compreso, grazie alle preziose intercettazioni propalate, la totale inconsistenza del consueto “mantra” correntizio secondo cui la selezione dei dirigenti avverrebbe per attitudine e merito (cosa a cui non crede più neppure mia zia Cesarina, notoria “boccalona”). Esemplare, a questo proposito, il passo del colloquio tra Palamara e l’ex membro del Csm Massimo Forciniti, a margine degli intrallazzi notturni per la nomina del successore di Giuseppe Pignatone a procuratore della Repubblica di Roma (che, per i meno avvezzi alle cose giudiziarie, rappresenta il massimo ufficio requirente italiano). Eccolo: “… anche perché Roma e Perugia, a seconda di chi va, l’altro deve essere cioè uno di UNICOST e uno di MI…Se è Viola, su Perugia mettiamo chi diciamo noi. Se è Primicerio, su Perugia mettiamo quello di MI”.

Il prosieguo del colloquio tra i due è illuminante: Forciniti, alla domanda di Palamara sull’affidabilità di Primicerio, nel mentre afferma di non credere proprio che il designato sarà in grado di far “…fare bella figura di immagine”, tuttavia, ed è quel che più conta, “… è uno che va là e gli si può dire quello che interessa, … cioè proprio affidabile come uno che è molto legato, cioè uno dei nostri…un uomo di mondo e se puntiamo su di lui queste cose le capisce”.

(Il resto qui:

Così la magistratura si spartisce le poltrone, come funziona il mercato delle nomine

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Il Riformista

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