L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 20 maggio 2020

Togati malati - li scarcerano e non ci dicono perchè. E' 'ndrangheta

'Ndrangheta, scarcerato il presunto boss di Parghelia Carmine Il Grande

A quasi due anni di distanza il gup non ha ancora depositato le motivazioni della sentenza “Costa Pulita” ed ha ora revocato il divieto di dimora

di Giuseppe Baglivo 
18 maggio 2020 14:10

Il tribunale di Catanzaro

A gennaio la scarcerazione con revoca della custodia cautelare in carcere in assenza del giudizio d’appello, ed il solo divieto di dimora in provincia di Vibo e l’obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria con il divieto di allontanarsi da casa dalle ore 23 alle ore 7 del mattino. Ora, quindi, lo stesso gup distrettuale di Catanzaro – Pietro – Carè – ha revocato per Carmine Il Grande, 61 anni, ritenuto il capo dell’omonimo clan della ‘ndrangheta di Parghelia (condannato in primo grado a 10 anni di carcere) ha revocato anche la misura cautelare del divieto di dimora in provincia di Vibo Valentia e l’obbligo di presentarsi alla polizia giudiziaria. Torna, quindi, totalmente libero Carmine Il Grande che potrà far rientro nella sua Parghelia. Il gup – che deve ancora depositare le motivazioni della sentenza in abbreviato di “Costa Pulita” emessa il 31 luglio 2018 e che vedono imputato anche Carmine Il Grande – ha infatti accolto un’istanza degli avvocati Daniela Garisto e Luca Cianfaroni che hanno chiesto ed ottenuto dal giudice la nullità dell’ordinanza del 25 gennaio scorso per difetto della domanda cautelare del pubblico ministero.

A gennaio, in mancanza del deposito delle motivazioni della sentenza “Costa Pulita” nei confronti di 31 imputati, sono stati scarcerati anche: Pasquale Prossomariti, 35 anni, di Santa Domenica di Ricadi, condannato a 7 anni e 4 mesi di reclusione per associazione mafiosa ed estorsione aggravata; Leonardo Melluso, 55 anni, di Briatico, che ha lasciato il carcere di Terni – condannato in primo grado a 10 anni di reclusione e ritenuto a capo dell’omonimo clan federato con le “famiglie” Accorinti e Bonavita; Giancarlo Lo Iacono, 46 anni, di Zambrone, condannato a 8 anni di carcere; Ferdinando Il Grande, 38 anni, di Parghelia, condannato ad 8 anni di reclusione. 

Sempre a causa del mancato deposito delle motivazioni della sentenza, il Tar del Lazio ha sospeso il giudizio intentato dagli ex amministratori di Briatico contro lo scioglimento degli organi elettivi per infiltrazioni mafiose. I giudici amministrativi, per decidere, hanno bisogno delle motivazioni sulla condanna riportata dall’ex sindaco Andrea Niglia. Ma quasi due anni di tempo non sono stati sinora sufficienti per il deposito della sentenza (emessa con rito abbreviato, fra l’altro) ed ogni commento sul funzionamento della giustizia (e sui discorsi in ordine alla “fiducia” nelle istituzioni), appare superfluo.

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