L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 20 maggio 2020

Un governo che pensa solo a infonderci dose massicce di paura attraverso il circo mediatico non pensa minimamente alla 'ndrangheta che con una montagna di soldi compra e devasta il tessuto sano delle medie e piccole aziende anzi la favorisce scarcerando mafiosi e i loro boss

LA MINACCIA MAFIOSA SULL'ECONOMIA ITALIANA FIACCATA DALLA PANDEMIA. UNA STORIA COSÌ NON LA LEGGERETE SPESSO…


(di David Rossi)
19/05/20 

È di questo weekend la discussione sullo “shopping” di imprese europee in crisi di liquidità e di mercato ad opera di giganti cinesi sostenuti da capitali messi a disposizione dal governo di Pechino, paventato dal capo dei cristiano-democratici e popolari al Parlamento europeo, l’autorevole politico tedesco Manfred Weber. Ebbene, questo è solo uno dei pericoli che corrono le imprese dei Paesi europei messe in difficoltà dalla crisi economica innescata dalla pandemia. Altre due minacce, che riguardano soprattutto le Piccole e Medie Imprese (PMI) dell’Unione ma soprattutto del Bel Paese, vengono dall’usura e dalle organizzazioni criminali, in particolare dalle mafie italiane.

Cresce ogni giorno l’eco di “offerte che non si possono rifiutare” che vengono da personaggi insospettabili, pronti per conto delle mafie a rilevare interamente o acquisire quote di controllo di aziende della ristorazione e dell’alberghiero, ma anche società calcistiche, start-up tecnologiche e marchi storici del Made in Italy pagando con valige piene zeppe di contante di provenienza illecita.

Ma andiamo con ordine. Secondo Confcommercio1, “Il lockdown prolungato ha messo in ginocchio molte imprese e il rischio usura tra marzo e aprile è aumentato del 30% e a maggio potrebbe toccare il +50%... Per le attività commerciali il quesito… è sempre lo stesso: non ho più modo di far fronte alle spese, o chiudo o vado da un usuraio per farmi dare la liquidità che non ho avuto. Oppure... cedo l'attività ai criminali". D’altronde, come messo in evidenza dal comitato nazionale per l'ordine e la sicurezza pubblica del Viminale, “a fronte di un generalizzato crollo di ogni tipo di reato, l'unico che fa segnare un aumento è l'usura”.

Non crediate che l’usuraio sia solo il vecchietto col naso aquilino e la papalina: queste figure criminali sono evolute e oggi sono la porta d'ingresso dei capitali mafiosi sul mercato. Approfittando della crisi di liquidità di imprese ed esercizi commerciali, prima stringono il cappio al collo del titolare, poi divorano l’intera azienda. Il pericolo è sembrato ben presente al ministro dell'Interno Luciana Lamorgese, la quale ha richiesto l'intensificazione delle attività di prevenzione delle forze di polizia sulle dinamiche societarie, monitorando in particolare la filiera agroalimentare, le industrie in campo medico-sanitario, il comparto turistico alberghiero, la ristorazione nonché le PMI del commercio al dettaglio.

Come ricorda l’associazione antimafia Libera2, fondata da don Luigi Ciotti, mai come in questo momento le organizzazioni criminali hanno avuto tanta liquidità da investire, sotto forma di denaro da riciclare. È talmente grande la massa del capitale mafioso che “non hanno neanche bisogno di chiedere tassi di interesse elevati, non è la restituzione dei soldi che importa in questi casi”. Loro puntano a costringere la vittima “a cedere a intestazioni fittizie di attività, o a vendere ai suoi aguzzini la sua impresa, nella quale ha investito denaro ed energia, a quattro soldi”.

Di fronte a un pericolo così grande, ben vengano le iniziative, come quella della Prefettura fiorentina, che ha promosso la stipula di un protocollo regionale per agevolare l’accesso al credito e velocizzare i tempi di erogazione dei finanziamenti alle imprese e alle famiglie in difficoltà a causa della pandemia, così come iniziative analoghe con associazioni dei proprietari immobiliari perché “il crimine organizzato potrebbe approfittare di questo contesto di crisi, ma questo può essere bloccato e locatari e locatori si devono venire incontro”3.

A questo punto, speriamo che le forze dell’ordine, che spesso ci leggono, moltiplichino gli sforzi nel senso di verificare ex post le cessioni totali o per quota di immobili e di imprese, allo scopo di tracciare operazioni anomale, verificare l’infiltrazione mafiosa e stroncarla. Così l’Italia potrà tornare più ricca e più giusta di prima.

Prima di concludere, vorrei riservare un pensiero a quelli che leggendo questo articolo e altri su questo tema importantissimo faranno spallucce, pur di fronte a un pericolo mortale come questo per il Paese e la sua parte sana. Attenzione, amici lettori, a non farvi manipolare, come dei sempliciotti, da chi vi dice su Internet: i veri usurai sono le banche… Oppure: il vero problema sono i reati commessi dagli stranieri. O anche: i politici sono i veri mafiosi. Nessuno nega che ci siano istituti di credito che hanno meritato condanne per usura, né che un numero non piccolo di stranieri (così come di italiani…) delinqua. Tantomeno i politici sono dei santini… Tuttavia, a voler pensar male, sorge il sospetto che dietro certi troll che su Internet tendono a minimizzare la minaccia mafiosa sull’economia e sulla società spesso si nascondano persone e interessi inconfessabili.

Noi e i nostri figli abbiamo il sacrosanto diritto di vivere in un’economia dove non hanno cittadinanza i capitali e i metodi delle consorterie del crimine organizzato. Li vogliamo FUORI DAI PIEDI!


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