L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 15 giugno 2020

E' palese il Progetto Criminale dell'Euro. Una Nazione che delega a una banca estera privata la creazione di moneta è un insulto all'intelligenza, alla logica, alla comprensione di quali sono i presupposti fondanti di uno stato. Ogni qual volta si è dato la voce ai popoli sempre sempre questi hanno rigettato tutto quello che proviene da Euroimbecilandia

L’unione fasulla: l’Ue vive da anni di utopie e false promesse

-14 Giugno 2020

Roma, 14 giu – Il coronavirus è riuscito, nel suo dramma, a smascherare, anche dinanzi agli occhi dei più fieri sostenitori, tutte le demagogie e falsità portate avanti negli anni dall’Ue. Ente costituito inizialmente come “Comunità economica europea” con il Trattato di Roma del 25 marzo 1957, ha apportato numerose modifiche alla propria struttura nel corso degli anni. I principali trattati, che hanno poi portato all’attuale fisionomia, sono stati quello di Maastricht del 1992, e quello sull’unione economica e monetaria.

La scelta dell’attuazione di una moneta unica ha comportato, inevitabilmente, l’annullamento della sovranità monetaria per molti dei singoli stati, tra cui l’Italia. Misura criticabile, visto che la prerogativa di possedere, controllare e far circolare liberamente la propria valuta dovrebbe esser basilare per ogni nazione.

Così l’Ue naufraga

Con il passare degli anni, l’Ue è naufragata sui temi di politica comune negli interessi di specifiche nazioni, principalmente Francia e Germania. È emerso chiaramente come vi fossero Stati che, attraverso forzature a quelle che sarebbero (o vorrebbero essere) regole “comuni”, abbiano attuato speculazioni nei confronti degli altri, finendo per far dilagare il malcontento l’unione stessa.

Possiamo ergere ad esempio lampante la Grecia: nazione con un’economia in crisi, è finita per essere commissariata dalle scelte di Bruxelles, attraverso un combinato disposto che in breve tempo ha comportato l’arrivo della Troika nella penisola, condannandola a forte disperazione sociale, ulteriore crisi e fallimenti industriali.

C’è chi se ne va

Storture perpetrate negli anni hanno portato a reazioni eclatanti: la Gran Bretagna, tramite un referendum popolare, nel marzo 2017 ha optato per la scelta di lasciare l’Unione Europea, avviando in seguito al voto i negoziati per il divorzio, divenuto ufficiale il 31 gennaio 2020.

Nel corso dell’attuale emergenza, l’Ue ha dimostrato chiare lacune nell’attuazione di un piano unitario di sostegni economici. Ha alternato gaffe, come quella della presidente della Bce Christine Lagarde sulla gestione dello spread, costata all’Italia un sonoro -17% a Piazza Affari il giorno seguente, o false promesse e vane rassicurazioni che tutt’oggi non hanno portato a vere iniziative nei confronti dei popoli distrutti dalla pandemia e dalla crisi economica che si prospetta.

Non possiamo che guardare con un pizzico invidia le nazioni sovrane che hanno potuto contrastare l’emergenza con la libertà di gestire la moneta propria, come Giappone, Gran Bretagna e Stati Uniti, augurandoci che l’Italia possa tornare a competere autonomamente con gli altri stati, senza dover attendere il (sempre condizionato) “via libera” da Bruxelles per mettere in campo le dovute misure di sostegno. Essendo consapevoli che questo sarà possibile solo ritornando alla nostra sovranità monetaria e politica.

Tommaso Alessandro De Filippo

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