L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 7 giugno 2020

Gli Stati Uniti vogliono continuare a mantenere il mondo unipolare mentre Russia e Cina hanno bisogno di un mondo multipolare. E dislocano i loro soldati in Polonia sempre più vicino ai confini russi. Stanno da settanta anni in Europa non per proteggerla ma per tenerla sottomessa con l'occupazione militare dislocata ovunque

GLI USA SI RITIRERANNO DALL’EUROPA?


(di Tiziano Ciocchetti)
06/06/20 

Negli ultimi settant’anni, gli Sati Uniti hanno contribuito in modo significativo nel garantire la Difesa del Vecchio Continente. Ovviamente la nostra sicurezza non è stata a costo zero, Washington esercita una egemonia che ormai è arrivata ai confini con la Federazione Russa.

Con la caduta del Muro siamo entrati in un mondo unipolare, dove gli USA rappresentano l’unica Superpotenza a livello globale, caso unico nella Storia dell’umanità (la globalizzazione esiste perché gli USA mantengono aperti gli stretti). La Cina, pur avendo fatto importanti passi avanti dal punto di vista militare nell’ultimo ventennio, è ancora lontana dal colmare il divario con l’apparato militare statunitense.

Se non ché gli USA stanno vivendo un momento di “stanchezza”.

Questo non vuol dire che nei prossimi anni abdicheranno dal loro ruolo egemone, significa che hanno intenzione di dosare le risorse (che non sono infinite) per meglio impiegarle in determinati scenari.

Proprio in merito ad un riposizionamento delle truppe, le Forze Armate americane ridurranno la propria presenza in Germania, di quasi un terzo, secondo quanto riferito oggi dal Wall Street Journal.

Il giornale ha citato funzionari della Casa Bianca che hanno dichiarato che la mossa è stata delineata in un memorandum firmato il consigliere per la Sicurezza Nazionale della Casa Bianca Robert O'Brien nei giorni scorsi che non è stato ancora reso pubblico.

In base alle disposizioni emanate dall’Amministrazione Trump, la presenza di truppe statunitensi in Germania diminuirà di 9.500 unità, da 34.500 di oggi a circa 25.000.

Il Wall Street Journal ha riferito che l'amministrazione limiterà il numero di truppe totali in Germania a 25.000, creando un potenziale problema logistico per i militari. La Germania (che è come entità statuale, dal dopoguerra, una creazione americana) rappresenta una fondamentale base logistica per le operazioni statunitensi nel mondo.

Il presidente Trump per anni ha lamentato il costo per lo stanziamento delle truppe statunitensi nelle basi d'oltremare, anche se i capi del Pentagono hanno sottolineato il valore strategico di tali accordi e i costi sostenuti dagli alleati statunitensi.

Foto: U.S. Air National Guard

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