L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 30 giugno 2020

La seconda ondata di pandemia è stata "decisa" politicamente e pubblicizzata dall'OMS fin dai primi di marzo

Il più grande errore nella storia politica degli ultimi 500 anni

Un errore che non dovrà ripetersi mai più

di Riccardo Paccosi
27 giugno 2020

La prima ipotesi riguardo a quello che sta accadendo, la si potrebbe riassumere nel seguente modo: c'è un vaccino da vendere, ci sono in gioco centinaia di miliardi, ma persistono problemi sia politici che di elevata diffidenza presso l'opinione pubblica.

Dunque, per sbloccare questo stallo politico, l'OMS decide di scatenare il panico, d'innescare una spirale di paura nei confronti di un'eventuale seconda ondata e, così, di andare contro il parere espresso solo due settimane prima da diversi virologi nazionali (Accademia dei Lincei, San Raffaele di Milano).

Su questo, l'OMS può avvalersi del supporto incondizionato dei media mainstream: questi ultimi, infatti, fin dall'inizio dell'emergenza si sono massimamente impegnati per alimentare tensione, paura e, soprattutto, clima di caccia all'untore.

Se quest'ipotesi fosse vera, però, quello che sta accadendo sarebbe nulla più che uno starnazzare di oche al quale non è detto debba seguire qualcosa di rilevante sul piano concreto.

Purtroppo, non pochi segnali mi pare confutino tale possibilità.

La seconda ipotesi, infatti, consta di far patire alla popolazione il trauma di un secondo lockdown e questo proprio nel momento in cui tutto sembrava volgere a un ritorno alla normalità.

Questo trauma verrebbe accompagnato dal rendere capro espiatorio il comportamento "imprudente" della popolazione in queste settimane, dall'alimentare l'odio sociale e perseguendo l'obiettivo di fiaccare e quindi debellare le resistenze dell'opinione pubblica nei confronti della vaccinazione.

Questo scenario è, al contrario del primo, altamente probabile: primo perché la seconda ondata di pandemia è stata "decisa" politicamente e pubblicizzata dall'OMS fin dai primi di marzo; secondo, perché si sono nel frattempo moltiplicate le prese di posizione politica a favore del sistema-quarantena (vedi per esempio il documento "No al ritorno alla normalità" firmato da star dello spettacolo come Robert De Niro e Madonna), che attribuiscono a suddetto sistema la possibilità di inverare l'agenda ecologista-liberale del movimento Fridays for Future.

Dunque, quello che si prospetta è un secondo lockdown, magari più breve del primo, ma sicuramente più tramautico e maggiormente intriso di isteria e fanatismo per ciò che riguarda le sfere della comunicazione e dell'immaginario.

L'incomunicabilità fra chi potrà conservare il lavoro e chi lo perderà (magari per la seconda volta, come nel mio caso) risulterà ancora più acuta: benestanti e persone godenti di continuità di reddito che hanno paura di morire, infatti, non possono trovare alcun piano di dialogo con disoccupati e cassintegrati che, in virtù di tale loro condizione, esprimono invece paura di vivere.

Perché la catastrofe all'orizzonte non risulti esiziale e definitiva, affinché l'intera sfera sociale non venga travolta dalla violenza e dalla disgregazione generate dalle conseguenze economiche della quarantena, occorre prendere coscienza del fatto che gli esseri umani, in questi quattro mesi, hanno commesso quello che è forse il più grave errore politico da diversi secoli a questa parte: ovvero il credere che l'emergenza avesse completamente cancellato, all'interno degli apparati di stato nazionali e sovranazionali, le strategie di dominio e gli interessi economici.

La delirante superstizione secondo cui tutto quello che i governi facevano corrispondesse esclusivamente a mere necessità tecnico-sanitarie, si è diffusa non solo presso l'opinione pubblica ma anche presso intellettuali ed esponenti della teoria critica dei sistemi capitalisti.

La percezione dello Stato, della politica e dell'economia globalizzata come regno della pura e neutra Necessità - nel quale non agirebbe alcuna Volontà - è il più grande errore politico concepibile: è qualcosa che ha ucciso il concetto di politica così come esso era venuto a strutturarsi da Machiavelli in poi per tutta l'era moderna, ovvero disciplina in grado d'intervenire sulla realtà storica e modificarla; è qualcosa che ha reso possibile che la già elevata acquiescenza e passività delle masse si traducesse in azzeramento di ogni autonomia e volontà popolari.

Per tutte queste ragioni, a prescindere da quali sviluppi prenderanno gli eventi, la priorità è oggi denunciare la gravità dell'errore commesso ed enunciare che esso non dovrà ripetersi mai più.


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