L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 7 giugno 2020

Siamo culturalmente limitati, aggrapparsi alla politica monetaria della Bce e non vedere che l'Italia ha in se le forze e capacità necessarie per uscire fuori dal pantano al di là di tutte le varietà di euroimbecilli che si presentano di volta in volta. C'è il Piano di Salvataggio Nazionale del 30 marzo 2020 di cui volontariamente non se ne parla in quanto non si prefigura dalla parte dei potentati italiani e stranieri che vogliono continuare ad avere e mantenere privilegi e prebende

BCE alza il tiro: siamo onesti, ora sta a noi

Scritto il 5 giugno 2020 alle 08:54 da Danilo DT


La notizia che Christine Lagarde ieri ha dato ai mercati era per certi versi attesa. Quasi poteva diventare un problema se NON veniva annunciata. Ma la BCE non ha deluso le attese, confermando il “mood” (PEPP) di massimo sostegno al mercato. Un comportamento che, come scritto qui, è diventato spudorato ma che ormai ci accompagna e ci accompagnerà per lungo tempo. Lasciamo da parte quelli che sono i cosiddetti “effetti collaterali” e concentriamoci sull’immediato visto che l’obiettivo delle banche centrali è proprio quello ci impattare in modo violento e massivo sulla crisi Covid-19.

The European Central Bank expands its bond-buying program https://t.co/sbyj6aPpsL pic.twitter.com/pjRzql968I

— Reuters (@Reuters) June 5, 2020

(…) Un quantitative easing ancora più intenso per sostenere la ripresa. La Banca centrale europea ha aumentato di 600 miliardi il suo Pepp, il piano pandemico di acquisto di titoli, portandolo a 1.350 miliardi. Durerà inoltre almeno fino a giugno 2021, e non più fino a dicembre 2020. Sono invece rimasti invariati – malgrado le attese di alcuni analisti e investitori – i tassi di interesse: a quota zero il tasso di riferimento, e al -0,50% il tasso sui depositi presso la Bce. (…) [Source]

Garantita la flessibilità del Pepp per rendere il più possibile fluida la gestione della politica monetaria, controllando quindi spread ed eventuali inefficienze di mercato. Un inizio di controllo della curva dei tassi? E’ un’ipotesi per il futuro, già la FED secondo me ci sta pensando, ma non escludiamo nulla e non confermiamo nulla. E’ un discorso futuribile, l’ennesima tappa a cui potremmo giungere in futuro. Intanto però la BCE sfida quella che in gergo viene chiamata “la trappola della liquidità” .

Indirettamente si vuole agire anche sui mercati finanziari, questo è ovvio, dando delle garanzie di sostegno che si ripercuotano anche sulle borse. Infatti è chiaro che Wall Street ha reagito alla FED in un modo mentre l’Europa è stata molto meno reattiva, anche perché l’atteggiamento ultra espansivo deve fare arrivare a tutti un messaggio chiarissimo. La crisi Covid-19 ha aumentato il rischio default degli emittenti ma comprimendo i tassi verso il basso e con acquisti più o meno programmati, le società potranno rifinanziarsi a condizioni molto convenienti: insomma, una forzatura bella e buona, ma assolutamente voluta per rendere sostenibile la baracca. E poi l’impatto su occupazione, consumi, sentiment, cose dette e ridette che ovviamente vengono confermati coi punti esclamativi dalle intenzioni BCE.

Un ulteriore tassello per la ripartenza

Quanto deciso ieri dalla BCE dobbiamo vederlo come una grande forzatura, questo è chiaro, come una manovra mai vista o programmata in passato e quindi, lo ribadisco, stiamo vedendo cose mai analizzate in passato e diventa molto complicato fare delle analisi considerando un pregresso storico, perché il pregresso, di per sé, a queste condizioni, non esiste. Intanto tutto questo DEVE e ripeto DEVE rappresentare per l’Italia un’occasione irripetibile. Siamo in difficoltà, e la BCE ci sta mettendo a disposizione una serie di strumenti nella cassetta degli attrezzi che dobbiamo sfrutttare al meglio. Infatti non c’è solo la BCE, ma anche il Recovery Fund, il SURE, il MES che a conti fatti ci sosterà NULLA anzi, di meno…

(…) A conti fatti, il prestito del Mes per l’emergenza pandemica potrebbe avere un tasso negativo fino alla scadenza dei sette anni. A fare i conti, per stimare la convenienza della nuova linea di credito per la pandemia per i Paesi più indebitati e con elevati spread sul mercato, è il direttore finanziario del Mes Chief Financial Officer Kalin Anev Janse. (…) le condizioni del Pandemic Crisis Support scendono a quota -0,07% sulla durata settennale (…) [Source


I vincoli relativi ormai sono noti e quindi basta scuse, le risorse ci sono. E sono arrivate in tempi che mai mi sarei immaginato (grazie alla consapevolezza del sistema sulla straordinarietà del momento).

Ora però c’è un GRANDE PROBLEMA. La gestione di questa opportunità. E gestirla, credetemi, sarà in impresa estremamente complessa soprattutto (e qui mi tocca farlo) guardando il pregresso, inteso come i vari ricorsi storici a cui possiamo riferirci. Abbiamo gli strumenti per ricostruire il ponte verso la ripartenza, il problema adesso è gestire i lavori ed il terreno estremamente irregolare sui cui poggerà questo progetto cercando in tutti i modi di evitare il crollo del ponte (che significherebbe in buona sostanza una crisi del debito, perché ci ritroveremo iperindebitati senza un PIL in ripartenza che vada a compensare, magari con un aiutino dell’inflazione, il rapporto debito/PIL). Quello che mi preoccupa è che in passato queste occasioni sono state tremendamente sprecate dall’amministrazione e dalla politica. Per esempio (apro una parentesi e la chiudo subito per evitare di finire in un ginepraio) pensate all’ingresso nell’Euro e come abbiamo gestito quell’occasione. Oppure ragioniamo un attimo come il deficit di tanti anni (e di questo i paesi nordici sono pienamente consapevoli) sia finito non in riforme strutturali e quindi in infrastrutture che andassero a costruire un nuovo scheletro economico, ma in finanza incrementando invece il risparmio degli italiani (chiusa la parentesi).

Questa è l’ultima occasione. E poi si scatenerà un problema di fronte al quale non potremo più nasconderci e senza dubbio dovremo pagare pegno.
E’ giunto il momento di cambiare marcia. Ma ho veramente paura che non si sia la mentalità imprenditoriale giusta per dare il corretto imprinting al progetto: il rischio è che il ponte in costruzione faccia la fine del ponte di Genova.

PS: la foto in apertura ritrae un orgoglio italiano, le Frecce Tricolori, in volo a La Rocca di Monselice, Veneto. Speriamo quindi di non essere come la scia di questi fantastici aerei. Spettacolo scenico favoloso che poi, dopo poco, scompare.

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STAY TUNED!


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