L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 8 giugno 2020

Sovraproduzione mette in crisi i profitti. I capitali si riversano sulla finanza per un breve respiro, sul medio lungo periodo girano a vuoto, i profitti da fare si riducono con matematica precisione. Intervengono le banche centrali per rendere liquidi asset finanziari spazzatura, per sostenere aziende zombi, comunque Ertz fa il botto.

√ Ecco quale è il nuovo modello di crescita economica

Scritto il 8 giugno 2020 alle 07:53 da Danilo DT


Non sottovalutate la straordinarietà del momento. Una straordinarietà che ha fatto saltare le regole del banco perchè è proprio il banco che ha cambiato le regole trasformandole in SUE regole e quindi “truccando” il tavolo da gioco. Ma noi che possiamo fare? Solo due cose:

a) accettiamo le nuove regole nostro malgrado, anche se queste regole sembrano assurde,

b) oppure mestamente decidiamo di abbandonare il banco e lasciamo che il tempo faccia il suo corso.

Per molti risparmiatori tutto questo movimento crea tanta confusione e tanti interrogativi.
Me ne rendo conto perfettamente (anche da alcuni commenti letti nelle ultime settimane) e proprio nel weekend ho ricevuto un’email dall’amico lettore Mirko che, come tanti, si trova in difficoltà nel leggere correttamente il contesto storico.
Eccovi l’email.

Gent.mo Danilo,

Seguo da qualche tempo con grande interesse le pubblicazioni del Suo blog ma, non essendo minimamente esperto della materia, avrei bisogno di qualche chiarimento.
Il fatto è che, dal mio punto di vista di dilettante, quello che sta succedendo sui mercati finanziari, con particolare riferimento ai listini azionari, abbia dell’incredibile.
Con la chiusura delle contrattazioni di ieri sera, i valori dei principali listini occidentali – ho preso come riferimento Dax 30 e S&P 500 – sono sotto di un misero 6,5% rispetto ai massimi di sempre segnati a metà febbraio, quando Sars CoV 2 non era ancora stato rilevato nei primi pazienti italiani di Codogno e Vò Euganeo.

Ho letto, nelle ultime settimane, svariate analisi sul fatto che i listini stiano anticipando la ripresa economica che la combinazione di generosi stimoli fiscali e monetari dovrebbe produrre. Quello che non mi torna è che, malgrado questi stimoli, le banche centrali, il FMI e numerosi altri istituti di ricerca, continuano a ribadire che l’economia di USA e UE si contrarrà in una dinamica senza precedenti, con cadute del PIL vicine al 10%. Nouriel Roubini, il celebre economista, si è “esposto”, con alcune pubblicazioni apparse tra marzo e aprile su project-syndicate.org, affermando che qualsiasi aspettativa di una ripresa economica a “V” sia del tutto velleitaria, diversamente da quanto “anticipato” dalle principali borse valori.

Le notizie che mi giungono dal territorio – Le scrivo dalla provincia di Treviso – sembrano confermare questa lettura: numerose aziende, coinvolte nella catena di fornitura dell’industria automobilistica tedesca (componenti ma anche macchinari quali stampi e camere calde), continuano a ricorrere abbondantemente alla cassa integrazione per mancanza di ordinativi. Le mie sensazioni trovano inoltre conferma in quanto un mio caro amico residente in Germania, impiegato presso il colosso Bosch, mi racconta: le grandi aziende automobilistiche non hanno ripreso a produrre a pieno ritmo, a causa dell’incapacità delle stesse di “smaltire” quanto già uscito dalle catene di montaggio nei mesi precedenti al lockdown.
Nella sede di Bosch dove lui, insieme ad altri 5000 dipendenti, lavora, la settimana lavorativa è stata ridotta a tre giorni.
Inoltre già negli ultimi mesi del 2019 la situazione appariva in via di peggioramento, con report interni che ipotizzavano una stagnazione del mercato auto fino al 2026.
Lo stesso piano di stimolo da 130 miliardi di euro appena varato dal Bundestag, prevedendo incentivi all’acquisto solo di auto elettriche ed ibride, non sembra destinato a produrre significativi shock positivi al settore auto tedesco, rimasto indietro rispetto ad alcuni concorrenti. Cosa c’è da festeggiare in borsa per Volkswagen?

Negli anni passati ho spesso sentito dire che l’allentamento monetario promosso dalle banche centrali non poteva non sostenere i corsi azionari ma, se guardiamo ai numeri, noto anche che i prezzi delle azioni crescevano in modo più o meno coerente con fatturati e utili aziendali. Oggi ci troviamo di fronte ad un’inevitabile contrazione di entrambi; perchè Dax e S&P sono così “desiderati” dagli investitori?

In un post del 1 giugno, Lei scriveva che questo “rimbalzo” continuava ad essere sostenuto da volumi ridotti al lumicino. Le chiedo: sulla base della Sua esperienza, è davvero un elemento così significativo? I volumi degli scambi su Dax e S&p500, malgrado nettamente inferiori a quelli osservati nei giorni di panic selling a febbraio, restano comunque superiori a quelli registrati negli ultimi 6 mesi del 2019 (sempre che i dati di cui dispongo siano corretti).

Un’ ultima cosa: è davvero il denaro movimentato dai grossi fondi di investimento a meritare l’appellativo di “smart money”? Non sono piuttosto gli hedge fund e i dipartimenti dedicati al trading nelle grandi banche d’affari ad aver dimostrato, nel tempo, di saper “leggere” meglio degli altri le dinamiche dei mercati?

Nella speranza che Lei possa e voglia aiutarmi a mettere un po’ di ordine nella gran confusione che ho in testa, La saluto cordialmente e La ringrazio per il suo quotidiano lavoro di divulgazione.

Mirko

In questa email è sintetizzato tutto il momento attuale. E credo sia assolutamente superfluo tornare a parlare dei soliti argomenti e quindi linko alcuni post cardine cosi evito ripetizioni.
La “bomba atomica della liquidità” è stata spiegata in questo post, il contesto macroeconomico quanto mai complesso con ripercussioni su tutto il tessuto economico, compreso quello bancario. Proprio settimana scorsa la Bce ha varato ulteriori 600 miliardi, per un totale di 1.350, per il programma di acquisti di titoli di Stato e lo ha prorogato fino a giugno 2021.
Gli articoli di cui parla il lettore, scritti da Roubini, sono secondo me in linea con la logica che sto cercando di seguire da diversi mesi.
Riprendete per esempio questo post di Nouriel Roubini:

Si parla innanzitutto di una cosa molto importante che spesso viene dimenticata. Già prima di Covid-19 il sistema era in fase di rallentamento, quindi anche senza la crisi Coronavirus ci sarebbe stato molto probabilmente un momento di rallentamento e recessione. Ma poi è arrivato Covid-19. Quindi, i problemi NON sono arrivati con la pandemia, i problemi iniziavano già ad esserci prima. E il Covid-19 ha avuto “vita facile” per mandare in tilt il sistema. Roubini parla di 10 buoni motivi per avere paura “ante” Covid-19.

(…)These ten risks, already looming large before COVID-19 struck, now threaten to fuel a perfect storm that sweeps the entire global economy into a decade of despair. By the 2030s, technology and more competent political leadership may be able to reduce, resolve, or minimize many of these problems, giving rise to a more inclusive, cooperative, and stable international order. But any happy ending assumes that we find a way to survive the coming Greater Depression. (…) [Source

Non c’è che dire, Roubini “la tocca piano”. Ma i mercati hanno tutt’altro parere. E quindi?

1) Il mercato non considera lo stato di logoramento economico e di fine ciclo già presente ante Covid-19

2) Il mercato non considera cosa ha comportato Covid-19 come ulteriore logoramento del tessuto economico. Sarebbe folle non pensare che la ripartenza avvenga senza aver lasciato degli strascichi. E di questo ce ne parla proprio l’amico lettore: quante Bosch ci sono nel mondo? Pensateci un attimo. Oppure guardate anche i dati USA sul mondo del lavoro. Gli ultimi dati ci riportano una disoccupazione che è scesa dal 14,7% di aprile al 13,3% di maggio, con la creazione di oltre 2,5 milioni di posti di lavoro ma con un aumento impressionante degli inattivi e tra gli afroamericani il tasso di disoccupazione resta in crescita e ai massimi negli ultimi 10 anni. Possiamo definirla un’economia virtuosa?

3) Il mercato non considera gli effetti che questa spavalderia fiscale e monetaria potrebbero avere nel lungo termine. Tale spavalderia ha un nome: debito. E non solo debito!

4) Il mercato oggi è alimentato dalla liquidità e le borse volano anche per scarsità di alternative. Ricerca di rendimenti e di guadagni. Una bolla da asset che curiosamente vede più protagonista l’equity anzichè l’obbligazionario a spread. Forse perché si teme il rischio sorpresa di qualche repentino default?


5) Il mercato accetta multipli esosi e quindi significa che virtualmente scommette sulla ripresa NON a V ma addirittura a √ perché per assurdo, quasi si sconta che Covid-19 abbia fatto bene al mercato perché con l’occasione ha ricevuto più droga monetaria.


6) Il mercato però deve giustificare nel medio termine questi multipli. Se infatti non saranno confermati dai fatti, potremmo assistere a borse che continueranno a salire? Quindi è chiaro che io sono abbastanza vicino alla linea di Roubini, magari non così catastrofistico, ma pur sempre negativo. Sperando che il sistema regga. Perché immaginatevi cosa potrebbe significare una situazione dove il sistema NON crede più nella liquidità e perde a fiducia? Sarebbe il collasso, quello previsto da Roubini. Ma siamo onesti, secondo voi a chi farebbe comodo il “collasso del sistema”. MA proprio a nessuno.

7) Quindi il mio punto di vista è indirizzato ad un sistema che continuerà a dominare nel mare di liquidità, in un contesto complesso e molto più volatile di quanto sia ora, con una ulteriore divisione tra chi è forte (Cina e USA in primis) contro chi invece è debole (ovvio, qui ci mettiamo l’Italia). I deboli faticheranno tantissimo, i forti molto meno e col tempo addirittura saranno ancora più potenti.

Ma se pensate che i mercati possano salire per sempre, beh, vi sbagliate. Forse è meglio capire il contesto storico, economico e finanziario in cui siamo finiti. Hanno riscritto le regole del gioco. Se non le accettate, basta abbandonare il tavolo da gioco e stare a guardare per un po’ quello che succede.


PS: manca la risposta sullo “smart money“. Dice bene l’amico lettore, potrebbe non essere così determinante e nulla esclude che sia proprio lo smart money a dover “rincorrere” il mercato. E’ statistica che però supporta la mia tesi che non vale per il breve (in chiave tattica, lo ripeto, cavalcare il trend!) ma mira sopratutto in chiave strategica al medio termine. Lo Smart Money potrebbe sbagliarsi? Assolutamente si! Voglio però attaccarmi ad una base statistica del passato. Infatti, se ci guardiamo indietro, notiamo che lo Smart Money Index ha fatto in passato il suo lavoro in maniera eccellente, preannunciando con esattezza tutte le recessioni del 2007-2008 (mutui subprime) ma anche quello della bolla speculativa Dot Com. Chissà se anche stavolta ci ha preso…

STAY TUNED!

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