L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 18 luglio 2020

18 luglio 2020 - SCINTILLE AL CONSIGLIO EUROPEO: L'UE MOSTRA DI NUOVO IL SUO VERO VOLTO D...



Al Consiglio Europeo si gioca una partita che non è semplicemente retorico definire decisiva.
Da quel che sappiamo si sono registrate vere e proprie scintille in Consiglio, giacché la strada è stata letteralmente in salita per l’Italia, soprattutto in ragione del fatto che l’Olanda e quelli che vengono definiti con formula edulcorante “paesi frugali”, hanno chiesto all’Italia di seguire la via delle riforme “lungimiranti”.

Non sappiamo come finirà, ma molti indizi ci inducono a formulare una previsione coerente con le analisi che andiamo svolgendo.
l’Unione Europea, che doveva essere la nostra principale alleata, si è comportata come il peggiore dei nemici. Lo ha fatto ostacolando in ogni modo l’Italia, prendendone le distanze e addirittura, con il famoso discorso della Lagarde, mettendo in ginocchio la già difficile situazione del nostro Paese.

Mentre stava affogando l’Italia ha teso la mano all’Europa per chiedere aiuto. Questa, di tutta risposta, anziché tendere a propria volta la sua mano, ha lanciato un’incudine verso l’Italia in difficoltà.

Questa strategia propria di un nemico, ha continuato a svolgersi anche nei mesi seguenti, e sembra ora volgere al proprio momento culminante.
Si rischia davvero che per l’Italia sia la fine e che l’UE approfitti ancora una volta del Covid per piegare il nostro Paese, magari anche costringendolo ad utilizzare il famigerato Meccanismo Europeo di Stabilità che taluni – anche italiani – stoltamente caldeggiano.

Questi ultimi non precisano però che l’Unione Europea ha costretto l’Italia a tagliare la spesa pubblica (si veda la famosa lettera della BCE del 2011), e ora ci offre miliardi da prendere in prestito per la sanità: gli stessi che ci hanno imposto le riforme privatrizzatrici e che l’hanno messa in ginocchio.
Si tratta in sintesi di un prestito usuraio.

L’Unione Europea non è che la prosecuzione del conflitto tra interessi nazionali, nascosto sotto il sembiante di un’integrazione che è solamente nominale.

RadioAttività, lampi del pensiero quotidiano – Con Diego Fusaro

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