L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 30 luglio 2020

covid-19 e la sua sopravvalutazione

Sars-CoV-2: come è nato e da quanti anni è fra noi. Report

29 luglio 2020


L’analisi di Luca Longo su Sars-CoV-2 pubblicata su MIT Technology Review

Il famigerato virus Sars-CoV-2 che sta terrorizzando il pianeta intero diffondendo l’infezione Covid-19, spesso letale, potrebbe essere tra gli esseri umani già da anni. È questa la conclusione a cui è giunta una squadra multidisciplinare di virologi, epidemiologi e altri scienziati di prestigiose istituzioni di Stati Uniti, Regno Unito e Australia, coordinati dallo Scripps Research Institute in California.

Nello studio “The proximal origin of SARS-CoV-2”, recentemente pubblicato sulla nota rivista scientifica Nature, Kristian G. Andersen, Andrew Rambaut, W. Ian Lipkin, Edward C. Holmes e Robert F. Garry hanno dimostrato che questo virus “non può essere il prodotto di una manipolazione intenzionale”. Infatti, la sequenza genomica virale in cui sono conservate le istruzioni necessarie a produrre le caratteristiche proteine spike capaci di legare con i recettori sulla superficie delle cellule umane e consentire, quindi, al virus di iniettare nelle cellule il proprio Rna, è notevolmente diversa dalle sequenze genomiche corrispondenti presenti in ogni coronavirus simil- Sars-CoV già noto.

Esclusa a questo punto la presunta origine artificiale — e la conseguente possibilità di un rilascio potenzialmente accidentale o criminale nella popolazione umana — rimangono solo due possibili scenari per spiegare la comparsa del Sars-CoV2 tra gli esseri umani.

Il primo scenario plausibile presuppone un’evoluzione del virus tra gli animali — possibilmente in seguito ad una ricombinazione di coronavirus diversi rinvenibili in pipistrelli, pangolini o altre specie – ed un successivo trasferimento zoonotico: il salto finale verso l’uomo. Questa ipotesi potrebbe essere dedotta non solo dal confronto delle sequenze di Rna, ma anche dalla possibile connessione tra i primi casi segnalati e il mercato alimentare di Wuhan. Gli autori dimostrano che i pangolini malesi — importati illegalmente nella provincia del Guangdong – contengono coronavirus simili a quello attualmente in circolazione. Tuttavia, la teoria del trasferimento zoonotico non è stata ancora comprovata dagli studi condotti su animali. In effetti, nessun coronavirus che colpisce altre specie può essere considerato sufficientemente simile al Sars-CoV2 da permettere di ipotizzare una sorta di ipotesi di origine.

Il secondo scenario presuppone che il virus abbia realizzato il salto di specie verso l’uomo molto tempo fa, seppure in una versione decisamente meno contagiosa e letale che avrebbe così avuto l’opportunità di diffondersi inosservata tra noi, forse per anni interi. Questa diffusione invisibile avrebbe permesso al virus di acquisire progressivamente nuove caratteristiche genomiche, di adattarsi maggiormente ai suoi neo-acquisiti ospiti umani e di differenziarsi in una serie di varietà leggermente diverse.

Una simile diffusione segreta e successivi adattamenti avrebbero permesso al virus di conseguire quell’ultima mutazione decisiva necessaria a far decollare bruscamente tra noi la pandemia da Covid-19, provocando la crescita esponenziale nel numero di casi — spiegano gli scienziati.

In piena diffusione del Covid-19 — concludono gli autori — scoprire le origini della pandemia e “capire come un virus animale sia riuscito a superare i confini tra le specie per arrivare ad infettare gli esseri umani in modo tanto efficace” sarà uno strumento molto utile per ottenere le informazioni necessarie a prevenire il ripetersi di simili eventi drammatici nel futuro.

Inoltre, la raccolta e l’analisi di ulteriori prove scientifiche potrebbe consentire agli epidemiologi di confermare una delle due ipotesi sulle origini del virus per consentire loro di combattere la pandemia in maniera più efficace. Una migliore comprensione dei meccanismi di diffusione e trasmissibilità del virus potrebbe consentire a scienziati e governi di mitigare — e alla fine mettere sotto controllo — il corso della peggior pandemia del secolo.

(Traduzione dall’inglese di Lisa Ovi)


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