L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 31 luglio 2020

E' crisi di sovrapproduzione e non è una questione di covid-19, è un problema strutturale

Covid manda in panne Volkswagen, Renault e non solo

30 luglio 2020


Che cosa succede ai conti di Volkswagen (e non solo)

Quel che non ha fatto lo scandalo ‘dieselgate’ (la cui branca italiana è tutt’ora in evoluzione, se si considera che nemmeno una settimana fa la Procura di Torino ha compiuto perquisizioni in FCA) rischia di farlo il Coronavirus. Com’era prevedibile, infatti, anche Volkswagen paga un conto salatissimo allo stop forzato imposto dalla quarantena globale, registrando una perdita lorda di 1,4 miliardi di euro nel primo semestre e risentendo di una flessione del fatturato del 23% a 96,1 miliardi, a causa della pandemia di Sars-Cov-2.

VOLKSWAGEN FERMA PER COVID

Le consegne per Volkswagen sono diminuite del 27,4% su base annua a 3,9 milioni di veicoli. Di conseguenza, l’assemblea annuale degli azionisti fissata per il 30 settembre prevede già una “proposta di dividendo” che “è stata modificata”, riducendo la cedola a titolo dell’esercizio 2019 a 4,8 euro per le azioni ordinarie e 4,86 euro per le privilegiate dai precedenti 6,50 euro e 6,56 euro. Il Gruppo tedesco si dice invece fiducioso circa l’obiettivo di un risultato operativo positivo per il 2020.

IN SOFFERENZA L’INTERO SETTORE, NISSAN CHIUDE A BARCELLONA

Ma Volkswagen non è la sola a versare in condizioni molto serie (leggi anche: Come i conti di Daimler si stanno cappottando). Tra i Gruppi in maggior difficoltà e in pieno riassetto c’è sicuramente Nissan, che ha così deciso di sacrificare i propri stabilimenti iberici, chiudendo la produzione di Barcellona. Nel primo trimestre dell’anno fiscale 2020-21, Nissan ha registrato ricavi netti consolidati pari a 1,1742 trilioni di yen (-50,5%). La perdita operativa, da aprile a giugno scorso, è stata di 153,9 miliardi di yen. La perdita netta è pari a 285,6 miliardi di yen (rispetto ai 6,4 miliardi di profitti dello stesso periodo dell’anno precedente). Su base pro forma, la perdita operativa è pari a 136 miliardi di yen, la perdita netta ammonta a 285,6 miliardi di yen. La quota di mercato globale della compagnia è scesa di 0,3 punti percentuali rispetto all’anno precedente al 5,2 per cento. Nell’intero 2020, considerato il mercato globale e gli effetti del coronavirus, Nissan si aspetta un volume di business in calo. In particolare per l’intero anno si aspetta ricavi pari a 7,8 trilioni di yen e una perdita netta pari a 670 miliardi di yen.

IN BILICO RENAULT, ASPETTANDO MACRON

Parallelamente, se soffre Nissan soffre anche Renault, il cui sposalizio era in crisi già prima del Covid. Colpita al cuore la Casa nipponica, la francese, che finora era stata sorretta proprio dai giapponesi, deve fare da sola. E sarà con ogni probabilità il governo di Emmanuel Macron a metterci una pezza, aumentando la propria presenza nel capitale. Il risultato netto, per il venir meno del contributo di Nissan e l’impatto dell’emergenza Covid-19, è quindi passato da un utile di 970 milioni a una perdita di 7,292 miliardi. Le vendite sono crollate del 34,9% a circa 1,26 milioni di unità, mentre i ricavi hanno subito una flessione del 34,3% fermandosi a 18,4 miliardi. Il margine operativo lordo è in negativo per 1,2 miliardi (era in positivo per 1,65 miliardi nel primo semestre del 2019) e il risultato operativo in perdita per due miliardi (quando soltanto un anno fa riportava utili per 1,5 miliardi).

SOFFRE PURE PSA

Mentre l’Ue chiede a FCA e PSA altri documenti prima di benedirne il matrimonio, il Gruppo automobilistico francese chiude il primo semestre del 2020 con un utile di 595 milioni di euro, in calo del 67,5% rispetto allo stesso periodo di un anno fa, quando era stato di 1,237 miliardi di euro. I ricavi sono scesi del 34,5% a 25,12 miliardi di euro. I ricavi della divisione automotive sono scesi del 35,5% a 19,595 miliardi di euro, soprattutto a causa dell’impatto negativo dei volumi e dell’andamento dei diversi Paesi (-40,5%), il calo delle vendite a partner (-0,5%) e per un effetto cambi negativo (-0,6%). L’utile operativo adjusted del gruppo nel primo semestre 2020 è pari a 517 milioni, in calo dell’84,5% rispetto allo stesso periodo del 2019, per la divisione automotive l’utile operativo adjusted è sceso del 72,5% a 731 milioni di euro. Questo è pari a un margine del 3,7%. Per l’intero 2020, il gruppo stima un margine dell’utile operativo adjusted per la divisione automotive del 4,5%, in media con le stime 2019-2021.

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